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Cronaca

Mense separate, perché devono pagare i bambini?

L'ultimo caso, a Cavenago Brianza. Ma sono sempre di più i comuni che prendono decisioni drastiche contro le famiglie che non pagano la retta. Parla Susanna Mantovani, psicologa dell’età evolutiva e professoressa di pedagogia generale presso l’Università Bicocca di Milano

ANSA/ FRANCO SILVI / DBA

È già successo, negli ultimi anni, in alcuni istituti elementari di Como, Caserta, Cesate (M), Montecchio Maggiore, dove nove bambini furono persino messi a pane acqua. Questa volta è toccato a Cavenago, un comune di 8500 anime nella ricca Brianza amministrato da una giunta di centrosinistra. A pagare il prezzo più salato saranno loro, i figli dei genitori morosi. Non un pugno: il 20 per cento dei 600 alunni iscritti all'istituto elementare Ada Negri. 120 bambini che, per decisione del sindaco, saranno costretti, se i genitori non potranno venire a prenderli, a consumare il pasto, cucinato a casa, in una mensa separata. Alcuni l'hanno già ribattezzata il «ghetto» dei bambini poveri. Accade in Italia, nel 2012.

«Posso anche capire che i piccoli comuni possano avere seri problemi di bilancio dopo la revisione del patto di stabilità»  riconosce Susanna Mantovani, psicologa dell’età evolutiva e professoressa di pedagogia generale presso l’Università Bicocca di Milano di cui è anche pro-rettore. «Ma è un problema amministrativo che non debbono pagare i più piccoli! A proposito, metteranno ai bambini anche il  cappello d’asino e la stella gialla?» domanda con un velo d'amara ironia.

Una decisione di questo genere può avere ripercussioni negative sui bambini?
Non ci sono evidenze scientifiche, né studi. Ma, come educatrice, le dico che è una vera miseria. Perché introduce un meccanismo di esclusione sociale che va contro quella che dovrebbe essere la funzione primaria della scuola.

Il sindaco ribatte che la morosità riguarda il 20 per cento degli alunni. E non prendere decisioni potrebbe essere penalizzante anche per quelli che la retta la pagano.
Il problema di bilancio probabilmente esiste. Ma va risolto a livello amministrativo. O politico. Senza far pagare i bambini. Perché devono pagare loro?

Qual è il rischio?
È un problema  di esclusione. E, forse, ma bisognerebbe interrogare un giurista, viola il divieto costituzionale di discriminazione sulla base del censo. C'è poi un problema culturale: la mensa sciolastica in Italia, secondo le nostre ricerche, è un luogo di socializzazione e di convivialità fondamentale per la formazione dei bambini. Fa parte, come dire, della nostra cultura. È scritto persino nelle indicazioni ministeriali che i momenti di convivialità sono fondamentali nel processo formativo. Pensi all’apparecchiatura della tavola dei bambini di una materna...

Genitori e maestri potrebbero spiegare che non è una scelta punitiva.
Ma infatti. Confido nella capacità delle educatrici di minimizzare la sgradevolezza di una scelta del genere. Ma se uno degli scopi della scuola è quello di favorire la socializzazione,  sul piano psicopedagogico siamo proprio sulla cattiva strada.

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