Cronaca

Io, badante in Italia, vi racconto mio figlio rapinatore della banda romena

Si prende cura di un ex generale dei carabinieri la mamma di uno dei ragazzi arrestati per le violente incursioni nelle gioiellerie d'Europa

vartic 2

Pronto?

Buonasera signora sono un giornalista di Panorama, ho appena scritto un articolo su una banda romena che assaltava le gioiellerie di Milano, Parigi e Londra. Li hanno arrestati, tra loro ho saputo che c’è anche suo figlio Vartic.

Sì.

Mi racconta qualcosa di lui?

Cosa vuole sapere?

Mi dica quello che vuole, mi racconti della Romania.

Io lavoravo, anche mio marito lavorava, tempo libero da dedicare ai ragazzi ne rimaneva poco.

 


Mi perdoni la domanda, lei quanti anni ha?

52

E suo marito?

Se fosse vivo oggi avrebbe 54 anni.

Non c’è più?

È morto quattro anni fa.

Posso chiederle come è morto?

Incidente stradale.

Mi dispiace. Dove è successo?

In Romania, vicino casa, era andato a trovare la sua mamma malata di cancro, stava tutto il giorno con lei, era disoccupato.

Vartic è figlio unico?

No, ha un fratello più grande che ha 30 anni.

Mentre Vartic ne ha 23.

Sì.

Mi racconti di lui, la sua infanzia in Romania.

Passava troppo tempo da solo, non andava a scuola, stava in strada dove incontrava quelli più grandi, che alla fine lo hanno trascinato.

Chi erano questi altri?

Figli di genitori separati, ubriachi, che li lasciavano per strada.

Lei vive in Italia giusto?

Sì.

Da quanto tempo?

Dal 2006.

Cosa faceva in Romania?

Lavoravo.

Che lavoro?

Prima di partire per l’Italia lavoravo in una falegnameria.

E suo marito?

Lui era saldatore e meccanico.

Lavoravate tutto il giorno e Vartic restava solo.

Sì.

In Italia hanno detto che veniva da un orfanotrofio.

Non è vero.

Mai stato in orfanotrofio suo figlio?

No, mai stato.

Però è stato tante volte in carcere, da quello che ci hanno detto in Romania.

No, non è vero.

Mai stato in carcere prima?

Solo una volta.

Quando?

Quando aveva 16 anni, è uscito a 19 anni.

Cosa ha fatto?

Al ritorno dalla discoteca con degli amici, gli altri sono entrati dentro una casa dove c’era un uomo anziano e lo hanno rapinato e massacrato di botte.

E suo figlio?

Lui era in strada, non sapeva cosa stavano facendo dentro.

Però gli hanno dato tre anni di carcere.

Sì.

Da quanto tempo non vede suo figlio?

Da un anno.

Quando l’ha visto l’ultima volta, in Italia o in Romania?

In Romania.

Quando lei è andata in vacanza?

Sì.

Che lavoro fa in Italia?

Badante.

Dalle parti di Roma giusto?

Sì.

Di chi si prende cura?

Un vecchietto.

Che faceva questo vecchietto prima?

Era un generale dei carabinieri.

Da quanto tempo si prende cura di lui?

Due anni e mezzo.

Come ha saputo che suo figlio era stato arrestato per queste rapine?

Non so nulla di quelle italiane, lui era già stato arrestato in Francia.

Quando?

Un anno fa.

E come l’ha saputo?

Me l’ha detto mio figlio, il fratello di Vartic. Poi ho visto il telegiornale della tv romena.

Lo sente?

Sì, al telefono.

Quando l’ha sentito l’ultima volta?

Domenica scorsa.

Cosa vi siete detti?

Ha chiesto di aiutarlo a trovare un avvocato in Italia.

Lei gli ha chiesto qualcosa delle rapine di cui lo accusano?

No, se non me lo dice lui io non glielo chiedo.

E di cosa parlate?

Gli chiedo come sta, se mangia, se gli serve qualcosa.

Gli manda dei soldi?

Sì.

Quanto?

Anche 100 euro, dipende.

Ha visto di cosa lo accusano in Italia?

No.

Rapine nelle gioiellerie, con mazze, asce, bombe molotov, ci sono le immagini di suo figlio riprese dalle telecamere interne.

Ah.

Lo sapeva?

No.

Che effetto le fa?

Mi spiace per lui che perderà tutti questi anni della sua vita in carcere e si perderà la parte migliore della sua giovinezza.

Lei accudisce un ex generale dei carabinieri e suo figlio finisce in carcere per rapina, è un po’ imbarazzante.

Certo

Il generale sa queste cose?

No.

Che ragazzo è suo figlio?

Era un po’ vivace, ma non cattivo, se qualcuno povero gli chiedeva giacca, scarpe o pantaloni lui li prendeva da casa e glieli dava.

Qual è il ricordo più bello con suo figlio?

Quando lo sento al telefono.

Dell’infanzia, un momento bello vissuto insieme, il giorno più bello passato insieme.

Tanti, ora non mi viene.

Uno?

Ora non mi viene.

Avete avuto una vita difficile o accettabile?

Accettabile.

Cosa lo ha portato sulla cattiva strada?

Troppa libertà, io sono venuta in Italia, lui è rimasto con mio marito che ha iniziato a bere e non si prendeva cura di lui.

Lei intanto lavorava e mandava soldi.

Sì.

L’altro suo figlio dove sta?

Qui in Italia.

Cosa fa?

Il muratore.

Lei rimarrà qua o pensa di tornare in Romania?

No, torno, che devo fare qua?

Piange.

Com’è la sua vita qui?

Piange

Ha degli affetti in Romania?

Mio fratello, mio papà.

Piange.

Mi dispiace signora, capisco la sua situazione, la ringrazio di cuore.

Io lavoro da quando avevo 16 anni.

Piange. 

Mio figlio incarcerato.

C’è qualcosa che vorrebbe dirgli in questo momento?

Deve pagare per quello che ha fatto.

Piange.

Non l’ho mandato io. Io mi spacco la schiena da quando avevo 16 anni. Per mantenere loro, e poi devo subire anche quello che fanno loro.

Lo aiuterà a uscire dal carcere?

Come?

Con l’avvocato.

E io come pago l’avvocato? Io prendo 850 euro al mese, compro le medicine, aiuto il figlio, pago persona che si prende cura della casa in Romania, alla fine non mi rimane nulla.

Piange.

La ringrazio di cuore, signora.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti