Cronaca

Isis: da Milano all'Iraq in nome della jihad - VIDEO

L'uomo, che dopo la strage di Parigi inneggiava ai terroristi in un video con il figlio di 10 anni, era partito nel 2014 con tutta la famiglia

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Ahmed Taskour in un fermo immagine del video diffuso dalla Polizia in cui inneggia allo Stato islamico – Credits: Video Polizia di Stato

Un uomo, indagato per terrorismo internazionale dalla Procura di Milano, è stato individuato in Iraq, dove si sospetta sia diventato "soldato" del sedicente Stato islamico.

Ahmed Taskour, cittadino marocchino di 47 anni, partito con la moglie e i due figli, uno di 11 anni e l'altra di 15, per l'Iraq, indagato dalla Procura di Milano per terrorismo internazionale, è passato da una vita "apparentemente normale", con un lavoro stabile in una ditta di pulizie e un casa a Bresso, nel Milanese, ad essere "un elemento importante nella propaganda" dell'Isis, tanto che appare anche in un video con il bimbo. Lo hanno spiegato il procuratore aggiunto Pietro Forno, il pm Enrico Pavone e il capo della Digos milanese Claudio Ciccimarra, nella conferenza stampa al Palazzo di Giustizia. Inquirenti e investigatori hanno chiarito anche che, prima di partire con la famiglia verso i territori dello Stato islamico durante le vacanze di Natale del 2014 per "non dare nell'occhio", l'uomo ha chiesto un prestito ad una finanziaria e l'anticipo del tfr al suo datore di lavoro (usando come scusa lo stato di salute della madre) recuperando 30mila euro in totale.

Il video

In un video del novembre del 2015, dopo gli attentati di Parigi, si vede il figlio di Taskour, che all'epoca aveva 10 anni, minacciare di morte l'Occidente assieme al padre. "Mi congratulo con i nostri fratelli musulmani e con i soldati del Califfato in Francia e per questa operazione benedetta che per voi, o crociati, non è che il giusto inizio. Che i nostri soldati abbiano la meglio!". Nel filmato si vede il piccolo che parla, subito dopo il padre, e le sue parole in arabo sono tradotte anche con dei sottotitoli in francese.

Nel filmato, girato in alta definizione con montaggio di qualità e colonna sonora come molti di quelli di propaganda del sedicente Stato islamico, compare all'inizio una scritta che recita: "nel mese di settembre la Francia ha dichiarato guerra allo Stato islamico senza pensare alle conseguenze del gesto". Poi si vedono le immagini di un discorso che il presidente francese Hollande ha tenuto dopo gli attentati. E di seguito iniziano i proclami di alcuni esponenti dell'Isis, alternati con immagini di guerra e esplosioni. Poi compare Taskour che con barba e cappello nero in testa, e a volto scoperto, si congratula "per questa operazione benedetta". E ancora: "Chiedo ad Allah - dice - di accettare i nostri martiri, mando un messaggio dalle terre del Califfato ai crociati, apostati, arabi e non arabi, credete che la vostra coalizione, i vostri bombardamenti, ci indeboliscano? Questo non succede grazie ad Allah". Poi parla suo figlio e, infine, viene ricostruita come in una 'fiction' la fase di preparazione di un uomo prima di un attentato kamikaze: una persona che indossa, tra l'altro, un orologio vistoso e di marca prima prega, poi si veste 'da occidentale' e infine va a farsi esplodere in una strada che potrebbe essere una via di New York.


Le prove del viaggio in Iraq

L'ultima traccia in Iraq di Taskour, nato a Casablanca e in Italia da anni in regola con il permesso di soggiorno, e del figlio di 11 anni è proprio quel video pubblicato anche su Youtube, mentre si sono perse le tracce della moglie e della figlia. Gli investigatori della Digos, coordinati dal pm Pavone, hanno acquisito "ampia prova documentale" attraverso i tabulati telefonici che l'uomo, partito con la famiglia alla fine del 2014 verso la Turchia (con un volo andata e ritorno per non destare sospetti), è arrivato in Iraq nel gennaio del 2015 e nel novembre dello stesso anno ha girato quel video con il bimbo.

La radicalizzazione

Fino al momento della partenza il presunto foreign fighter, accusato anche di aver arruolato il figlio nell'Isis oltre all'organizzazione del viaggio a fini terroristici, non aveva mai dato segnali visibili all'esterno di radicalizzazione. Gli investigatori hanno iniziato ad indagare su di lui perché sono venuti a sapere che avrebbe fatto parte di una "rete" di soggetti legati all'Isis che comprendeva anche un altro marocchino e un arabo-israeliano, persone entrambe espulse dall' Italia nel 2013 (l'arabo-israeliano è stato poi arrestato in Israele). Gli investigatori hanno sottolineato come Taskour, che ha raggiunto "un alto livello" tra i miliziani dell'Isis, abbia seguito alla lettera "le indicazioni date dal Califfato a chi vuole partire, ossia vivere senza destare sospetti" e poi quando sono entrati nella casa della famiglia a Bresso "l'hanno trovata in perfetto ordine". Non ci sono altri familiari dell'uomo o della donna che vivono nel Milanese. La Procura ha precisato anche che "non si può prevedere una facile esecuzione della misura cautelare, ma l'importante è che appena l'uomo metterà piede nel territorio europeo venga arrestato". Oltre all'ordinanza di misura cautelare firmata dal gip Manuela Scudieri è stato emesso anche un mandato d'arresto europeo. (ANSA)

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