Cronaca

Corona: tutti i guai con la giustizia

Ecco l'elenco dei procedimenti avuti e di quelli in corso del fotografo dei Vip. La polizia: "Corona è un latitante come molti altri"

Caso Corona: "La procura smetta di polemizzare"

– Credits: Getty

I guai per Fabrizio Corona, il paparazzo vip, non sono iniziati giovedì scorso quando è stato condannato a cinque anni di reclusione, mille euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici per estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali ai danni del calciatore David Trezeguet. E soprattutto, non da quando è iniziata la sua latitanza.

Il fotografo, infatti, era già in affidamento, da mesi, ai servizi sociali perché negli ultimi sei anni in più di una occasione era finito in carcere e aveva collezionato decine di denunce: dall’estorsione allo spaccio di denaro falso, dalla guida senza patente all’evasione.

E’ con lo scandalo Vallettopoli, nel 2007, che per Corona si aprono le porte del carcere milanese. Il 29 maggio 2007 dopo oltre due mesi di prigione, il fotografo esce e inizia a collezionare una denuncia dietro ad un’altra.

L’8 marzo 2008, il fotografo dei vip viene arrestato dalla polizia stradale di Orvieto dopo aver pagato il pieno di benzina alla sua Bentley con banconote false. Per Corona si aprono nuovamente  le porte del carcere di Orvieto questa volta per il reato di detenzione e spendita di denaro falso. Durante la perquisizione nella sua casa milanese, i poliziotti troveranno oltre 2 mila euro in banconote false e persino una pistola di piccolo calibro. Prima di essere arrestato al casello autostradale, il fotografo cerca di disfarsi dei soldi falsi lanciando le banconote dal finestrino della Bentley, nel tratto autostradale aretino dell’A1.
 
Questo però è solo il primo di una lunghissima serie di “problemi” con la polizia stradale perché per il fotografo milanese guidare senza patente sembra diventare il suo sport preferito.  

Infatti il 9 giugno 2010 viene condannato a pagare 3 mila euro di ammenda per essere stato fermato senza permesso di guida al volante di una Land Rover in via Montenapoleone a Milano pochi mesi prima, nel gennaio 2009. E ancora. L' 8 novembre dello stesso anno, Corona viene fermato nuovamente questa volta dai carabinieri mentre accompagnava in auto la compagna Belen Rodriguez alla Fiera del Tartufo di Montechiaro d'Asti.

Pochi giorni prima, sempre nel novembre 2009, Fabrizio Corona era stato bloccato nella galleria della Biaschina, per aver sfrecciato verso nord sull'A2 con la sua Lamborghini ad oltre 200 km/h.

Il suo curriculum stradale però non è ancora finito: il 31 luglio del 2010 viene  fermato mentre cercava di raggiungere La Spezia guidando senza patente una Bentley bianca intestata ad una società

Il 20 settembre 2011, il fotografo dei vip ci ricade nuovamente: le guardie svizzere al confine di Chiasso lo hanno "beccato" mentre stava uscendo dal Ticino alla guida di una Mercedes ovviamente senza patente. Le Guardie, lo hanno quindi consegnato agli agenti della polizia cantonale. Ma dalla guida senza patente all'evasione dell'obbligo di dimora nel comune di residenza.

E’ il 12 ottobre 2012 quando Fabrizio Corona viene sorpreso dalla polizia a mille chilometri di distanza. A Martina Franca, per la precisione. Il fotografo viene scoperto dalla polizia durante un controllo in una discoteca pugliese dove aveva deciso di esibirsi dietro compenso. Gli agenti del commissariato della Valle D’Itria lo hanno così denunciato in stato di libertà per violazioni degli obblighi imposti dalla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Dopo l’evasione dal comune di Milano, adesso la latitanza iniziata venerdì scorso e all'appello della sua famiglia e degli amici.
''Fabrizio, siamo affranti. Con la poca lucidità di cui disponiamo in un momento così drammatico, ovunque tu sia, ti chiediamo di tornare al più presto e consegnarti alla giustizia''. Sono le parole del fratello minore Federico al fotografo che sul suo sito ufficiale promette di  “tornare presto”.

“Fabrizio Corona è un latitante, è vero, ma lo prenderemo come abbiamo fatto con altri latitanti ben più pericolosi del fotografo. Quindi, la procura di Milano smetta di dargli tanta importanza e di polemizzare con le forze dell’ordine”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coip, sindacato indipendente della Polizia di Stato, non accetta le dichiarazioni apparse sui giornali e quelle rilasciate  dai magistrati sull’inefficienza della polizia che si sarebbe “fatta scappare”, venerdì scorso, Fabrizio Corona.

“Il  caso Corona è una stupidaggine davanti ai reali problemi che dobbiamo  affrontare tutti i giorni con i delinquenti ma sembra che la Procura  milanese non se ne renda minimamente conto e “giochi” al gioco dello stesso Corona: la pubblicità legata alla sua immagina - tuona Maccari a Panorama.it – ma la cosa più grave è che mentre mostra al pubblico quanto sia operosa sulla latitanza del fotografo, ci chiede non controllare gli stranieri presenti in città”.

Franco  Maccari, fa riferimento ad una circolare, definita dallo stesso  sindacato “shock”, inviata poche settimane fa alle Forze di polizia  dalla Sezione definizione affari semplici (Sdas) della Procura della Repubblica di Milano, di non controllare tutti gli immigrati per evitare ai Giudici di pace di essere “inondati da un’insostenibile massa di procedimenti da far approdare in giudizio”. Un modo, secondo la circolare, per limitare le denunce e alleggerire il lavoro dei giudici.

“Siamo  di fronte all’inconcepibile - si infuria Maccari – la legge è legge per  Corona mentre non lo è per gli altri delinquenti:ladri, rapinatori,  scippatori, potenziali assassini di cui non conosciamo il nome e la  nazionalità. Ma la legge è una legge, si può decidere quando è  necessario rispettarla e quando no? Come si fa a decidere quando uno va  denunciato e quando si può voltarsi dall’altra parte? Il caso Corona è  una solo cretinata “montata” dalla pubblicità”.

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