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Cronaca

La strana morte del chirurgo che ha operato Provenzano

Morto nel 2004 per una micidiale overdose di eroina, alcol e tranquillanti. Secondo la madre è stato ucciso dagli uomini del clan. Sapeva troppo

Mio figlio è stato ucciso per ordine di Bernardo Provenzano. Perché una verità tanto evidente risulta così difficile da affermare?”. Angela Manca, da otto anni lotta per ottenere giustizia per il figlio Attilio, trentaquattrenne urologo di fama, all’epoca in servizio all’ospedale “Belcolle” di Viterbo, ucciso il 12 febbraio del 2004 da una micidiale overdose di eroina, alcol e tranquillanti. “Mai, e dico mai, mio figlio ha preso stupefacenti. E lo hanno confermato gli amici, la fidanzata, i colleghi… E anche i Ris. La perizia arrivata dopo otto anni ha escluso la presenza di impronte sulle due siringhe utilizzate: perché mio figlio avrebbe dovuto cancellare le sue impronte? Chi voleva archiviare il caso come suicidio dovrà anche spiegare perché ci sono due buchi nel braccio sinistro di mio figlio. Attilio era mancino. C’è un referto redatto dal medico del 118 dove si legge di lividi e sangue sul corpo di mio figlio… pagine che non si possono archiviare”.

E’ passato un mese dall’udienza fiume al tribunale di Viterbo sulla morte di Attilio Manca e ad oggi nessuna decisione è stata ancora presa… “L’ultima volta che si sono riservati abbiamo aspettato un anno e mezzo. Non ne posso più, ho il diritto di sapere e soprattutto di avere giustizia”. Angela Manca non ha dubbi: dietro la morte di Attilio c’è la mafia.

Mio figlio era a Marsiglia nel 2003, nello stesso periodo  in cui venne operato di cancro alla prostata Bernardo Provenzano. Attilio era uno dei pochi medici in Italia, a quel tempo, in grado di operare per via laparoscopica… Qualcuno a Barcellona Pozzo di Gotto deve aver fatto il suo nome al capomafia… deve averlo accompagnato a Marsiglia. Mio figlio è stato costretto a operare Provenzano. E poi a curarlo”. Un’assistenza che il medico di Barcellona Pozzo di Gotto può aver fornito anche al suo rientro in Italia. Fra le  carte di Attilio, ripiegata all’interno della sua agenda, mamma Angela ha infatti ritrovato una prescrizione scritta dal figlio su un foglio dell’ospedale militare del Celio. Indicazioni utili per un decorso da prostatectomia.  

Attilio era preoccupato, teso. Era cambiato dopo il suo viaggio in Francia. Aveva paura. All’ospedale di Viterbo ricordano di un permesso chiesto due giorni prima di morire: Attilio doveva incontrare qualcuno a Roma”.

Indagare sulla morte di Attilio Manca potrebbe portare a rompere e a svelare un intreccio di omertà e coperture durato 43 anni. Per tanto tempo, infatti, Bernardo Provenzano è riuscito a nascondersi.  “Processare gli assassini di mio figlio significa processare chi ha nascosto Provenzano a Barcellona Pozzo di Gotto… significa arrivare ai nomi di chi ha garantito la latitanza del boss di Cosa Nostra…  significa arrivare a verità che qualcuno vuol nascondere”. In attesa che il gip sciolga la riserva restano aperti tutti gli interrogativi che ruotano attorno alla strana morte del giovane urologo. Incluse alcune intercettazioni  del boss mafioso Francesco Pastoia mentre racconta di un urologo siciliano che avrebbe visitato il capo di Cosa Nostra.  Una coincidenza? L’ennesima di una storia tragica e  intricata che  solo un vero e proprio processo potrebbe spiegare.

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