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Acli, un tesoretto da un milione di voti

Ma, nonostante l'endorsement neocentrista di Andrea Olivero, non tutti sceglieranno Mario Monti  

Il ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione Andrea Riccardi (S), Luca Cordero di Montezemolo (C) e il presidente delle Acli Andrea Olivero (D) durante la convention ''Verso la Terza Repubblica'' organizzata dall'associazione Italia Futura. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Con quasi un milione di iscritti, 7.500 strutture territoriali, 3.200 circoli e servizi forniti a tre milioni e mezzo di persone, le Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) si apprestano a festeggiare, nel 2014, i 70 anni di storia. Restano tutt’ora un pilastro dell’associazionismo cattolico, soprattutto sul fronte del lavoro e dei patronati sociali e ormai anche sull’immigrazione e la difesa dell’ambiente, solo per fare alcuni esempi. Ma la “salita in campo” del loro presidente, il cuneese Andrea Olivero, accanto a Mario Monti, Andrea Riccardi e Luca Cordero di Montezemolo ha creato una certa fibrillazione in tutto il corpo associativo. Tanto da indurre Olivero a presentare le dimissioni ancor prima di firmare la candidatura per le prossime elezioni.

Si badi bene, la storia delle Acli è piena di presidenti che hanno fatto il “salto” in parlamento: da Domenico  Rosati a Giovanni Bianchi, da Franco Passuello a Luigi Bobba, in pratica tutti i presidenti degli ultimi 40 anni e tutti con il centrosinistra. Ma stavolta vedere accostato il presidente delle Acli a fianco dell’ex presidente di Confindustria e presidente della Ferrari, Montezemolo, ha fatto storcere il naso a qualcuno.

L’operazione neocentrista di Olivero naturalmente è più ampia e nasce da un rapporto molto stretto di amicizia con Riccardi, ma ciò non toglie che per le Acli il contraccolpo ci sia stato. Immaginare che ora il milione di iscritti aclisti voti per Monti è difficile se non impossibile: le Acli hanno sempre lasciato totale libertà elettorale e ormai la geografia politica dell’associazione è davvero variegata.

E sì che Olivero era stato l’anima del secondo incontro di Todi, nell’ottobre 2011 che aveva indotto alle dimissioni il governo di Silvio Berlusconi, complice il presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Da Todi 2, Olivero era uscito vincitore e punto di riferimento nella Chiesa e nel mondo cattolico. Poi l’operazione di “verso la terza Repubblica” che è stata accolta con sensibilità diverse dentro e fuori l’associazione, ma non poteva essere altrimenti.

Ora per le Acli si apre una nuova stagione che deve iniziare con la nomina del nuovo presidente. Due i candidati in lizza: il presidente provinciale di Milano Monza e Brianza, Gianni Bottalico (l’ideatore dei fondi di solidarietà per le famiglie della diocesi di Milano, con il cardinale Dionigi Tettamanzi) e il presidente delle Acli Puglia, Gianluca Budano che, in una lettera aperta agli «aclisti», scrive: «Sono queste ore difficili per la nostra Associazione. Non solo per la discesa in campo del nostro Presidente, con tutte le complessità che essa porta, o per l’apertura della sua successione in seno all’ultima riunione di Direzione Nazionale, ma per il clima interno che vive la nostra Organizzazione. Viviamo tutti insieme come classe dirigente l’intrecciarsi di vicende interne ed esterne, che ci rendono ibridi e ci frenano su entrambi i fronti, proprio nella fase storica in cui il Paese ha più bisogno di Acli, quelle vere, nette, incisive, che tutti conoscono da quasi settant’anni. Una storia la nostra tutta giocata sul senso più alto della politica come forma di carità, categoria questa di cui abbiamo un bisogno disperato in questa fase». Nord contro Sud insomma: deciderà il consiglio nazionale convocato sabato 12 gennaio.

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