Cronaca

Il codice Mokbel

Il suo cassiere è stato ucciso il 3 luglio da una strana banda che doveva rapirlo. Ma se si riascoltano le intercettazioni del faccendiere romano arrestato per la grande truffa TelecomSparkle sembra di essere in un film recitato in romanesco. Tra milioni di euro, senatori comprati e battute a effetto.

L'omocidio di Silvio Fanella, cassiere di Mokbel – Credits: Ansa

Se fosse un film (e lo diventerà, c’è da scommetterci) sarebbe una crasi tra Er Monnezza e Romanzo criminale. Però più vicino a quel Tomas Milian "sdrucito" là che a questo Kim Rossi Stuart "fighetto" qua. Basta scorrere la formazione autentica dei soprannomi dei coprotagonisti: er Totano, er Puzzone, er Pinocchio, er Ciccio, er Caciotta, l’Infame, er Somaro, er Puzzola, er Tacchino, er Giraffa, er Polpetta, er Pelato, er Lurido, er Mascella, er Vecchio, er Bufalo, er Laziale. Premio per il migliore attore protagonista, regista, produttore a lui, Gennaro Mokbel, 54 anni, molti dei quali passati sul filo del rasoio, gli ultimi tra Regina Coeli e Rebibbia e i domiciliari dopo la condanna a 15 anni. I prossimi si vedrà.

Il pedigree criminale è notevole, l’ultima "botta" è stata il 3 luglio l’uccisione a Roma del suo cassiere, o del suo pupillo, Silvio Fanella. Ma a leggere le cronache che lo riguardano si finisce sempre per entrare nelle leggende metropolitane. "Seee, vabbè..." direbbero nella sua Roma, città che crede a poco e mai a tutto. Sarà vero? Destra eversiva, ’ndrangheta, banda della Magliana, senatori comprati, truffa colossale per quasi 400 milioni allo Stato con l’operazione Telecom-Sparkle, massoneria, servizi segreti, traffico di diamanti. Fosse vero un decimo tra quello che gli si attribuisce e quello che millanta, bisognerebbe buttare la chiave della cella, come si proverbia a Roma. Certo, lui, di suo, non fa nulla per sminuire, ridimensionare, smentire. Nelle decine di migliaia di pagine di indagini ci sono tantissime intercettazioni. Una volta che deve spaventare uno sventurato interlocutore, si attribuisce persino 10 delitti ("C’ho 10 omicidi sulla coscienza e nun m’hanno mai beccato") ma questa non l’ha bevuta nemmeno la polizia. Ecco comunque il "Codice Mokbel" spiegato da lui stesso medesimo.

Anarchico e confuso
Dal padre egiziano prende il cognome Mokbel, che nell’Antico circolo del Tiro a volo del pariolissimo (da Parioli, il quartiere chic) piazzale delle Muse dove sono socie sua moglie Giorgia Ricci e sua suocera, gli austeri affiliati storpiano in "Mr Macbeth" intuendo forse l’aria tra commedia e tragedia. Dalla madre napoletana arriva il classico "Gennaro". Fiocco azzurro il 13 settembre del 1960, la zona è quella di piazza Bologna, manca ancora qualche gradino per arrivare ai Parioli. Racconta Gennaro Mokbel al senatore della vecchia Italia dei Valori Francesco Barbato che lo va a trovare in carcere il 25 febbraio 2010 come riporta il Corriere della sera: "Cominciò tutto con Bakunin. Mi piaceva fare l’anarchico da ragazzino. La prima tessera però fu quella del Pci, sezione Italia in via Catanzaro. Il Msi arrivò dopo. Il mio quartiere, il Nomentano, era diviso a metà: Pci da una parte, Msi dall’altra. Io li ho fatti tutti e due. Poi, dopo il primo arresto, per storie di droga, mi sono iscritto alla Dc".

