Cronaca

"Trattati dai giudici peggio dei delinquenti"

Il direttore Giorgio Mulé commenta così la sua condanna in primo grado per diffamazione contro il pm Messineo - Reazioni alla condanna - L'articolo incriminato - L'intervista su Radioradicale - Il commento (Chirico)

L'esterno del Palazzo di Giustizia di Palermo (credits: ANSA/ LANNINO & NACCARI / SIM)

di Stefano Zurlo (per Il Giornale)

Otto mesi senza la condizionale.

"Sono esterrefatto. Andrea Marcenaro e Riccardo Arena, gli autori dell'articolo incriminato, hanno ricevuto una condanna ad un anno di carcere. Ci trattano peggio dei delinquenti"

Giorgio Mulè, direttore di PAnorama, è basito: "Sono amareggiato, ma amareggiato è poco. Leggo il dispositivo e scopro che non mi è stata data la condizionale"

Perché?

"Posso solo immaginarlo.: me la sarei giocata con una condanna precedente, una multa del 2005 che, fra parentesi, ho preso dopo la querela di un altro magistrato di cui nemmeno ricordo il nome. I criminali ricevono i benefici di legge, io e i miei giornalisti no".

Il pezzo di Panorama conteneva forse delle notizie inesatte, errori, sviste, o, peggio, falsità?

"Nulla di tutto questo. L'articolo era un viaggio documentato dentro la Procura di Palermo, come se ne fanno tanti nei giornali".

E allora?

"E allora mi chiedo dove sia la lesa maestà. Arena e MArcenaro hanno raccontato come era la procura, guidata , allora come oggi, da Francesco Messineo, che poi ci ha querelato".

E com'era?

"C'erano divisioni e contrasti. come peraltro hanno scritto e scrivono tutti i giornali. C'era chi rimpiangeva Gian Carlo Caselli e chi a un certo punto ha preferito andarsene. Una sorta di diaspora. Tutto noto e pubblicizzato dai media".

Anche i guai, chiaiamoli così, del procuratore?

"Si, abbiamo spiegato che il cognato di Messineo era sotto inchiesta. Ma c'è di più. In aul, lo stesso Messineo e Ignazio De Francisci, a lungo Procuratore aggiunto a Palermo, non hanno smentito i fatti. le faide i nquel grande calderone del palazzo di giustizia di Palermo e in particolare della procura".

Forse il tono era eccessivo?

"Noi non componiamo agiografie, mettiamo in pagina i fatti e le nostre critiche. Però, mi si lasci dire, senza passare il segno. Con civiltà e misura. Invece quando abbiamo chiestodi recuperare le carte del procedimento disciplinare aperto al Csm su Messineo il giudice ha risposto picche".

Come mai?

"Non lo so, le avrà reputate superflue per la sentenza anche se, secondo noi, potrebbero arrivare ulteriori conferme alle nostre tesi. So che ormai faccio il giornalista da più di vent’anni e tutti i miei problemi con la giustizia riguardano sempre e solo loro, i magistrati. Mi fermo per carità di patria".
 
Ha pesato in questa storia lo scoop di Panorama sulle intercettazioni del Quirinale?

"Il pezzo della scorsa estate ha rotto le uova nel paniere ai pm. Noi abbiamo detto anche in quel caso la verità, raccontando che i pm avevano ascoltato le telefonate del Quirinale".
 
Messineo?

"Si difese in modo singolare, specificando che la fuga di notizie non poteva essere partita dalla procura perché la procura non aveva rapporti con Panorama. Mah".
 
Conclusione?

"Siamo sempre allo stesso punto. Gli strapotenti, come li abbiamo chiamati in copertina la scorsa settimana, sono sempre strapotenti, qualunque tentativo di intervenire sul potere giudiziario viene subito catalogato come legge bavaglio, minaccia alla libertà delle toghe o norma salva qualcuno. E il parlamento, a mesi di distanza dal caso Sallusti, è al palo. Non si è fatto niente: chiacchiere e ancora chiacchiere. La nuova legge sulla diffamazione è solo un fantasma evocato nei dibattiti e nei convegni".

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