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Cronaca

Immigrazione: come cambiano le regole del diritto di asilo

Il disegno di legge presentato dal ministro Orlando traccia nuove linee per la gestione dei profughi. Mentre si torna a parlare di lavori socialmente utili

Il governo sta lavorando alla definizione un piano - la cui bozza è stata presentata al Comitato parlamentare che si occupa delle procedure in materia di protezione internazionale dal ministro della Giustizia Andrea Orlando - che potrebbe dare una forma molto diversa - e più vicina ai modelli in uso nella maggior parte del mondo - a quel tassello del puzzle sull'immigrazione del nostro Paese, che ha a che fare con i richiedenti asilo.

La novità più importante riguarda la cancellazione del secondo grado dell'iter di concessione dello status di profugo, quello di appello. Ovvero: qualora la commissione territoriale competente a concedere l'asilo dovesse dare parere negativo, il giudice che dovrà emettere la sentenza definitva si espirmerà una sola volta. Se deciderà per il no, il migrante sarà espulso.

Un processo più snello

Un cambiamento di un certo rilievo, quindi, che dovrebbe accorciare di molto i tempi di una procedura che oggi dura non meno di due anni: il primo è quello che trascorre dal momento in cui la domanda viene presentata a quando la commissione formula il proprio parere. Se si considera che nel 60 per cento dei casi, quest'ultimo è negativo, che quasi sempre viene presentato il ricorso e che da questo momento alla sentenza definitiva del giudice passa solitamente un altro anno, è chiaro come le nuove regole porteranno a un notevole aumento di fluidità dell'intera procedura, che oggi si ritrova spesso ingolfata nei tribunali, soprattutto quelli di Napoli e di Milano.

Un altro punto saliente della proposta riguarda la tipologia di interrogatorio a cui dovrà essere sottoposto il potenziale profugo, con il codetto rito sommario di cognizione di oggi che sarà rimpiazzato da un procedimento senza udienza.

Ultimo non ultimo, il testo presentato prevede anche l'aggiunta di nuovi magistrati preposti a occuparsi in via esclusiva della materia, che andrebbero così a sommarsi agli attuali 12, nonché un rafforzamento dei sistemi e dei processi di scambio telematico tra le commissioni territoriali e gli uffici giudiziari.

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