Cuore nero
Nel maggio del 1992 Mokbel finisce nei guai per la seconda volta. Ospita a casa sua Antonio D’Inzillo, ex esponente dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), già con un omicidio commesso a 16 anni, e latitante. Cinque anni dopo parteciperà all’omicidio di Enrico De Pedis, il celebre "Dandi" di Romanzo criminale. Mokbel vive e frequenta il mondo dell’estremismo neofascista e fa (o millanta) anche qualche favore. Ecco cosa dice parlando al telefono con Carmine Fasciani, uomo della banda della Magliana e poi boss della mala di Ostia, a proposito del rilascio dei terroristi neri Francesca Mambro e Giusva Fioravanti: "Valerio e Francesca... Dario Pedretti... te li ricordi tutti?... Li ho tirati fuori tutti io... tutti con i soldi mia, lo sai quanto mi so’ costati Ca’?... un milione e due... un milione e due!". Giusva smentisce e addirittura tratteggia un ritratto non proprio trionfale di Mokbel: "Un mascalzoncello di quartiere, un ragazzino sbandato avvezzo alla violenza e alle droghe: un capellone con idee anarchiche fino a 20 anni, poi estremista di destra, che si autodefiniva naziskin. Un ragazzetto nato negli Anni 60 nella zona di piazza Bologna da una famiglia piccoloborghese, che militò nella gioventù nera romana". Ma è anche vero che dalle intercettazioni precedenti a questa stroncatura è proprio Fioravanti, quando Mokbel sta pensando di entrare in politica, a chiamare Giorgia Ricci, moglie del faccendiere, e a consigliarle: "Di’ a Gennaro di prendere una rubrica fissa su un giornale vero, tipo L’Opinione, anche se piccolo, perché le cose devono uscire anche per iscritto". Per fortuna Mokbel editorialista ce lo siamo risparmiato, ma all’avventura politica ci è andato vicino.

Me devo inventa’ un partito
Sempre dispensando musica per le orecchie delle forze dell’ordine in ascolto, un giorno Mokbel dice a un suo anonimo interlocutore: "Me devo inventa’ un partito. E poi ci facciamo quello che c... ci pare". Un po’ come il Freddo, in Romanzo criminale, quando dice ai suoi: "E mò annamose a pijà Roma". Il partito tenta di inventarselo: prima lo chiama Alleanza federalista e tenta di legarsi alla Lega Nord, poi vira su Partito federalista italiano. Ma non funziona. Meglio allora avere un senatore fatto in casa. Con l’aiuto della cosca calabrese Arena, di Isola Capo Rizzuto, che controlla il voto degli italiani in Germania, il nome prescelto è quello di Nicola Di Girolamo. Dice Mokbel al telefono, quando capisce che l’elezione di Di Girolamo è a buon punto: "Stanno scendendo da tutta la provincia di Stoccarda, a Francoforte abbiamo fatto un punto di raccolta qui al club dell’Inter, stanno arrivando dappertutto, dappertutto, dappertutto. Amo (abbiamo, ndr) cementato: qui ce potemo costrui’ er Colosseo".

Sei un mio schiavo
Ma, andata in porto l’elezione, Mokbel comincia ad avere insofferenze nei confronti del senatore, del "suo" infiltrato a Palazzo che non fa quanto deve: "A Nico’, tu sei sempre il portiere mio, nel senso che tu sei un mio schiavo, per me conti come il portiere. Capito Nicò? Mò ricordati che devi pagà tutte le cambiali che so’ state aperte e in più devi pagà lo scotto sulla tua vita, Nicò perché tu una vita tua non ce l’avrai più... ricordati che dovrai fare tutte le segretarie, tutta gente sul territorio, chi te segue le commissioni, il portaborse, l’addetto stampa, il c... che te se frega. Ma come te funziona ’sto cervello, Nicò? Nicò, non stai facendo un c..., perdendoti nelle tue elucubrazioni. Ti ho avvisato una, due, tre volte e io con un coglione come te nun me c’ammazzo. Vuoi fare il senatore? Prendi i tuoi 7 mila euro al mese e vattene aff... e nun me rompe se no te metto le mani addosso". E qualche giorno dopo rincara la dose: "Da ’sto momento la tua vita è questa... Senato, viale Parioli (dove si trova l’ufficio di Mokbel, ndr), viale Parioli, Senato e a casa. Poi da viale Parioli si decide co’ chi devi sta’ a pranzo, co’ chi devi sta’ a cena, chi devi incontra’, chi dobbiamo vede’, i viaggi che se demo fa’... Se lo capisci, bene, sennò vattene pe’ i c... tua, prendi un milione e cento, mettemo un altro..., non c’ ho tempo da perde". A tanto garbo, Di Girolamo, dopo aver chiesto scusa ("Io ieri ho sbagliato"), risponde: "Ma io non voglio fare la fine di Coppola e Fiorani".

