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Berlusconi: un passo indietro per rilanciarsi

Lasciare la poltrona di candidato premier ed aprire all'ipotesi Monti. Tutta colpa dei sondaggi

Monti e Berlusconi un anno fa al passaggio di consegne a Palazzo Chigi (credits: AP Photo/Pier Paolo Cito)

I nostri politici non fanno che chiederci, a ogni scadenza di legislatura, «un atto di fiducia». Ma qui la fiducia non basta; ci vuole l'atto di fede. (Controcorrente, Indro Monatnelli 1974).

Effettivamente atti di fiducia ce li chiede il governo Monti, con le sue misure impopolari ma necessarie, ce li chiede il Pd nella sfida Renzi-Bersani e oggi Berlusconi con la sua clamorosa conferma di non volersi candidare a Premier per le prossime elezioni politiche. Dobbiamo avere fiducia: dobbiamo credere davvero che Monti, in prossimità dell'appuntamento elettorale abbasserà le tasse, dobbiamo credere che il Pd attuerà un vero rinnovamento della classe dirigente e dobbiamo avere fiducia sul fatto che anche il Pdl riuscirà a rinnovarsi senza l'intervento della magistratura. L'atto di fede, di cui parlava Montanelli, sembra necessario visti i presupposti. Forse però questa e' la volta buona.

Complice l'età e quello che sta avvenendo nello schieramento opposto, Silvio Berlusconi ha preso il telefono e ha chiamato in diretta a Mattino 5 Maurizio Belpietro: "È una linea assolutamente coerente con tutto ciò che è stato fatto da quando nel '94 ho deciso di lasciare il ruolo di imprenditore per scendere in campo. Anche allora c'era l'ipotesi che l'Italia fosse consegnata alla sinistra. Ieri - prosegue il Cavaliere- ho annunciato la mia disponibilità a non candidarmi, ma non era una notizia, l'avevo già detto all'Huffington Post. E ne avevamo parlato fino a mezz'ora prima al telefono".

Ma la vera notizia infatti non è' il passo indietro del Berlusca, bensì quando fa intendere di non esclude l'ipotesi Monti a capo dei moderati: "Non escluderei Mario Monti come leader del nostro raggruppamento. Monti ha sempre gravitato in questa area".

Ora è pur vero che in politica si può dire tutto e il suo contrario ma qui bisogna fare un po' di chiarezza. Come si conciliano le critiche di Berlusconi all'euro e all'Europa con le politiche messo in atto dal premier Monti? Come si fa a pensare ad un referendum per uscire dalla zona euro e poi rilanciare la candidatura di super Mario? C'è solo una risposta: i sondaggi.

Il fondatore del Pdl ha visto che una candidatura di Monti oggi vale circa il 20 per cento e quindi, da vecchio volpone qual'e, ci si sta buttando a pesce cercando di recuperare quell elettorato di centro destra deluso e amareggiato. Quello che per molti e' un passo indietro in realtà e' due passi avanti, un modo per rimanere vivo e continuare a dettare l'agenda delle alleanze. Infatti un Pdl senza il Berlusca candidato premier spacca il terzo polo, apre a Casini e spazza via Fini obbligandolo a tornare dai notabili del Pdl con il cappello in mano.

Berlusca non molla ma rilancia. Usa Monti come cavallo di Troia per continuare a contare.

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