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Stalkbook, un Facebook a misura di stalker

Un ricercatore del MIT ha creato un'applicazione per dimostrare che la privacy su Facebook ha barriere molto labili. Nel frattempo Mark Zuckerberg ha depositato il suo primo brevetto: sulla privacy, appunto

Stalkbook

– Credits: practicalowl @ Flickr

Sei un utente Facebook qualunque, ogni giorno riempi la tua pagina profilo di foto, dettagli sul tuo carattere e le tue abitudini, aforismi scritti di tuo pugno, tempesti di tag le immagini dei tuoi amici, ogni tanto vai a svegliare l’utente che dorme con un obsoleto poke (esiste ancora, sì). Hai sentito dire che la privacy di Facebook non è esattamente a prova di bomba, e un po’ eri preoccupato che il tuo capo scoprisse la quantità di foto che ti ritraggono ubriaco in tutù a una festa di laurea. Stamattina però hai letto che dopo tanti tentativi Mark Zuckerberg è riuscito a depositare il suo primo brevetto, in sostanza ha brevettato l’intricato sistema che consente all’utente di regolare nel dettaglio le impostazioni della privacy per decidere chi può vedere cosa nella tua attività social. E ti sei un poco tranquillizzato.

Peccato che poi è arrivato il solito ricercatore del MIT e ha dimostrato, nemmeno ce ne fosse bisogno, che la privacy su Facebook è tutt’altro che blindata. Il ricercatore in questione si chiama Oliver Yeh, e mentre Zuckerberg e compagnia erano impegnati a oliare gli ingranaggi dell’ufficio brevetti americano (a quanto pare , inizialmente il brevetto del buon Mark era stato rifiutato in quanto pleonastico), lui si è dedicato allo sviluppo di una Facebook App di nome Stalkbook, che ha come intento primario quello di dimostrare quante falle ancora persistono nella privacy di Facebook.

Ma come può una Facebook App consentirti di sbirciare nel profilo di chi non è tuo amico? Semplice, raccoglie i dati utenti attraverso le API di Facebook, come farebbe uno sviluppatore terzo. Ecco come la spiega Yeh: “Con queste API, posso accedere alle informazioni del mio amico Trevor. Quello che fa Stalkbook è passare in rassegna tutte le informazioni su un utente e sugli amici dell’utente e arichiviarne una copia cache sul sito, in questo modo, quando qualcun altro visita Stalkbook, possono avere accesso a una versione cache dei dati di Facebook, questo anche se non hanno effettivamente l’autorizzazione per accedere alle informazioni di Trevor.

Sostanzialmente, dunque, l’idea di Oliver Yeh è quella di fornire agli utenti uno strumento che consente di accedere ai profili di persone con cui non si è in contatto, utilizzando le credenziali di un contatto che ha già utilizzato Stalkbook e che invece ha l’autorizzazione ad accedere a quel profilo. Sostanzialmente, la vecchia storia del lupo travestito da pecorella.

Yeh è convinto che basterebbe attirare su Stalkbook il 3% dell'intera utenza Facebook per poter avere virtualmente accesso alle informazioni di qualsiasi profilo. Non ha ancora lanciato l’applicazione e probabilmente non lo farà mai, dal momento che va a cozzare violentemente con le Condizioni d’uso di Facebook , ma ha creato un sito apposito in cui spiega il principio per cui una simile app potrebbe funzionare.

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