Angelo Cambiano
Cronaca

Sfiduciato il sindaco anti abusivi di Licata - L'intervista di Panorama

Angelo Cambiano è stato sfiduciato dal consiglio comunale. A maggio 2016 aveva subìto un attentato dopo la decisione di demolire gli edifici abusivi

Sfiduciato perchè sindaco ostile agli abusi edilizi che nel suo comune, Licata, sono una piaga. Angelo Cambiano, che nel 2016 aveva intrapreso una campagna di demolizioni, è stato sfiduciato ieri sera dal consiglio comunale del comune siciliano in provincia di Agrigento. Ventuno voti a favore della sfiducia. A Cambiano, degli ignoti avevano incediato una casa di famiglia. Per questa ragione, da due anni, vive sotto scorta. La sua perseveranza non è bastata. Dopo gli apprezzamenti e il plauso dei partiti, tra cui quello dell'ex ministro degli Interni, Angelino Alfano, il sindaco ha lamentato, più volte, la solitudine e il silenzio delle istituzioni. Ieri sera le dimissioni. Panorama era andata a Licata nel maggio 2016 per intervistarlo.

Qui sotto il testo Integrale:

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da Licata (Agrigento)   Combatte l’abusivismo edilizio ma ha la casa abusiva anche lei? «La mia casa è in regola. Posso mostrare i documenti».

In Sicilia i mascalzoni dissimulano e ci confondono spacciando virtù. Alcuni esempi sono il mafioso- antimafia, l’abusivo-antiabusivo, il forestale piromane, il disabile in salute. «In questa isola purtroppo si fa traffico di ideali e si distribuiscono patentini di legalità».

Dunque ha subìto un attentato o se lo è organizzato per imbrogliarci? «C’è chi ha pensato che sia stato io a incendiare la casa di mio padre per finire sui giornali. Per fortuna ci sono le telecamere che hanno ripreso gli uomini che appiccavano il fuoco. C’è perfino chi mi ha denunciato per abusivismo edilizio…». Lo vede? «Proprio giovedì scorso sono venuti i carabinieri a casa mia. È stata presentata una denuncia per abusivismo edilizio contro di me. Credevano che il pergolato della mia abitazione fosse abusivo. Non lo è. Ma qualora lo fosse stato non mi sarei certo sottratto alla legge».

Facendo eseguire le sentenze della procura di Agrigento che disponevano la demolizione di dieci edifici illegali e selvaggi, Angelo Cambiano, sindaco di Licata, si è guadagnato tra i briganti la fascia di cretino, tra gli onesti la croce di gran merito.«E c’è una dismisura sia tra chi vuole sempre aggirare la legge, ma anche tra chi crede che averla fatta rispettare sia rivoluzionario. L’ordinario non è straordinario».

Nella notte dello scorso 9 maggio, degli incappucciati e dunque abusivi anche nella vigliaccheria, hanno incendiato la casa di campagna del padre di questo sindaco di trentacinque anni, eletto da nove mesi («ma ho già fatto politica e sono stato pure vicesindaco») insegnante («di matematica e di ruolo. Non sono abusivo neppure nella pubblica istruzione») di centrodestra, («per tradizione ma non per vocazione»). Dopo l’attentato è stata subito solidarietà.

Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, è sceso a Licata a presiedere un comitato per l’ordine e la sicurezza e a Cambiano è stata assegnata la scorta. I sindaci della provincia si sono ritrovati e raccolti insieme a lui. Il governatore siciliano Rosario Crocetta gli ha telefonato. E direttamente da Palermo si è precipitato a Licata anche il senatore Giuseppe Lumia, che molti considerano l’impresario dell’antimafia, una sorta di fornitore di valori, che gli ha testimoniato vicinanza.

L’eccesso di solidarietà non è una forma di abusivismo? «Lo può essere. La solidarietà smoderata è come un edificio a più piani ma di materiale scadente. E però, è possibile a volte verificare la genuinità. I sindaci dei paesi vicini hanno la possibilità di demolire. La politica regionale di non promettere sanatorie impossibili». Di sicuro non se ne possono promettere a Licata, un territorio dove andrebbero spediti tutti gli ingegneri idraulici, gli architetti e gli urbanisti prima di abilitarli alla professione e consentirgli di iniziare lavori e di aprire cantieri. Qui il mare si spaventa e soffoca di fronte ai palazzi di tredici piani, (tredici!) fatti elevare dai tarantolati del cemento, dagli eccitati del badile. Pure il cimitero offende il cielo e il paradiso. «E’ stato costruito sul costone roccioso. I morti riposano con vista mare».

