Cronaca

Ai partiti i fondi per i terremotati?

E' quello che potrebbe succedere se il Parlamento non agisce entro lunedì

tendopoli

Novantun milioni di euro. A tanto ammonta la seconda tranche di rimborsi elettorali che i partiti incasseranno lunedi, il primo di luglio. Una cifra che il Parlamento all'unanimità aveva deciso di devolvere alle popolazioni colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio in Emilia. Una promessa che però necessitava di un iter burocratico che non è nemmeno partito.

Oggi, quindi, l'unica strada da percorrere è quella che passa da palazzo Chigi. Il Governo, infatti, tramite decreto legge, è ancora in tempo a metterci una pezza. Se così non fosse lunedì il denaro finirà nelle casse dei partiti e non in quelle delle popolazioni terremotate.

La denuncia arriva dal sito Avaaz.org che ha lanciato una petizione on line per chiedere al presidente Monti (l'unico che a questo punto possa fare qualcosa) di intervenire direttamente per dare una rapida spinta sull'acceleratore al provvediamento.

Sono state raccolte quasi 57.000 firme in meno di un giorno e la polemica sta velocemente montando sul web dove si rincorrono accuse e smentite. La senatrice del radicali Donatella Poretti si è fatta portavoce della denuncia e ha letto in aula il contenuto della petizione mettendo in imbarazzo l'intera assise con le spalle al muro davanti all'evidente figuaraccia nei confronti delle vittime del terremoto. Questo il testo della petizione: "Vi chiediamo di riunirvi urgentemente e di adottare una legge  d'emergenza per trasferire i 91 milioni di euro di rimborsi elettorali  dei partiti ai terremotati. In tempi di ristrettezze economiche, i  leader politici devono garantire che le nostre risorse vadano a quelli  che ne hanno più bisogno. I partiti hanno promesso di dare una mano per  la ricostruzione: sta a voi costringerli a rispettare la parola data."

L'accusa mossa nei confronti dei partiti è di aver allungato apposta i tempi d'approvazione del progetto per intascarsi i soldi facendo cadere nel dimenticatoio le promesse fatte sull'onda dell'emotività post-sismica. Da destra a sinistra i parlamentari giurano che non sia andata così e che i tempi ancora ci siano: "Formalmente - dicono dall'ufficio stampa del Pd - c'è tempo fino al 31 luglio. Ma il nostro impegno è accellerare i termini, anche approvando un decreto del governo". Stessa musica arriva dal Pdl. Alcuni senatori si sono recati personalmente a Palazzo Chigi per chiedere al governo di emanare il decreto entro le scadenze previste, ma ad oggi è tutto fermo. Di chi sia la colpa, come sempre, non è chiaro, ma anche quando le premesse sono buone i pasticci burocratici di quest'Italia affannata finiscono per appannare persino le migliori intenzioni.

A meno che...

A meno che gli stessi partiti da lunedì non girino direttamente il bonifico dalle loro casse a quelle dei comuni in Emilia, magari con una bella conferenza stampa nella quale annunciare "la loro vicinanza al paese in difficoltà...." etc etc etc.

Beneficenza, ovviamente, e con i soldi degli altri (i nostri).

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