Oggi i militari lo chiamerebbero un tipico esempio di "dual use". Che in pratica significala prontezza d'impiego dell'Esercito nel soccorso alle popolazioni colpite da calamità.

Cinquant'anni fa, il 4 novembre 1966, ci fu una sorta di prova generale quando il fiume Arno ruppe gli argini, causando uno dei più devastanti alluvioni della storia d'Italia.

Fu in mezzo alla morsa letale del fango che i militari si misurarono nella loro veste grigioverde di "angeli del fango" assieme ai tantissimi volontari civili che corsero a Firenze per liberare la città dalla marea di melma e detriti che la avevano messa in ginocchio. Molti dei ragazzi in divisa erano di leva, e lavorarono fianco a fianco ai loro coetanei in abiti civili, alle Forze dell'Ordine, agli enti di soccorso e ai Vigili del Fuoco. In quei giorni che segnarono la memoria collettiva del Paese i soldati formarono catene umane con gli altri volontari per salvare persone, oltre ai beni e alle opere d'arte gravemente danneggiate dalla furia delle acque. 

A Firenze fu mobilitato per primo il reparto di stanza in città, la Brigata di Fanteria "Friuli", che comprendeva il 78° Reggimento "Lupi di Toscana" con una Compagnia Pontieri, l'autoreparto e la Compagnia Trasmissioni. 

L'intervento dei militari avvenne in condizioni di estrema difficoltà in quanto la forza dell'acqua, gli ostacoli costituiti dalle automobili trascinate dalla piena e accatastate lungo le strade e l'angusto spazio delle vie del centro storico resero estremamente complicata ogni manovra pianificata. Il primo pensiero fu rivolto alla popolazione ancora in pericolo, considerando che gli stessi enti di soccorso della città persero diversi mezzi inghiottiti dall'Arno (la sola Fratellanza Militare, associazione di pubblica assistenza, perse ben 4 autoambulanze).

Fu in seguito necessario l'impiego dell'Aviazione leggera, non appena le condizioni meteorologiche lo permisero. L'Aeronautica mise a disposizione gli elicotteri del 31°Stormo di Pratica di Mare e del 5° Stormo di Ciampino ed iniziò i voli di recupero degli alluvionati, molti dei quali avevano cercato riparo sui tetti delle loro abitazioni. 

Coordinati dal Generale Ugo Centofanti i convogli militari si muovono rapidamente da Bologna, da dove si muove la Brigata "Trieste" con alcuni corazzati; da Livorno seguendo il corso sconvolto dell'Arno arrivano a Firenze i Paracadutisti della Brigata "Folgore", mentre da La Spezia la Marina invia una colonna di Incursori del Comsubin.

Con l'arrivo progressivo dei reparti da Milano, Roma, Napoli e Palermo la città si riempie di mimetiche che si fanno tutt'uno con il mare limaccioso di Firenze. Un ruolo importantissimo sarà svolto dai reparti del Genio per il ripristino dei ponti sull'Arno, distrutti per la seconda volta dopo che nell'estate del 1944 furono fatti saltare dai Tedeschi in ritirata. Tra i genieri mobilitati nel novembre del 1966 furono attivi i militari del 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza, lo stesso reparto che abbiamo visto all'opera nel settembre 2016 ad Amatrice.

L'intervento del Genio fu anche fondamentale per il ripristino delle reti idrica, elettrica e del gas, totalmente interrotte dal 4 novembre e per la prevenzione delle infezioni epidemiche che minacciavano Firenze. Gli uomini in grigioverde rimasero in città fino alla fine del mese, quindi tornarono ai reparti così come i loro coetanei civili.

I soldati di leva andranno in congedo e molti di loro ritroveranno i compagni di soccorso di quei giorni, cresciuti e coscienti dell'importanza del proprio ruolo a servizio di Firenze e dei fiorentini sotto gli occhi del mondo che seguiva con passione la sorte della città culla del Rinascimento, nel primo grande esperimento di quella che anni dopo si chiamerà Protezione Civile.

Nei primissimi giorni che seguirono il disastro del 4 novembre 1966, l'Esercito Italiano mise a disposizione della città di Firenze oltre 8.000 uomini, 3.000 mezzi, oltre 500 natanti e 50 elicotteri.

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