Cronaca

Maturità 2015: Testo e traduzione della versione di Tacito

Il brano scelto per il classico è quello dedicato agli ultimi giorni di Tiberio, tratto da "Gli Annales”

Maturità 2015 Tacito

Un momento della seconda prova degli esami di maturità 2015 presso il liceo Tasso di Roma, 18 giugno 2015. ANSA/CLAUDIO PERI – Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Il brano scelto da "Gli Annales” di Tacito, nello specifico, è il paragrafo 50 del sesto libro in cui viene trattato il tema de "Gli ultimi giorni di TIberio”. Quest'anno, per la prima volta, la versione e' accompagnata da una breve introduzione che spiega il contesto: "Un famoso medico, tastando il polso dell'imperatore Tiberio, ne pronostica la fine imminente: dopo pochi giorni l'imperatore viene creduto morto. Mentre Caligola inizia a gustare le primizie del potere, improvvisamente Tiberio si riprende...". Tacito non usciva alla Maturità dal 2005.

Ecco il testo in latino:

"Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat. Mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni consedit in villa cui L. Lucullus quondam dominus. Illic eum adpropinquare supremis tali modo compertum. Erat medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem regere valetudines principis solitus, consilii tamen copiam praebere. Is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum attigit, neque fefellit: nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram premens, instaurari epulas iubet discumbitque ultra solitum, quasi honori abeuntis amici tribueret. Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni firmavit. Inde cuncta conloquiis inter praesentis, nuntiis apud legatos et exercitus festinabantur. Septimum decimum kal. Aprilis interclusa anima creditus est mortalitatem explevisse; et multo gratantum concursu ad capienda imperii primordia G. Caesar egrediebatur, cum repente adfertur redire Tiberio vocem ac visus vocarique qui recreandae defectioni cibum adferrent. Pavor hinc in omnis, et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium fingere; Caesar in silentium fixus a summa spe novissima expectabat. Macro intrepidus opprimi senem iniectu multae vestis iubet discedique ab limine. Sic Tiberius finivit octavo et septuagesimo aetatis anno”.

La traduzione in italiano:

Il fisico, ogni altra energia, ma non l’impenetrabilità, abbandonavano Tiberio: identico il rigore dell’animo; irrigidito nel parlare e nell'esperessione, mascherava a tratti con una cordialità manierata il deperimento, pur trasparente. Dopo aver cambiato località (sempre) più spesso, si stabilì da ultimo presso il promontorio di Miseno in una villa che in passato era appartenuta a Lucio Lucullo. Che lì si stesse approssimando la sua fine, lo si seppe in questo modo. C’era (lì) un medico valente, di nome Caricle, il quale senza intervenire sullo stato di salute del principe, era solito offrirgli una serie di consigli. Costui, fingendo di accomiatarsi per badare a questioni personali, presagli la mano, come per ossequio, sentì il battito delle vene. Ma non lo ingannò, perché Tiberio, forse risentito e tanto più intenzionato a nascondere l'irritazione, ordina di riprendere il banchetto e vi si trattenne più del solito, quasi intendesse onorare la partenza dell'amico. Tuttavia Caricle confermò a Macrone che lo spirito stava venendo meno e che non sarebbe sopravvissuto oltre due giorni. Da allora fu un rapido intrecciarsi di colloqui tra i presenti e un susseguirsi di messaggi ai legati e agli eserciti. Il 16 marzo, allontanatosi il respiro e si credette che avesse terminato la vita; e già Gaio Cesare, accompagnato da una folla di persone plaudenti, usciva ad assaporare la prima ebbrezza dell'Impero, quando improvvisamente, venne riferito che a Tiberio erano ritornati la voce e la vista e che chiedeva che gli portassero del cibo, per rimettersi dallo sfinimento. Il terrore, dunque, pervase tutti, e si dispersero gli altri, fingendosi ciascuno triste o sorpreso; Cesare in stupore silenzioso passò dalla più alte speranze alla rovina definitiva. Macrone, impavido, comandò di soffocare il vecchio stendendogli [lett. “con lo stendere”] sopra molte coperte e allontana tutti dall'ingresso. Così morì Tiberio nel settantottesimo anno d’età.



 
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