Un anno: è questo il tempo che servirà per smontare tutti i padiglioni dell'Expo di Milano e preparare il terreno per il futuro dell'area di 1 milione di metri quadrati. La proposta che sembra piacere a tutti è quella di creare un campus dell'università Statale, che potrebbe completarsi con un quartiere dell'innovazione e della ricerca proposto da Assolombarda. E per ratificarla a breve sarà firmato un protocollo d'intesa fra Regione, Comune, Governo, Statale, Assolombarda, Cassa Depositi e Prestiti e Demanio.

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I progetti per il dopo

Però la strada per arrivare lì è ancora lunga. Tanto lunga che si pensa anche ai progetti per il "fast post" cioé il periodo di tempo fra quando lo smantellamento sarà finito e quando riaprirà il nuovo cantiere, in modo da evitare, come aveva paventato il segretario della Lega Nord, la trasformazione in "una baraccopoli". E infatti il commissario Giuseppe Sala ha già assicurato che a maggio-giugno riapriranno Palazzo Italia, Padiglione Zero e Albero della vita, che resteranno come sono come anche Cascina Triulza, lo spazio della società civile e senza dimenticare che nel 2016 si svolgerà anche la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo "21st Century. Design After Design".

La divisione dei compiti

A complicare le cose nel dopo Expo c'è la divisione dei compiti: la società Expo, che ha gestito l'esposizione universale, deve riconsegnare l'area nel giugno 2016 ai proprietari perché i terreni non sono suoi ma di una società pubblica creata per comperarli che si chiama Arexpo. Per ora ne fanno parte Comune e Regione, Fondazione Fiera e, con un 3% complessivo Città metropolitana e comune di Rho. Non il governo, che ha promesso ufficialmente di entrare ma per ora non lo ha fatto. L'obiettivo è che Comune, Regione e Stato abbiano quote pressoché paritarie per continuare quella "sinergia istituzionale" che, secondo il presidente dell'Anac Raffaele Cantone, è stata il segreto del successo di Expo. Questo significherebbe un esborso di 35 milioni solo per entrare.

Gli investimenti

Perché poi c'è il tema degli investimenti, delle cose ancora da fare e di chi le dovrà pagare, dell'accordo quadro firmato fra Expo e Arexpo da rispettare. A cominciare dalle bonifiche dell'area, che, secondo la stima di Expo, dovrebbero costare almeno 72 milioni di euro. Spetterebbe ad Expo farle e non ad Arexpo. Ed è per togliere di torno complicazioni che si studia l'ipotesi di fondere Arexpo -non appena il governo sarà entrato nella proprietà- con la società Expo. I tentativi di convincere il commissario Giuseppe Sala a restare ed occuparsi anche del dopo per il momento sembrano non aver avuto successo. E quindi sarà da affrontare anche il tema dei manager che si dovranno occupare dell'operazione, mentre ancora non si sa con certezza quanto sia costato costruire l'Expo che ha aperto a maggio. Le aziende che se ne sono occupate, fra ritardi, cambi di progetti e accelerazioni hanno chiesto decisamente più di quanto previsto dalle gare d'appalto: la discussione è aperta da mesi e ha coinvolto anche l'Autorità anticorruzione e l'avvocatura dello Stato, ma ancora non c'è una soluzione e quindi non si conosce la cifra esatta.

Anche Sala ha assicurato che in ogni caso l'esposizione chiuderà in pareggio. Qualche certezza dovrebbe arrivare il 10 novembre. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato che sarà a Milano, probabilmente al Piccolo teatro, per "riflettere insieme sulle proposte del Governo per quest'area". Il rischio da scongiurare è quello che Expo diventi una "cattedrale nel deserto". (ANSA).

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