15 gennaio 2017

Ferrara, le intercettazioni tradiscono i due amici killer: "Non tradirmi"

Le intercettazioni ambientali, martedì notte, nella caserma di Comacchio, hanno tradito  Manuel Sartori e l’amico Riccardo Vincelli, 17 e 16 anni, i due killer di Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli, uccisi nel sonno a colpi di accetta a causa dei rimproveri per le scarse performance scolastiche e le fissazioni per playstation e centri commerciali. I due ragazzi si trovano a parlare, da soli: "Che cosa ti hanno chiesto? Dimmelo, sbrigati...". "Dove siamo stati, che cosa abbiamo fatto, se avevo la febbre. Tranqui". "Quindi, tutto quello che ci eravamo detti prima? Oh, mi raccomando Manu mica tradirmi...".  Lo hanno detto, pesando di non essere ascoltati, quando  gli investigatori avevano già tra le prove le impronte delle scarpe di Manuel sul luogo del delitto e numerose incongruenze su orari, luoghi, spostamenti, sms.  "Te li sei tolti i calzini?", "". "E le scarpe?". "Le ho cambiate, guarda...". I due crolleranno sarebbero crollati dopo ore di interrogatori.

Contro di loro il giudice per l'udienza preliminare Luigi Martello ha convalidato il fermo per il duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla ferocia. Riccardo avrebbe ingaggiato l'amico con mille euro, con 80 in anticipo per convincerlo a fare quello che lui non riusciva: "Li voglio morti, mamma e papà devono morire. Manuel tu mi aiuterai e io ti pagherò". Ora per loro ci sono giornate tutte uguali nel carcere minorile di Bologna.


C'erano anche, in lacrime, i genitori di Manuel Sartori, il 17enne accusato di aver materialmente compiuto l'efferato omicidio, durante la fiaccolata organizzata sabato sera dal parroco don Marco Polmonari, a partita dall'abitazione dove sono state uccise le due vittime


12 gennaio 2017

Una telefonata del padre Salvatore Vincelli, preoccupato del comportamento scolastico del figlio sedicenne, alla presidenza dell'Iti di Codigoro dove l'adolescente studiava con scarsi risultati, sarebbe l'ultima goccia del montante risentimento verso i genitori, quella che avrebbe portato il ragazzo a chiedere aiuto per ucciderli entrambi, all'amico del cuore, con la promessa di mille euro, 80 dati in anticipo.

Lo si intuisce, come ha confermato al Tgr Rai il vicepreside Roberto Manzoli, dal fatto che l'uomo aveva cercato per telefono il giorno prima del suo omicidio di parlare con un dirigente: "Avrebbe dovuto richiamare la mattina dopo, per vederci - ha detto - ma evidentemente era già successo tutto".

I genitori, entrambi naturali (Vincelli, che aveva un altro figlio da un precedente matrimonio a Torino dove l'altro ragazzo vive, non è patrigno del sedicenne, come qualche vicino aveva raccontato ieri), erano seccati dallo scarso impegno del figlio e dai suoi risultati.

Con la presidenza dell'Iti cercavano di trovare un percorso alternativo per il ragazzo, che viveva in una sorta di dependance della loro villetta, per sottrarsi allo stress quotidiano.

Un ragazzo comunque descritto dai compagni come assolutamente normale e apparentemente incapace di crudeltà come quella compiuta. E invece, forse dopo una lite per quella telefonata, avrebbe maturato una vendetta crudele. Ed è stato capace, con l'amico che per soldi l'ha materializzata, come hanno raccontato loro stessi agli inquirenti, di giocare subito dopo alla playstation.

11 gennaio 2017

Svolta nelle indagini sull'omicidio dei coniugi di Pontelangorino, in provincia di Ferrara: dopo le iniziali reticenze, il figlio sedicenne e un amico di quasi 18 anni hanno confessato di aver massacrato a colpi d'ascia Salvatore Vincelli, 59 anni, e Nunzia Di Gianni. 

Il crollo nella notte, dopo un interrogatorio cominciato ieri pomeriggio davanti al Pm di Ferrara Giuseppe Tittaferrante e alla collega della procura per i minorenni Silvia Marzocchi in una caserma dei carabinieri. Ai due è stata contestata anche l'aggravante della premeditazione.

Dalle indagini è emerso anche che il figlio della coppia avrebbe pagato l'amico fermato con lui per compiere il duplice omicidio. Una indiscrezione, non confermata nella conferenza stampa in Procura, parlerebbe di un accordo: cento euro subito, mille a delitto compiuto.

Il movente del mandante invece non sarebbe ancora chiaro. "Al momento non sembra essere quello economico", ha detto il procuratore della Repubblica di Ferrara, Bruno Chechi.

La dinamica del delitto

Agli inquirenti, il figlio della coppia aveva raccontato di essere arrivato a casa dopo pranzo, dopo aver mangiato da un amico, e di aver trovato i suoi genitori morti, nella casa dove abitavano.

Il corpo del padre, ha detto, era nel garage, con la testa avvolta da un sacco di plastica ed evidenti e gravi lesioni al capo. Quello della madre era, invece, in cucina, nelle stesse condizioni dell'uomo. Subito dopo la macabra scoperta aveva chiamato i vicini e poi i carabinieri.

Le vittime sono i titolari del ristorante La Greppia di San Giuseppe di Comacchio e oltre al figlio fermato ne aveva un altro più grande che vive e studia cinema a Torino.

In breve tempo, sul teatro del duplice omicidio sono arrivati i carabinieri con i colleghi della scientifica, mentre i rilievi sono stati coordinati dal pm di turno.

Il fatto che siano stati trovati in due punti diversi della casa aveva fatto supporre che fossero stati uccisi in due momenti diversi e dalla stessa persona che, verosimilmente, conosceva la casa: non sono stati trovati, infatti, segni di effrazioni o forzature alla porta, né vi sono ammanchi di soldi, nonostante ve ne fossero, visti gli incassi del ristorante.

Nelle prime ore delle pomeriggio i carabinieri avevano poi ascoltato amici e conoscenti del figlio più giovane, e si erano radunati nei pressi della casa, per riscontrare i suoi movimenti. (ANSA)

© Riproduzione Riservata