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Cronaca

Leoncavallo: un fiume di denaro senza controlli

Abbiamo fatto i conti in tasca al centro sociale milanese scoprendo un giro d'affari enorme senza scontrini ed autorizzazioni - 2^ parte - leggi la 1^ parte -

Un'immagine del centro sociale Leoncavallo di Milano durante una perquisizione della Polizia (Credits: Ansa)

Al di là delle barricate ideologiche, su un punto De Corato non ha torto. Il profilo di irregolarità fiscale nel quale, da decenni, proseguono indisturbate le attività del Leoncavallo. Dando un'occhiata ai bilanci sociali (la cui struttura giuridica, in realtà, consiste nella mera convivenza di associazioni – alcune onlus - che condividono la stessa area), si legge nel rendiconto finale, un differenziale (in positivo) tra le entrate e le uscite di 7mila euro lordi l'anno. Cifra irrisoria e molto al di sotto del reale guadagno fatturato, come conferma la stessa segreteria del centro sociale.

Nell'ultimo documento disponibile (quello del 2009) si registrano entrate per un totale di circa 636mila euro lordi l'anno (tra i ricavi delle somministrazioni di alcolici e pasti), a fronte di uscite sui 630mila euro, tra i costi di fornitura e gestione (circa 290mila euro), la manutenzione e ristrutturazione (69.500), i progetti culturali, (198mila), i progetti di accoglienza e scuola (1500), e le spese di comunicazione (22mila euro).

Lo stesso Paolo Volpato, che si occupa della segreteria del Leoncavallo, ammette che le cifre sono diverse da quelle denunciate e che l'attività non è mai stata sottoposta ad alcun controllo fiscale.

“Per la somministrazione di alcolici non si emettono scontrini fiscali, né sono corrisposti i diritti alla Siae per gli spettacoli. Abbiamo anche una cucina popolare che prepara pasti per la cena (a pagamento) e gratuiti per una piccola quota di indigenti. Il mercoledì vi è servizio al tavolo”. E chi ha pagato la licenza di somministrazione per la manipolazione di alimenti e bevande alcoliche? “Nessuno. Asl e Nas non sono autorizzati ad effettuare delle ispezioni perché non abbiamo sottoscritto alcun contratto d'affitto. Negli anni Novanta volevamo usufruire degli incentivi per installare sul tetto dei pannelli fotovoltaici, ma poiché siamo abusivi non è stato possibile accedere alle agevolazioni”.

Sul prezzo del biglietto, si parla di “sottoscrizioni volontarie”. Se si considera che la struttura ospita, in media, un evento al giorno e che alcuni concerti toccano picchi di 9mila spettatori (a pagamento) si può rapidamente comprendere come il reale giro d'affari del centro sia molto più grande di quanto messo a bilancio (qualcuno, anni fa, parlava addirittura di diversi milioni di euro annuo). Anche l'ampia superficie del centro, inoltre, (10mila metri quadri) - e le numerose attività che ospita - lasciano ipotizzare che le entrate siano ben più ricche di quelle dichiarate. La struttura ospita uno spazio Lib Lab con terminali da cui si può accedere a internet, un Hemp bar (una sorta di spazio dedicato a dibattiti e concerti), la cucina, un cortile detto spazio foresta, dove si tengono altri concerti, un altro piccolo bar adiacente a uno “spazio Jazz” (che ha avviato, dallo scorso marzo, un progetto di collaborazione con la scuola civica di jazz del comune di Milano), un salone centrale molto ampio con un'area teatro, una piccola stanza dove si tengono, gratuitamente, corsi di lingua italiana per stranieri sprovvisti del permesso di soggiorno e un laboratorio serigrafico.

La posizione ufficiale del Leoncavallo, a quanto dichiarano oggi, sembra essere quella disponibile ad avviare una trattativa col Comune e la proprietà – di cui, peraltro, chiariscono di non essere informati. “Vogliamo aprire un dialogo di confronto – spiega Paolo Volpato – per avviare il processo di regolarizzazione. Se si tratta di pagare un affitto o di aggiustare il profilo di illegittimo fiscale siamo d'accordo, vogliamo solo studiare con gli interlocutori i dettagli dell'operazione. Siamo anche disposti ad accogliere altre realtà associazionistiche che non sono mai state accolte nei nostri spazi”.

