Cardinali che si ribellano alle aperture "misericordiose" a divorziati risposati, coppie di fatto, conviventi, tanto care a papa Francesco. Libri firmati da principi del Collegio cardinalizio col chiaro intento di frenare l'opera riformatrice di Jorge Mario Bergoglio, il Papa a cui non viene "perdonato" da tradizionalisti e conservatori di voler continuare anche in Vaticano a tenere fede alle esperienze pastorali maturate nelle favelas argentine.

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Grandi fughe dalle commissioni varate per ristrutturare la Curia vaticana, ma anche per centrare il "miracolo" del risanamento delle finanze pontificie e per ripulire la Chiesa dal cancro della pedofilia. Condanne del Tribunale vaticano per prelati e consulenti della Commissione di studio sulle finanze vaticane accusati di aver trafugato documenti riservati della Sede apostolica.

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Persino nomine cardinalizie in importanti dicasteri che hanno creato imbarazzo e non pochi problemi a chi le aveva promosse, il sovrano pontefice. È quasi una moderna "via crucis" quella che ogni giorno Papa Francesco percorre a fatica dentro e fuori il Vaticano. Lunedì 13 marzo è il quarto anniversario della sua elezione papale, segnata indelebilmente da un "buona sera!" e un "pregate per me!" che lo catapultarono subito nel cuore della gente comune, cristiani, non cristiani, ma anche atei e non credenti.

Irlandese, Marie Collins a 13 anni era stata violentata da un prete. La signora, però ha sbattuto la porta dell'organismo vaticano antipedofilia spiegando che, "malgrado le buone intenzioni del Santo padre", in Vaticano nei dicasteri c'è omertà. Tirando in ballo, in particolare, la Congregazione della dottrina della fede guidata dal cardinale prefetto Gerhard Muller, dove "non hanno dato seguito" accusa, tra l'altro, la Collins "alle indicazioni del Papa di istituire un tribunale per giudicare i vescovi coinvolti in casi di pedofilia".

Per analoghi motivi prima della Collins si era dimesso anche un altro membro della stessa Commissione, lo statunitense Peter Saunders. "Sul tribunale per i vescovi solo una ipotesi di lavoro che, dopo una consultazione tra i dicasteri, abbiamo accantonato", ha tagliato corto Muller, considerato ormai tra i maggiori oppositori alle aperture di Papa Francesco.

Come prova la sua ultima fatica letteraria (un libro di 600 pagine pubblicato nei giorni scorsi in Germania e non ancora uscito in Italia) intitolato Il Papa, missione e mandato, in cui sostiene chei sacramenti sono "intoccabili" perchè provengono direttamente da Cristo e che "nessun pontefice può metterci mano". Nemmeno, avverte Muller nel libro, nelle aperture sacramentali a divorziati risposati, a coppie di fatto e conviventi decise da due Sinodi sulla famiglia e da una Istruzione ad hoc di Francesco.

In precedenza sullo stesso tema, in una lettera aperta, avevano sollevato dubbi ("dubia") i cardinali Caffarra, Gerdmuller, Burke e Meisner, sorta di iceberg di un "partito" antibergogliano ritenuto in crescita Oltretevere, dove qualche autorevole porporato italiano si dice addirittura "pentito di aver votato per l'argentino in conclave".

"Partiti" cardinalizi a parte, non sono comunque poche le cose fatte da Francesco nei suoi primi quattro anni di pontificato. Sulle riforme ha varato diverse commissioni di studio e accorpato alcuni dicasteri per evitare doppioni e tagliare le spese. Instancabile sul dialogo ecumenico, ha incontrato a Cuba il patriarca di Mosca, la prima volta dallo scisma del 1054, in Svezia ha celebrato i 500 anni della Riforma luterana, malgrado le critiche di non pochi cardinali.

È la voce più autorevole a favore di immigrati e rifugiati. Per le finanze, ha istituito la Segreteria per l'economia mettendoci a capo il cardinale australiano George Pell, finito però sotto inchiesta nel suo Paese per presunti casi di omesso controllo su preti pedofili. Altra grande spina per il Papa, che forse non vede l'ora che Pell faccia spontaneamente le valigie, avendo già superato i 75 anni, l'età pensionabile dei cardinali.

Acque agitate anche sulle finanze vaticane: il deficit per il 2015 è stato comunque dimezzato, da 25,6 milioni e 12,4. Una chiusura comunque in rosso dei bilanci della Santa sede che costringerà il Papa a ridurre ulteriormente le spese e a provocare altri mal di pancia sotto il Cupolone.

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