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Cercasi una nuova destra decente

Più che una coalizione di governo, l'alleanza tra Lega, Forza Italia e ex An si è rivelata un'accozzaglia. Urge un nuovo inizio. Guardando a Monti e all'Europa

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

In Italia non c’è mai stata una destra. Una destra paragonabile a quelle europee o americana. Quando Berlusconi scese in campo quasi vent’anni fa nello sfacelo della prima Repubblica distrutta dalla fine della guerra fredda e dall’inchiesta Mani Pulite, tutti i frammenti delle variopinte destre italiane si unificarono sotto le sue bandiere: una destra degli imprenditori, una dei leghisti, una degli ex conservatori della Dc, una parte dei socialisti craxiani umiliati dalla campagna razzista scatenata contro di loro e infine la destra ex neofascista che veniva dal Movimento sociale italiano. Una coalizione o un accozzaglia? I fatti hanno dimostrato che era un’accozzaglia.

Oggi, ciascuno di questi frammenti se ne va per conto suo. La Lega corre da sola cercando di recuperare dopo gli scandali, i finiani sono ridotti al rango di specie protetta dal WWF, Casini alza la bandiera di Monti cercando di sponsorizzarlo a tutti i costi mentre quello sdegnoso lo molla insieme a Montezemolo, il Pdl che contiene molti aennini recalcitranti come La Russa, si spappola e dal suo interno salgono molte implorazioni a Berlusconi affinché non molli per seguitare a sopravvivere. Dall’altra parte in casa diessina le cose non vanno meglio: la sfida di Matteo Renzi spariglia le carte e mette in discussione la leadership di Bersani, presentandosi, all’interno della sinistra come una sfida “di destra”. Come se non bastasse, all’interno del panorama politico e giornalistico nasce una tendenza nell’estrema sinistra che presenta forti caratteri “di destra”: le posizioni di Travaglio e dei suoi vengono marchiate come di destra da Repubblica. Il resto è frammentazione e decomposizione.

Molti anni fa sul “Male” comparve una geniale vignetta, credo di Vincino ma non ne sono sicuro, che mostrava il “frigo di destra” e il “frigo di sinistra”. Quello di destra era pieno di ogni ben di dio, quello di sinistra conteneva un uovo incrinato da cui colava albume e un  ciuffo di prezzemolo appassito. Il messaggio era elementare: è di destra chi è ricco e di sinistra chi è povero. Ma la sua elementarità non corrispondeva e non corrisponde alla realtà. In Italia il retaggio missino, poi confluito in Alleanza Nazionale e nella Destra di Storace, è paradossalmente un retaggio di sinistra che si rifà alle politiche sociali dell’ala sinistra del fascismo e poi al sindacalismo della Cisnal. È un retaggio pauperistico, anticapitalista, antioccidentale, antiamericano come aveva ben capito Palmiro Togliatti quando concepì durante la Resistenza la sua “Lettera ai compagni in camicia nera”. La destra leghista è anch’essa popolare e populista, con un forte radicamento artigiano e piccolo borghese, del tutto estranea alle tradizioni conservatrici e capitaliste. Forza Italia prima e Popolo della Libertà poi hanno rispecchiato in genere le posizioni personali di Silvio Berlusconi il quale per il suo carattere e la sua storia ha cercato di imprimere alla sua personale versione della destra possibile, un carattere godereccio, festaiolo, post craxiano, libertino più che liberale e liberista. I risultati li abbiamo visti anche a Roma con le teste di porco delle feste miserabili e milionarie che hanno indignato tutta l’Italia che stringe la cinghia.

Risultato: non c’è più alcuna destra in campo, ma ci sono milioni di elettori orfani che ne vorrebbero una e non la vedono. Né sanno, probabilmente che cosa vorrebbero.

E allora? Allora io cito sempre in questi casi un aneddoto di famiglia. Mia madre per un  Natale di mezzo secolo fa preparò una crema di funghi che però scricchiolava perché i funghi non erano stati lavati in modo perfetto. Che fare? Mia madre prese la strada sbagliata: tentò di recuperare i funghi immangiabili aggiungendo crema, passandoli al setaccio, filtrandoli, niente da fare. Scricchiolavano. Bisognò buttarli quando ormai gli ospiti erano a tavola. La decisione saggia sarebbe stata quella di buttarli due ore prima e ricominciare da capo, o cambiare menù.

Si può ricominciare da capo con la costruzione di una nuova destra? A mio parere si deve. Costruire una destra decente e vincente è un servizio pubblico a favore della democrazia. Oggi una nuova destra in realtà è venuta fuori per caso. È quella di Mario Monti, odiatissimo peraltro sia a destra che a sinistra, il quale ha cominciato in maniera pratica una rivoluzione che sa di calvinismo: rettitudine, fedeltà fiscale, austerità dopo i bagordi, la bandiera della moralità e dell’efficienza.

Non è questo un programma politico ideologico, ma è secondo me la base su cui si può costruire un partito conservatore liberale che faccia ripartire l’economia e che prometta di ridurre le tasse a chi le ha sempre pagate, ingaggiando una duello mortale con l’evasione di massa che è uno dei vizi principali del nostro Paese. In secondo luogo penso che un partito di destra moderna dovrebbe dichiarare guerra, e vincerla, contro l’anti-Stato parassitario e prevalentemente (ma non solamente) meridionale, che non è soltanto un problema di “mafia”, ma di doppio Stato. Nessun governo italiano ha finora avuto il fegato di condurre una guerra vittoriosa contro l’economia sommersa che detta le regole anche di convivenza civile. La mafia siciliana sembra sconfitta, Cosa Nostra è in galera, con buona pace di chi cerca le trattative Stato-mafia. Ma chi non è sconfitto è quel sistema parallelo di economia malavitosa di massa e sommersa, che ha il suo centro in Campania più che in Sicilia, Calabria e Puglia. Soltanto dopo aver distrutto quell’anti-Italia che si è incistata anche a Nord e che taglia le gambe alla produttività, si può ripartire con l’energia unica della capacità italiana di creare ricchezza dal nulla, come avvenne nel famoso e ormai agonizzante Nord Est. Il nostro sarebbe stato il Paese dei Steve Jobs, se non fosse stato narcotizzato dal narcotraffico e dal dilagare delle organizzazioni malavitose che risalgono il Mezzogiorno e sono già alle porte di Roma dopo aver preso Latina. L’Italia ha dei problemi storici irrisolti e bisogna risolverli ancor con una politica di lacrime e sangue. Ma in compenso il premio poi sarebbe a portata di mano: una ripresa del volano italiano della piccola  e media impresa che fa anche cultura – il premio Campiello della Confindustria a Venezia, per dirne una – tendenza, scuola, università.

Occorre gente di fegato e di cuore. Chi si fa avanti?

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