Nel novembre del 2011 Don Gino Rigoldi, Cappellano dell'Istituto penale per minori Cesare Beccaria di Milano e fondatore e presidente dell'Associazione Comunità Nuova, dichiarava nei lanci di agenzia: “Per la fine di novembre sarà tutto risolto. Il Leoncavallo è ormai abbastanza convinto di ridimensionare un po' la sua condizione ma molto pacificamente e ragionevolmente”. Il progetto in cui allora pareva essere chiamato come intermediario dal Comune prevedeva un percorso di regolarizzazione molto simile a quello di cui si discute oggi, con la costituzione di un pensionato studentesco e uno universitario, o uno per coloro che richiedevano asilo in Italia (“per cui tra l'altro – affermava allora - ci sono già dei finanziamenti sicuri”).

“Una parte resterà ancora al Leoncavallo di adesso – proseguiva, negli intendimenti di allora - quello della mensa e per i concerti, ma dovranno impegnarsi a pagare, oltre all'affitto, anche la Siae. Affianco ai pensionati stiamo pensando a uno spazio per dare lavoro, e ci sono due idee: un laboratorio di quadri elettrici industriali, con 5 o 6 posti, e un'attività di smercio e consegna di verdure collegate allo Slow Food e al km zero”.

Che fine ha fatto l'ipotesi di accordo dell'epoca? “Non se ne è più fatto niente”, risponde oggi il parroco. “Nessuno mi ha contattato sulla trattativa odierna, ma credo che riprenderanno il progetto di cui avevamo parlato l'anno scorso. Io sono disponibile a rimettermi in prima persona per garantire un'intermediazione con i ragazzi del centro”. E riguardo allo strenuo ostruzionismo dell'opposizione? “Sciocchezze ideologiche. Milano ha bisogno di spazi per i giovani e da qualche parte occorrerà pure iniziare. Finalmente una giunta sembra essersi presa in carico il problema”.

Dello stesso avviso anche Daniele Farina - memoria storica del Leoncavallo, ex consigliere comunale dal passato turbolento (27 procedimenti giudiziari aperti e 23 risolti con assoluzione, con condanne per detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell'autorità). Per l'ex deputato è ora che 37 anni di storia si concludano con un nuovo capitolo. “È vero – ci spiega – il centro ha indubbiamente chiari profili di illegittimità fiscale: lo stesso motivo per cui, nel corso di questi anni, non ha mai potuto accedere ai bandi indetti dal Comune di Milano. Ma è ora che si apra una nuova fase. I tempi sono maturi e i ragazzi del Leonka oggi sono invecchiati. Ci vogliono nuove forze, interlocutori giovani. Milano sta semplicemente seguendo l'esempio di molte altre capitali europee. La trattativa in corso (su cui è ottimista), anche rispetto alle altre realtà associazionistiche o abusive della città, può costituire un felice precedente. È ora di tirare una riga sul passato. D'altronde, in questi anni, gli occupanti hanno manifestato più volte la loro disponibilità a essere regolarizzati”. Ma la determinazione dell'opposizione non rischia di creare qualche grosso impedimento alla risoluzione della trattativa?

Farina sorride: “De Corato è stato molto fortunato a non essere stato citato per responsabilità civile dalla cittadinanza di Milano per i danni arrecati a questa storia, in tutti questi anni. Sarà ricordato come “l'uomo delle catastrofi” che ha sobillato, a scopi elettorali, i cittadini, alimentandone le fobie con le sue sciagurate campagne d'odio, come Zingaropoli e Leoncavallopoli. È ormai un reperto di archeologia industriale: alla sua età dovrebbe fare i conti col passato e ritirarsi. Sono certo che vi siano tanti giovani validi, anche nel Pdl, che sapranno certamente fare meglio di lui: si rassegni”.

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