Cronaca

Le alluvioni: tutto previsto in un dossier

Legambiente ogni anno presenta un rapporto in cui le singole città vengono classificate per rischio e prevenzione. Ma nessuno se ne preoccupa

>>>ANSA/ALLUVIONE GENOVA: VIAGGIO NELLA CITTA' SOMMERSA

Auto travolte dal fango A Genova ANSA/LUCA ZENNARO

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha pensato bene di tenersi alla larga da Genova; Beppe Grillo appena arrivato nella sua città è stato contestato duramente; il sindaco, Marco Doria, si aggira per le strade devastate con lo sguardo perso nel vuoto tra gli insulti della gente sporca di fango. Da ultimo sono arrivate le dichiarazioni del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano che ha detto che bisogna “avere una visione unitaria degli interventi da compiere per consolidare il nostro territorio”.

Ma è possibile che ogni qualvolta, e accade sempre più spesso, che si verifica un evento di questa portata, l’unica cosa certa sono le polemiche del giorno dopo? Quali sono questi interventi che tutti richiedono e che nessuno riesce a realizzare? Se proprio la vogliamo dire tutta, il dubbio che ci viene è che qualcosa di pronto già c’è, e cioè che forse queste tragedie è meglio che si verifichino perché i soldi delle ricostruzioni fanno più comodo di quelli della prevenzione, così come avvenuto dopo il terremoto di L’Aquila.

Giorgio Zampetti, geologo e responsabile scientifico di Legambiente, ci dice che “ogni volta che si verifica un disastro di questa portata vengono stanziati 800 mila euro al giorno per i danni e per la ricostruzione”.

Ma in che percentuale c’è la mano dell’uomo in tutto questo?
È vero che l’Italia ha una particolare costituzione del territorio come può essere appunto Genova ma anche la Versilia, Reggio Calabria o Messina con le montagne che sono a picco sul mare ed è anche vero che sono molto più frequenti gli eventi atmosferici che una volta si verificavano ogni cinquant’anni e che adesso si ripetono anche due o tre volte l’anno anche in aree così circoscritte ma, determinante poi, è la mano dell’uomo che è andato a incidere sulla gestione del territorio con una cementificazione selvaggia in luoghi dove non si doveva.

Ogni volta che succede un disastro di tale portata ripartono le polemiche del giorno dopo con il conseguente scambio di accuse. Possibile che non si riesca a prevenire?
Si potrebbe: in pochissimi sanno che esiste un dossier aggiornato annualmente e realizzato proprio da Legambiente che si chiama “Operazioni Fiumi – Ecosistema rischio” dove le singole città vengono classificate proprio per rischio e prevenzione. Noi abbiamo sempre lamentato una scarsa attenzione per la prevenzione e, infatti, si parla troppo di queste cose, solo subito dopo le emergenze. Il dossier lo presentiamo a febbraio, in un periodo lontano da qualsiasi evento proprio per far capire che l’emergenza c’è sempre. Quello che constatiamo è che non arriva un segnale forte per quanto riguarda l’azione ordinaria in difesa del territorio. Per esempio, nel 2014 sono stati stanziati 30 milioni di euro, è una cifra irrisoria. Oggi non possiamo pensare di delegare un’opera di prevenzione esclusivamente a pochi interventi puntuali, ma mettere in campo delle politiche vere di gestione ambientale”.

Per realizzare il dossier voi inviate un questionario alle amministrazioni comunali: come viene recepito?
Questo è il decimo anno che lo realizziamo e, nel corso degli anni, le cose sono sicuramente migliorate anche se non di molto visto quello che continua a succedere. Le faccio un paio di esempi, le domande dove si ha maggiore difficoltà nel recepire un riscontro riguardano la richiesta del numero di abitazioni, di cittadini o di zone industriali situate in luoghi ritenuti a rischio esondazione di fiumi e se un’opera di delocalizzazione è stata messa in atto, ebbene la percentuale di risposte è molto molto bassa, circa del 3%. Le dico di più quello che manca è il fatto che i cittadini non facciano esercitazioni e simulazioni. Per impedire che accadano i fatti di Genova dobbiamo da una parte fare una buona politica del territorio e dall’altra spiegare ai cittadini quanto importante sia sapere cosa fare in momenti simili.

Dal vostro dossier risulta che Genova, che raggiunge a stento la sufficienza, non ha aggiornato il Piano di protezione civile, eppure alcuni dirigenti comunali si sono dati anche dei premi.
Guardi il caso di Genova è particolare perché dopo l’alluvione del 2011 non si è provveduto a fare qualcosa di concreto sia per la prevenzione che per la manutenzione dei corsi d’acqua intubati. Non possiamo pensare di risolvere tutto solo con il problema dello scolmatore. Alcuni quartieri della città devono essere ripensati radicalmente, alcune strade bisogna farle ritornare un corso d’acqua e, soprattutto, delocalizzare le strutture a rischio.

Obiettivamente la sua mi sembra utopia per un Paese come il nostro, addirittura trasformare le città.
Io non posso continuare a pensare che un fiume che arriva in città con quella forza poi diventi un tubo, perché è chiaro che qualsiasi intervento si faccia non si risolverà mai il problema. Devo anche pensare attraverso processi partecipati che coinvolgono non solo le amministrazioni ma anche i cittadini, ragionando sui progetti e capendo quali sono i migliori interventi da fare. Altrimenti, se continuiamo a inseguire il finanziamento del singolo quartiere, non usciremo mai da questo problema e Genova continuerà a ripetersi.

E le grandi opere?
È un appello che facciamo da tempo. Addirittura due anni fa quantificammo le Grandi opere della legge obiettivo per la sola Genova in 10mld di €. Quindi non è un problema di risorse ma di dove destinarle. Perché non destinarle per la difesa del territorio?

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