Cronaca

Caso Mulè, l'indignazione dell'Ordine dei giornalisti

La dura presa di posizione dell'Odg dopo la condanna del direttore di Panorama e dei giornalisti Marcenaro e Arena per un articolo del 2009 sulla trattativa Stato-mafia.  La condanna di Marina Berlusconi - Intervista a Mulè - Il punto di vista (Chirico)

Il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo - ANSA

Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, ha così commentato la sentenza dei giudici di Milano che condanna al carcere tre giornalisti di Panorama: “Una vergogna, un’altra vergogna per l’Italia la sentenza di condanna al carcere di Giorgio Mulè, Andrea Marcenaro e Riccardo Arena. Non è una vergogna per la magistratura, che qualche spiegazione dovrebbe pur darla senza rifugiarsi sempre dietro il dovere dei cittadini di rispettare le sentenze.
La vergogna è per il Parlamento che si è dimostrato incapace di riformare una normativa che ci è costata e ci costerà sanzioni da parte dell’Europa ed è sempre produttore di molte parole, davanti ad ogni sentenza che prevede il carcere per i giornalisti.

Il Parlamento ha dimostrato, quando le forze politiche avevano interessi diretti, di essere capace di deliberare provvedimenti costosi per la comunità anche in una manciata di minuti, approvandoli nella stessa giornata sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica. Questa indignazione, dai più recitata davanti ad ogni singolo caso, è un insulto per quanti ogni giorno vengono condizionati da quella pistola alla nuca che è la legge sulla diffamazione che rappresenta il principale attentato alla libertà di informazione.

Non tutti hanno la forza e la maturità di Mulè, Marcenaro e Arena. Ci sono migliaia di giornalisti di varie età tenuti per anni sotto il ricatto delle conseguenze di una querela minacciata o presentata e della conseguente richiesta di risarcimento. La politica passi dalle parole di solidarietà che evaporano subito dopo essere state pronunciate ad atti concreti. Modificare quella legge che, tutti a parole definiscono vergognosa, richiede davvero poco tempo. Farlo è un atto di rispetto nei confronti dei cittadini, non dei giornalisti che non reclamano impunità: quando sbagliano hanno il dovere di assumersi, in tanti modi, le loro responsabilità, a cominciare dalle previste sanzioni deontologiche”.

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