Un'assemblea dei dipendenti, regolarmente autorizzata, lascia chiusi per tre ore di primo mattino a Roma i siti archeologici più importanti, dal Colosseo ai Fori, le Terme di Diocleziano, gli Scavi di Ostia Antica. E si ripete il copione di luglio a Pompei, con i turisti attoniti e inviperiti, tutti in fila sotto il sole cocente davanti ai cancelli sbarrati, beffati persino da un errore nella versione inglese del cartello affisso sull'Anfiteatro Flavio, che annuncia una chiusura fino alle "11pm".

Il decreto del governo

Questa volta però la polemica diventa una bomba affrontata a muso duro dal governo, che nel giro di poche ore vara un decreto che inserisce tutti i musei e i siti archeologi nella lista servizi pubblici essenziali, a fianco di scuola, ospedali, trasporti. "La misura è colma'' sbotta a metà mattina il ministro dei beni culturali Franceschini, sostenuto senza se e senza ma dal premier Renzi, che affida a twitter l'annuncio del provvedimento ("Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia").

Lo scontro con i sindacati

Con i sindacati, che ora valutano lo sciopero, è scontro duro: "Strano paese quello in cui un'assemblea sindacale non si può fare", commenta sarcastica la leader della Cgil Susanna Camusso. Anche se Franceschini assicura: "Il decreto che faremo non sfiora assolutamente i diritti dei lavoratori: si potranno fare assemblee e scioperi, ma secondo regole particolari nei settori che toccano i cittadini". E il premier concorda "Nessun attentato al diritto di sciopero", ribatte alla fine del Cdm, sottolineando che ci vuole più attenzione "per chi ama l'Italia" e raccontando di amici che hanno raccolto, oggi, l'amarezza di un gruppo di turisti americani, "senza parole", dice.

L'urgenza

Tant'e', incassato in serata l'ok del Consiglio dei ministri, il decreto andrà ora alla firma del Presidente della Repubblica e sarà in vigore dalla pubblicazione in gazzetta per poi seguire l'iter parlamentare che lo trasformera' in legge. "Ma c'erano tutti i caratteri di urgenza e necessita'", sottolinea Franceschini, alludendo ai precedenti di Pompei e dello stesso Colosseo, ma anche alle proteste annunciate per il settore nei prossimi giorni. Contenuto in un solo articolo, il provvedimento è stringato, si limita ad inserire i luoghi importanti della cultura nella legge del 1990 che disciplina i servizi pubblici essenziali, come i trasporti, per esempio. "Un principio di civilta'", fa notare il ministro, ricordando che "vale per tutti i musei statali, comunali, pubblici e non".

Il sostegno della politica

Se con i sindacati è muro contro muro ("La vertenza sui beni culturali potrebbe portare ad uno sciopero nazionale e le dichiarazioni odierne del ministro Franceschini certo non aiutano. Cgil, Cisl e Uil hanno gia' avviato le procedure previste dalle legge", spiega il coordinatore nazionale Cgil per il Mibact Claudio Meloni) tra le associazioni e nel mondo della politica il plauso è generale. "I sindacati che chiudono Colosseo e Fori in faccia a ignari turisti stranieri fanno male anche a te, digli di smettere", twitta dal centro destra Maurizio Lupi. Mentre anche il leader dei Conservatori e Riformisti, Raffaele Fitto chiede "una svolta sul diritto di sciopero" e il leader dell' Ncd Alfano chiede che venga approvata "subito la legge di Maurizio Sacconi sulla regolazione dello sciopero, a tutela degli utenti dei beni pubblici". Il presidente della regione Liguria Toti parla di "ennesima figuraccia internazionale", il sindaco di Verona Tosi invita a "cacciare i dirigenti incapaci di gestire il patrimonio artistico", Calderoli parla di "ennesima figuraccia". Sul fronte della maggioranza, il presidente della commissione cultura di Palazzo Madama Andrea Marcucci nota che la chiusura per assemblea "fa male all'Italia". Boccia parla di "giustificazioni inaccettabili" da parte di chi ha chiuso i cancelli del Colosseo ("e' uno schiaffo alla storia stessa del sindacato italiano").

Le associazioni

Applaudono le associazioni ("serve un codice che rispetti di piu' i nostri turisti", fa notare il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca) mentre il presidente della Commissione italiana Unesco Puglisi accusa i sindacati di danneggiare il turismo e favorire "i concorrenti dell'Italia". Fuori dal coro lo storico dell'arte Tomaso Montanari che punta il dito sulla carenza di personale e di fondi nella quale versa il settore. Franceschini respinge l'accusa: "I sindacati sanno che io per primo sono impegnato per risolvere il problema. Anche oggi, mentre era in corso l'assemblea c'era un incontro per risolvere la questione straordinari non pagati". (ANSA).

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