Anatomia di un terremoto
Cronaca

Ma è proprio vero che i terremoti non si possono prevedere?

Esistono dei limiti, ma dal 2017 i "nuovi" satelliti, grazie al lavoro di Italia e Cina, potranno anticipare un sisma con qualche ora di anticipo

Il Centro Italia si piega di nuovo al terremoto sotto la forza di scosse violente. Mercoledì 24 agosto alle 3.36 Accumuli, Amatrice e Arquata del Tronto, queste le frazioni tra Lazio e Marche più colpite dal sisma, vengono rase al suolo. Restano paura per il futuro, rabbia per le persone che non ce l'hanno fatta, domande a cui gli esperti dovranno dare una risposta. Una tra tante resta: un terremoto si può prevedere?

La sismologa dell'università di Harward, Marine Denolle, spiega a Repubblica che esistono delle leggi della fisica che consentono di fare delle previsioni affidabili, ma che non va scordato che, comunque, ci sono dei limiti poiché la scienza che segue i terremoti ha solo una cinquanina di anni. Quindi da considerare giovane. Una cosa che si può fare è tracciare, registrata una scossa, una mappa delle varie faglie presenti su quel territorio. Se la faglia sismica si trova al di sotto dei 10 chilometri di profondità è possibile delinearla facendo propagare delle onde nel terreno. A questo punto, continua la sismologa americana, è possibile studiare una faglia e calcolare che di solito genera terremoti ogni 100 anni con un margine di certezza di 30. Questo vuol dire che se l'ultima scossa è avvenuta 120 anni fa dobbiamo aspettarci a breve un nuovo terremoto.

 


Una speranza di prevedibilità di poter dare l'allarme in anticipo arriverebbe dai satelliti, ma per avere la prima vera a e propria rete di strumenti dedicata allo studio dei terremoti occorrerà attendere ancora un anno. La China National Space Administration (Cnsa), la China Earthquake Administration (Cea), l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) stanno mettendo a punto un progetto che prenderà il via ad agosto 2017 con il lancio di un primo satellite a cui ne seguirà un altro nel 2019.

Già dagli anni '90 dalla stazione spaziale Mir i russi avevano notato che è possibile un aumento di raggi cosmici circa cinque ore prima dei terremoti. Questo sottolinea una certa ricorrenza significativa nonostante non ci sia un rapporto uno ad uno. Gli studi successivi hanno portato infatti a indagare attraverso il satellite Sampex della Nasa, anche se il vero primo satellite dedicato è stato il francese Demeter del Centre National d'ètudes Spatiales entrato in orbita nel 2004. 

Ora si attende la Cina e il lavoro degli esperti italiani che a Tor Vergata testeranno nove strumenti che faranno parte dei satelliti del futuro i cui dati saranno disponibili anche per il nostro Paese.

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