Famo er business
18 ottobre e 29 novembre 2007: nell’ufficio di viale Parioli di Mokbel è in corso una riunione puntualmente intercettata dai carabinieri in cui si fanno i conti di quello che va spartito. Dalla movimentazione di 2 miliardi di euro ecco decine e decine di milioni di fondi neri. C’è Silvio Fanella, ucciso nei giorni scorsi, e l’altro cassiere Silvano Breccolotti e c’è Mokbel.
Fanella: "Ricordati di dire al Somaro (Carlo Focarelli, ndr)...tutti i suoi... 50 all’ingegnere... 50 a quello... 50 a quell’altro... 70 ’pesci".
Mokbel: "Ci deve ridà lui...".
Fanella: "Ci deve ridà ‘Somaro... di quelle... 200 ce stanno da dà a Nathalie (Nathalie Madaleine Doumesnil, ndr)...".
Mokbel: "E poi?...".
Fanella: "Poi c’abbiamo un milione e sei... che sono i soldi... quattro piotte più il 10 per cento per l’avvocato...".
Breccolotti: "Due milioni li porto... no?".
Mokbel: "Ecco, quelli so’ tutti nostri".
Fanella: "Nicola... 200... ci hanno lasciato il...virgola cinque... 220 so... 220 so di (inc)... e 400 di Barbara (Barbara Murri, ndr)... 400 più 2 mila... e tutto il resto è nostro...".
Mokbel: "Io mi ricordavo quelli...".
Fanella: "So’ due milioni e mezzo... che non ci stanno... 700 mila...e...scusami...ci è avanzato qualche cosa...".
Fanella: "Sì... cinque e mezzo... un altro... un altro milione e mezzo deve arrivare senza... che ce vuole
Mokbel: comunque abbi fede... io però mi devo sposta’ un milione e mezzo?"
Breccolotti: "Sono tra due e cinque e tre..."
Fanella: "Esatto...ma in cassa...e mezzo".
Breccolotti: "Ma non stanno quelli delle Seychelles".
Fanella: "Le Seychelles non c’entrano niente".
Mokbel: "Ma quelli non me li ricordo..".
Fanella: "Non te preoccupà... mo 700... 400... t’arrivano".
Breccolotti: "Comunque ragazzi non sottovalutate... non sottovalutiamo la voce interessi su 30 milioni di euro... perché sono tanti soldini eh sul conto...".
Stesso tono nella conversazione del 29 novembre, in cui Breccolotti sottolinea che "Pino e Nicola (Marco Toseroni e il senatore Nicola Paolo di Girolamo, ndr) dovevano partì... dovevano annà... perché una banca... li ha chiamati, je dovevano portà tutto quanto er business che hanno fatto no, che hanno passato 40 milioni... i 40 milioni de euro che c’hanno transitato, quelli che j’avemo mandati a “Ciccio” (Augusto Murri, ndr)".

C’ho fame
Investiti i soldi della stangata in mille proficui rivoli utili al riciclaggio (opere d’arte, diamanti, ville, auto e barche), Mokbel si concede anche un ultimo sfizio: un ristorante (il Filadelfia, in via Giano della Bella, zona piazzale delle Province, intestato a un prestanome) per non doversi cucinare due uova quando sta da solo. E tornando al mondo del cinema (sì, Mokbel ha anche prodotto diversi trascurabili film tra cui I Colpevoli, A pugni chiusi, A cuore aperto, L’uomo spezzato) anche nel film Il trucido e lo sbirro Er Monnezza (Tomas Milian) ha un ristorante che si chiama La Pernacchia. Ma qui c’è poco da ridere.

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