Non c'era bisogno di spendere i 180 milioni di euro che pure erano già a disposizione per realizzare il doppio binario. Sarebbe bastato spenderne appena due, anche questi disponibili da due anni, per installare il Sistema di controllo marcia treno (Scmt) che avrebbe frenato automaticamente i due convogli che viaggiavano sullo stesso binario.

Così si sarebbe potuto evitare lo scontro sul binario unico tra Corato e Andria dello scorso 12 luglio, che ha causato 23 morti e 50 feriti.

Una beffa, se si pensa che quel sistema di sicurezza è stato sì installato, con un investimento di circa 20 milioni di euro, ma soltanto sulle tratte a doppie binario, quelle meno rischiose. La linea ferroviaria gestita dalla società privata Ferrotramviaria Spa si estende per 70 chilometri tra Bari a Barletta, con il doppio binario dal capoluogo regionale a Ruvo e a binario unico da Ruvo a Barletta. Nel 2008 la Regione Puglia approvò il "grande progetto di adeguamento dell'area ferroviaria del Nord Barese", che prevede il completamento del raddoppio di tutta la linea, l'interramento del tratto urbano di Andria, l'interconnessione con la rete nazionale Rfi a Bari e Barletta, soppressione di passaggi a livello e nuove stazioni. Lavori da 180 milioni che avrebbero evitato sicuramente un incidente con quella dinamica, ma che nonostante le previsioni di un completamento per il 2015, ad oggi sono stati effettuati solo in misura minima.

L'Unione europea ha messo a disposizione i fondi nel 2012, ma da allora è rimasto quasi tutto fermo. Su 19 lotti del progetto, ne sono partiti solo tre. Per la tratta in cui è avvenuto l'incidente, la scadenza della presentazione delle offerte per il raddoppio del binario si è chiusa il 19 luglio scorso. Massimo Nitti, direttore generale di Ferrotramviaria, ha attribuito le responsabilità di quanto è accaduto "alla realtà italiana che prevede che tutti devono rilasciare un'autorizzazione, Comuni, Province, Regioni, sovrintendenze e chi più ne ha più ne metta". Ma anche all'iter di Bruxelles "che è durato un anno". Se raddoppiare un binario lungo 13 chilometri in quattro anni può sembrare un'impresa ciclopica, ci sarebbe stata un'altra possibilità per aumentare la sicurezza. Bastava dotare quel binario, che resterà unico ancora per qualche anno, del Scmt che fa dialogare il binario con i treni e in caso di anomalie frena automaticamente i convogli.

Nella delibera regionale numero 547 del 2 aprile 2014, la giunta pugliese individuò 83 milioni di euro per dotare di "sistemi di protezione della marcia dei treni atti a garantire i medesimi livelli di sicurezza" su tutte le ferrovie regionali pugliesi e per Ferrotramviara mise a disposizione 6,250 milioni per dotare del sistema i treni e 14,250 milioni per i binari, con l'allora assessore ai Trasporti Giovanni Giannini (Pd), tuttora in carica, che spiegò: "Dotiamo tutti i binari e tutte le motrici di un sistema per linee e treni che possono dialogare tra loro durante la marcia dei convogli, determinando in modo automatico frenature, accelerazioni, rallentamenti e fermate in caso di emergenza". Il 27 novembre 2014 Ferrotramviaria aggiudicò ad Alstom lavori per 4,838 milioni di euro per installare il sistema tecnologico di bordo su 12 elettrotreni. Il 23 dicembre dello stesso anno affidò sempre ad Alstom la realizzazione degli impianti Scmt sulla tratta Bari-Bitonto, via Aeroporto, della linea ferroviaria Bari-Barletta per 4,873 milioni e il 18 febbraio 2015 altri 8,728 milioni per la tratta Bitonto-Ruvo. Per un totale di 18,44 milioni, 2 milioni in meno rispetto ai 20,500 messi a disposizione. Di altre gare non si trova traccia.

In pratica, sembra che i sistemi Scmt siano stati installati solo sulle tratte a doppio binario, tralasciando quelle a binario singolo, proprio quelle dove c'è maggiore bisogno. L'assessore Giannini, ascoltato in procura, ha sostenuto che i 20 milioni di euro di finanziamenti destinati ai sistemi di sicurezza sono stati spesi per installare l'Scmt sui 12 convogli e sui binari da Bari a Bitonto. Di fatto, le carte dicono cose diverse, l'Scmt risulta fino a Ruvo e non fino a Bitonto ma soprattutto contraddice quanto affermato due anni fa di dotare tutto il sistema ferroviario pugliese del sistema di sicurezza. Dove sono finiti quei 2 milioni che all'assessore risultano spesi e perché non sono stati utilizzati per la tratta a binario unico, lo valuteranno i magistrati. Di certo, se a prima vista poteva sembrare uno spreco spendere quel denaro su una tratta che comunque in 50 anni non ha dato grossi problemi, forse si doveva tenere conto che, come ha sostenuto un collega dei capistazione indagati, dopo l'inaugurazione del collegamento con l'aeroporto nel 2013, "il lavoro è cambiato molto. Prima passavano poco più di 10 treni al giorno. Ora siamo quasi a 70".

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