Un lungo applauso ha accolto le salme di Orazio Conte e Antonella Sesino, le vittime torinesi dell'attentato di Tunisi, nel Santuario della Consolata, a Torino. "Mai soli" è lo striscione appeso alla cancellata del Santuario. Tra gli omaggi floreali, le corone del governo tunisino, della Presidenza della Repubblica e del governo italiani, nonchè quelle di Camera e Senato. Nelle prime file del Santuario, accanto alle famiglie e ai parenti delle vittime, il sindaco di Torino, Piero Fassino, il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e del Consiglio regionale, Mauro Laus. A rappresentare il governo c'è il viceministro alla Giustizia, Enrico Costa. Presente in chiesa anche Carolina Bottari, la dipendente comunale ferita nell'attentato in cui ha perso la vita il marito, Orazio Conte. Tra la folla commossa anche l'ex modella tunisina Afef.

"Chi si serve della violenza e sceglie la via del sangue, aggredendo cittadini inermi, non avrà mai la vittoria" ha detto nella sua omelia l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. "La strage degli innocenti che si è rinnovata in questi giorni - sottolinea - scuote la coscienza di ogni uomo di buona volontà: l'Amore e la volontà di pace e di rispetto di ogni persona vinceranno avendo dalla propria parte la potenza di Dio".

 

Nel frattempo, una folla commossa si raccoglieva anche nel Duomo di Novara per i funerali di Francesco Caldara, una delle quattro vittime italiane dell'attentato di Tunisi. A celebrali il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla. In prima fila, accanto alla mamma di Francesco, anche Sonia Reddi, la compagna ferita al museo del Bardo. I due erano partiti in crociera per festeggiare il compleanno della donna, ricoverata all'ospedale di Novara per le ferite riportate nell'attacco terroristico.

"Francesco era uno di noi, anzi è uno di noi, uno come noi. Forse ognuno di noi poteva essere là, come lui. La sua morte ci tocca profondamente, ci scuote e ci sconvolge perchè assurda, incredibile, inimmaginabile. Un uomo che ha guidato tutta la vita bus, ha perso la vita proprio su un pullman, per la mano sconsiderata di fanatici che follemente hanno sequestrato il nome di Dio". È un passaggio dell'omelia del vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla. Francesco, prosegue monsignor Brambilla, "è stato portato via agli affetti dei loro cari, della tenerissima figlia Greta, della sua carissima mamma Maddalena, del fratello Giacomo, della signora Sonia, che l'ha raccolto morente tra le sue braccia. Ci stringiamo forte forte a loro, piangendo con loro e cercando di lenire, con il balsamo della preghiera e della consolazione, il loro indicibile dolore".

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