Nel palazzo comunale, Cambiano ha scelto di occupare una stanza minima, quasi un sottotetto, un sottoscala che si affaccia su una piazza che si chiama “del progresso”. E non si sa se fosse meglio la miseria a questa specie di progresso. «Oggi demolire è l’autentico progresso».

Cambiano è un ingegnere: «Laureato in informatica». Dove? «All’università di Catania». È figlio di professori: «Lettere mia madre, educazione tecnica mio padre». Sua moglie? «Insegnante pure lei. Di sostegno. Aspettiamo un figlio. È al quinto mese di gravidanza. Dopo l’attentato ha pianto, ma credo fosse uno sfogo. L’attentato mi ha avvilito. In precedenza, un altro abusivo, un ambulante, mi ha fratturato il setto nasale». Lei come si sfoga? «Fumo, tanto, troppo». Cambiano ha la fronte alta e vasta ma la voce bassa e calda: «Preferisco scrivere che urlare».

Demolire degli edifici abusivi è ancora un gesto eversivo? «Lo può diventare in presenza di sindaci furbetti e procuratori distratti. Le case che abbiamo abbattuto a Licata sono state definite abusive con sentenze passate in giudicato dopo trent’anni. Se non le avessi fatte demolire avrei rischiato la denuncia per abuso e omissione d’atti d’ufficio. E attenzione, parliamo di seconde case, tutte costruite a 150 metri dal mare. Case che neppure un’amnistia del presidente Sergio Mattarella avrebbe potuto sanare». Il coraggio gliel’ha dato il procuratore? «Il voto di chi mi ha eletto e che ha costruito le case in maniera legale. Ci sono anche in Sicilia gli uomini retti».

In Sicilia l’abusivismo non fa parte dell’identità di un popolo? Non è patrimonio come la granita, il barocco e Pirandello? «Il reato non è identità». È sicuro? «Non solo. La verità è che prima ancora delle ruspe c’è bisogno di cancellare la pacca sulla spalla, la strizzatina d’occhio. Nella pacca c’è la complicità e la promessa di farla franca; nella strizzatina si cela invece il mezzo accordo, il mezzo compromesso tra il politico e gli elettori. Demolire certo. Ma andrebbe rasa al suolo, insieme agli scheletri degli edifici, pure la diceria e la similitudine. È quella che ci porta dire “c’è sempre un ladro più ladro di me”. Che facciamo? Legalizziamo il furto?». A Licata quanti consiglieri comunali sono abusivi o difendono abusivi? «Quasi il 30 per cento». La Sicilia ha lo Statuto speciale, una carta costituzionale che giustifica ogni arbitrio e abuso. «È un nostro problema».

Il governatore Crocetta le ha proposto un ruolo d’assessore? «Mi ha chiamato e mi ha detto che io non potevo farmi carico di questo peso. Gli ho risposto che c’era solo un modo per esprimere vera solidarietà. Cominciare a demolire gli edifici abusivi a partire dalla sua Gela».

Da presidente della Regione intimerà di farlo? «Lo spero». Il governatore ha difeso la terrazza del commissario Montalbano, che è quasi sul mare, come fosse l’icona della nostra civiltà, più dei templi di Agrigento, delle vestigia di Siracusa e dell’Annunciata di Antonello da Messina. «Montalbano non è più speciale dell’abusivo di Licata».

Sarebbe pronto ad abbattere anche la terrazza di Montalbano se una procura lo ordinasse? «Certo. Se fosse definita abusiva la abbatterei. Senza esitare». È conteso dalle televisioni e il conduttore Massimo Giletti la sta candidando a nuovo presidente di Regione. «Non mi piace». Perché partecipa dunque ai talk show, alle arene dove abusivo è il pensiero? «Perché in Sicilia, se mi chiudessi nel silenzio, direbbero, e qualcuno ha cominciato a farlo, che ho qualcosa da nascondere».

La candideranno consigliere regionale e siederà nel nuovo senato? «Alcuni politici locali hanno cominciato a temere questo». Fonderà pure lei un altro partito? Il partito siciliano della ruspa? «Rifiuto il senato, rimango a Licata. E non amo la ruspa ma credo nelle concessioni edilizie, nei moduli riempiti e presentati agli uffici tecnici, negli studi geologici. Credo nel partito degli amanti della concessione edilizia, nella lentezza del costruire. La concessione edilizia è bellissima».


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