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Cronaca

Monte Megano, il nuovo paradiso della marijuana

È su questo rilievo alla periferia di Napoli che la Camorra ha deciso di piantare migliaia e migliaia di piante di cannabis. Ma per proteggere il business stanno trucidando gli animali

Monte Megano: è il paradiso della marijuana (della Camorra)

– Credits: Monte Megano a Gragnano(FraBorrelli)

Da Monte Megano a monte Marijuana. Quella coltivata dalla Camorra. Nessuno interviene, nessuno denuncia ma la malavita si è appropriata di un intero rilievo montuoso alla periferia di Napoli, a Gragnano, trasformandolo in un’immensa distesa di cannabis.

La criminalità organizzata, cercando di contrastare la crisi economica che sta colpendo anche il mercato della cocaina, ha deciso di investire nuovamente sull’”erba”, la marijuana. E lo ha fatto colonizzando un monte e soprattutto “sfrattando” i suoi abitanti.

Ormai da mesi, mentre la cannabis cresce rigogliosa, sul monte Megano si sta consumando silenziosamente anche una strage di capre, pecore, cinghiali, alcuni dalle specie rare, e decine e decine di cani.

La camorra per proteggere le coltivazioni di marijuana ha disseminato l’intera area con centinaia di esche avvelenante.

“Gli animali spirano tra atroci sofferenze - spiegano a Panorama.it, Tonino Scala, responsabile enti locali Sel e Carmine Attansio, esponente Verdi ecologisti – i coltivatori di cannabis utilizzano questo metodo per allontanare anche i cacciatori che durante il periodo venatorio potrebbero attraversare le loro immense distese di droga”.

Bocconcini avvelenati  confezionati con carne macinata e vetro tritato, che attirano anche i segugi addestrati per la caccia al cinghiale o ai volatili.

“Una strage di animali che le forze dell' ordine devono assolutamente fermare – continua Scala – così come devono intervenire rapidamente per sequestrare e distruggere questi ettari coltivati a droga”

Ma carabinieri e polizia conoscono la zona e la presenza massiccia di camorristi che sfruttano le aree incolte per coltivare la marijuana. Negli ultimi anni, infatti, sono stati effettuati numerosi sequestri sui Monti Lattari e sul Monte Faito.

Proprio sul Monte Faito, i coltivatori di marijuana per allontanare gli animali e soprattutto i curiosi avevano escogitato anche un altro metodo: le messe sataniche.

Dopo aver ucciso gli animali, in particolare cani, gatti o pecore, li sventravano. Poi costruivano lo scenario satanico: li disponevano a terra e tutto attorno croci di legno e lumini. Insomma, vere e proprie esecuzioni con rituali, per impaurire cacciatori e cercatori di funghi.

“L’obiettivo dei mafiosi era quello di seminare il terrore e allontanare dalla zona tutti coloro che trovandosi in mezzo ad una coltivazione di droga, potessero darne notizia alle forze dell’ordine - precisa Carmine Attanasio - i camorristi realizzavano scenari raccapriccianti, spaventosi per i quali venivano utilizzati anche decine di animali alla volta”.  

“E’ vero, questi luoghi sono diventati di dominio della criminalità per la coltivazione della marijuana- conclude Tonino Scala – ma sono diventati anche luoghi di morte per migliaia e migliaia di animali che, come nel caso dei cinghiali selvatici, sparendo dalla zona alterano il già precario ecosistema".

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