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Cronaca

Delpini arcivescovo di Milano: perché Papa Francesco ha scelto lui

È l'uomo della sobrietà aperto agli immigrati, ai poveri e ai giovani disagiati. In lui Bergoglio si rispecchia e ritrova i valori di Carlo Maria Martini

“Sono inadeguato...un mediocre...aiutatemi!”. Esordio tutto bergogliano quello fatto dal nuovo arcivescovo di Milano, Mario Enrico Delpini.

Fino a ieri vicario della diocesi meneghina (vale a dire primo collaboratore dell'arcivescovo), prete lombardo tutto d'un pezzo (è nato a Gallarate 66 anni fa), monsignor Delpini quasi a sorpresa è stato chiamato da papa Francesco a succedere al cardinale Angelo Scola, l'ex patriarca di Venezia di formazione fortemente ciellina che per motivi anagrafici lascia la guida della più grande diocesi d'Europa, tra le più estese del mondo, con circa 1200 parrocchie, dove, pur avendo svolto con indubbio impegno un ministero pastorale improntato all'attenzione al mondo della cultura e delle fasce sociali più disagiate, è stato costretto a misurarsi con grandi arcivescovi di ieri e di oggi, dal cardinale Schuster al cardinale Montini futuro Paolo II, al cardinale Carlo Maria Martini (ancora fortemente radicato nei cuori dei milanesi) senza riuscire a lasciare una sua particolare impronta.

Le grandi sfide

Delpini – 144esimo arcivescovo meneghino - riuscirà a rilanciare la Chiesa milanese? Rinverdirà, in qualche modo, le gesta episcopali, ad esempio, di un Carlo Maria Martini (gesuita come papa Francesco)?

Il nuovo arcivescovo di Milano è consapevole che la sfida che deve affrontare è grande e, soprattutto, che lui si sente “inadeguato” e ha l'onestà intellettuale di ammetterlo pubblicamente nel momento in cui prende possesso della guida della Chiesa milanese.

Naturalmente non la pensa così papa Francesco che anche con Milano ha usato lo stesso metro di giudizio e di scelta fatto per altre grandi diocesi, come ad esempio – volendo restare solo in Italia – a Palermo, a Bologna e soprattutto a Roma, dove ha nominato come suo vicario monsignor Angelo De Donatis, uno dei vescovi ausiliari della diocesi capitolina attento alla formazione del clero e alle problematiche sacerdotali della Chiesa romana.

Poveri, diagiati e immigrati

Delpini arriva al vertice della diocesi meneghina con la stessa esperienza, cioè con una lunga attività pastorale tra i sacerdoti milanesi, affiancata ad una costante opera verso i poveri, i giovani disagiati, gli immigrati (non a caso nel suo primo intervento da arcivescovo di Milano ha detto che “qui le porte sono aperte per tutti...).

Promesse e sollecitazioni emotive in perfetta sintonia con quella pastorale vicina a poveri e diseredati tanto cara a papa Bergoglio. Ma al di là dei gesti, delle parole e delle scelte pastorali, ad avvicinare il nuovo arcivescovo di Milano all'immagine di papa Francesco sono anche le sue scelte estetiche improntate a sobrietà, semplicità, povertà.

E come papa Bergoglio (che non ha voluto andare ad abitare nel Palazzo Apostolico preferendo l'Ospizio di Santa Marta), monsignor Delpini ha fatto subito sapere che “non farò traslochi” e che “non è certo” che abiterà nella residenza vescovile presso il Duomo.

Chi è l'uomo della sobrietà

La sobrietà dell'abbigliamento del nuovo arcivescovo di Milano inizia dalle scarpe che assomigliano a quelle di Papa Francesco: non sono eleganti e lucide, ma pratiche, un vecchio paio di mocassini comodi, un po' consumati ai lati, segno evidente che il monsignore ama camminare molto, ma senza una macchina di rappresentanza.

D'altronde lui è così: abita (e forse continuerà a farlo anche da vescovo di Milano) in una modesta casa del Clero vicino alla stazione Centrale e si sposta in bicicletta. Nato a Gallarate quasi 66 anni fa (il 29 luglio 1951), terzo di sei figli, cresciuto a Jerago con Orago, nel Varesotto, Delpini ha passato nella diocesi ambrosiana tutta la vita: dai tempi del seminario, dove è stato studente, docente e rettore, fino a diventare prima vescovo ausiliario, poi vicario generale e vicario episcopale per la formazione permanente del clero.

Don Mario, come lo chiamano i 'suoi' preti, conosce per nome tutti i sacerdoti della diocesi. "Ho passato tutta la vita a Milano e quindi non posso essere una sorpresa" ha detto. "Vivo questo momento con l'acuta percezione della mia inadeguatezza per il ministero al quale mi ha chiamato Papa Francesco – la confessione più spiazzante -. Ci vorrebbe un arcivescovo santo e io sono solo un brav'uomo un po' mediocre".

Una “mediocrità” che non è azzardato immaginare piace tanto a papa Francesco per una diocesi come Milano, ancora “orfana” del cardinale Martini, ma che aspira a ritornare a respirare a pieni polmoni la Chiesa del rinnovamento conciliare, la Chiesa in uscita “ospedale da campo dopo una battaglia”, la Chiesa dei poveri e degli ultimi. E monsignor Delpini, secondo papa Francesco, è il vescovo giusto al posto giusto.             

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