Cronaca

Alexander Boettcher e gli altri: possono essere riabilitati?

Per il giudice è pericoloso, tanto da fargli seguire il processo in gabbia. Ma il carcere può far cambiare chi ha pianificato reati così estremi?

È troppo pericoloso. "Alexander Boettcher, il broker accusato di una serie di aggressioni con l'acido assieme all'amante Martina Levato, esprime un forte grado di aggressività e può essere pericoloso per la presenza in aula della persona offesa".

Con queste motivazioni il pm di Milano, Marcello Musso, si è opposto alla richiesta della difesa del broker di far uscire l'imputato dalla gabbia per farlo sedere a fianco al legali, praticamente molto vicino a Stefano Savi, il giovane studente universitario che venne sfigurato, per uno scambio di persona, nel novembre 2014.

E così, Boettcher è rimasto all'interno della gabbia, con il suo sguardo di ghiaccio e la felpa con un marchio di indumenti per la boxe.

Nessuna commozione o attimo di ripensamento per l’ex brooker neppure quando Savi lo ha fissato negli occhi mentre stava uscendo dall’aula. Boettcher, infatti, ha risposto allo sguardo con il volto impassibile, il solito atteggiamento tenuto anche durante tutte le udienze.

La possibilità di cambiare

In questi giorni abbiamo assistito alla polemica sull'opportunità di insegnare o meno da parte di Scattone, che dopo aver scontato la sua pena ha trovato lavoro come insegnante ed anche sull'adottabilità, proprio da parte della “coppia dell'acido”, Martina Levato e Alexander Boettcher, del figlio che è nato solo pochi giorni fa.

Silvio Ciappi, psicologo forense, il carcere può realmente riabilitare chi commette reati come quelli pianificati e attuati dalla coppia dell'acido?

Indipendentemente dal fatto che in carcere si possa o meno 'trasformare' un individuo o riabilitarlo (cosa di cui sono abbastanza scettico nonostante i buoni propositi), alcune condizioni fisiche o mentali come la maternità ad esempio hanno il potere di trasformare gli individui, magari anche in peggio, ma hanno comunque la capacità di sviluppare e di attivare tutta la gamma delle emozioni, il nostro cervello limbico. Sono quindi due cose separate: non è detto che una donna che abbia commesso un delitto atroce non possa essere una buona madre. Ritornando sul tema della riabilitazione occorrerebbe un tavolo di esperti che stabilisca un piano nazionale per la riabilitazione carceraria, con strumenti innovativi, metodologie comuni e non affidare al singolo la responsabilità di un intervento 'creativo' sulla persona. E neanche si può aspettare il momento della scarcerazione per valutare con una perizia questioni importanti. Il tutto, ovvero, la reale volontà individuale di reinserirsi, di cambiare, deve essere valutato prima altrimenti non ha senso parlare di riabilitazione e neppure di carcere.

Questi soggetti che hanno dimostrato di avere, insieme, una pericolosità sociale molto elevata, possono una volta separati essere riabilitati? Oppure solitamente la separazione porta ad una maggiore esasperazione dei sentimenti?

Beh ritorno al discorso prima. Semplicemente non lo sappiamo. Non sappiamo bene cosa frulli nella testa di un pericoloso assassino, perché spesso le valutazioni sono frettolose e non appoggiate a dati di fatto certi e validati da strumenti scientifici. Nell'Ottocento esistevano gabinetti criminologici all'interno delle carceri, adesso si fanno più che attività di riabilitazione, attività di intrattenimento importanti come ad esempio, corsi di lingua, chitarra, teatro.. Ma non è su questi elementi che ci dobbiamo basare. Non esiste ripeto una metodologia comune e standardizzata di valutazione clinica di questi soggetti, ci sono invece nel mondo strumenti di valutazione importanti come il JSAT, l'RSVP un test importante per gli autori di reati sessuali oppure l'HCR-20 per i detenuti violenti che non vengono utilizzati.

Ci sono molti autori di delitti efferati che recentemente sono tornati in libertà dopo aver scontato la pena e quindi sono nuovamente persone libere. Ma perché la popolazione tende a non perdonare e a non dimenticare mai?
Perché l'opinione pubblica e cioè noi, siamo generalmente vendicativi; ancor più vendicativi dei parenti delle vittime stesse. Questi personaggi rappresentano una sorta di capro espiatorio, un bersaglio attraverso il quale far rifluire tutti i nostri sentimenti di risentimento, di sdegno, di ingiustizia. Ma non siamo noi i primi danneggiati da questi soggetti, sono le vittime e i loro familiari, che spesso hanno un atteggiamento meno roboante e più riflessivo. Avere un capro espiatorio ci aiuta ad alleggerire il peso delle nostre individuali responsabilità quotidiane, ci aiuta a semplificare, i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, ci permette di coalizzarci uniti da uno sdegno comune. Il crimine in questo senso unisce e ricompatta.

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