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Facebook, anche la sorella di Zuckerberg ha problemi con la privacy

Randi Zuckerberg, la sera di Natale, ha visto una posto che aveva postato su Facebook condivisa da una sconosciuta su Twitter. Invece di prendersela col fratello, però, se l'è presa con l'utente

Randi Zuckerberg

– Credits: Foreign and Commonwealth Office @ Flickr

Chi di privacy colpisce, di privacy perisce. È questo l’insegnamento che il clan Zuckerberg potrebbe avere imparato da questo Natale 2012. Merito dell’insolito regalo che Randi Zuckerberg, sorella del ben più noto Mark, si è vista recapitare su Twitter la sera del 25 dicembre.

Le cose sono andate grossomodo così: è la sera di Natale, la famiglia Zuckerberg è riunita in cucina, hanno tutti in mano uno smartphone, tutti tranne lui, Mark, che se ne sta in disparte. Stanno provando la nuova app che Facebook ha scodellato giusto in tempo per Natale. Poke è un’applicazione per iOS che consente di inviare messaggi, foto, video e naturalmente poke, a un contatto Facebook, che si autodistruggeranno pochi secondi dopo averli ricevuti (un po’ come i messaggi segreti nei film di spionaggio). Il momento è magico, l’intera famiglia fissa il display del proprio telefonino come se avessero tutti appena raggiunto il Nirvana. In realtà sono chiaramente in posa, infatti di lì a qualche istante qualcuno scatta una foto , che poco dopo Randi Zuckerberg deciderà di pubblicare e taggare sul suo profilo Facebook.

Brevissimo flashforward: è quasi l’una del mattino del 26 dicembre, una ragazza di nome Callie Schweitzer è su Twitter, sta postando una foto che ha visto comparire tra gli aggiornamenti di un’altra sorella Zuckerberg, nel farlo comunica a tutti che l’immagine ritrae la famiglia Zuckerberg intenta a testare la nuova app, poi, per amor di trasparenza, menziona nel post l’autrice stessa. Una manciata di minuti e la foto fa il giro del Web . Un’altra manciata di secondi e arriva la risposta di Randi, seccata, leggermente pedante, perché insomma non è così che si fa, dai, condividere col mondo una foto altrui...

Ora, a parte che l’idea che la famiglia Zuckerberg, la sera di Natale, invece di sfondarsi di dolci e giocare al tradizionale tombolone si metta a trastullarsi con un’applicazione di Facebook mi mette addosso una profonda tristezza. La cosa curiosa è un’altra. Invece di chiudersi in cameretta e mandare a memoria tutte le nuove impostazioni sulla privacy, Randi Zuckerberg ha preferito scagliarsi contro chi aveva “innocentemente” condiviso la foto di famiglia, improvvisandosi paladina della privacy online. Ecco il botta e risposta tra le due, liberamente adattato in forma di dialogo:

@cschweitz: "@randizuckerberg mostra in questa foto la reazione della sua famiglia a Poke."

@randizuckerberg: "Non sono sicura di dove tu abbia pescato questa foto. L’ho condivisa con degli amici solo su Facebook. Il fatto che tu la riposti su Twitter è davvero poco carino."

@cschweitz: "sono semplicemente una tua subcriber e quella foto era in cima al mio newsfeed. Mi dispiace davvero, ma è apparsa sul newsfeed, sembrava pubblica."

@randizuckerberg: "credo tu l’abbia vista perché sei amica di mia sorella (che era taggata). Grazie per le scuse. Sono solo suscettibile riguardo a foto pubbliche che diventano notizie."

Niente graffi in faccia e capelli strappati, per fortuna. Ma a Randi a quanto pare non è bastato veder rimossa la foto da Twitter, ha voluto anche snocciolare una personalissima paternale:

@randizuckerberg: "Etichetta digitale: chiedete sempre permesso prima di postare pubblicamente la foto di un amico. Non è una questione di impostazioni sulla privacy, è una questione di decenza umana".

E ha ragione. Ha perfettamente ragione, è una questione di decenza umana. Non fosse che Randi se la sta prendendo con il dito mentre il vero problema è sulla luna. Fuor di metafora, non mi stupisce se un nutrito numero di utenti si sia scagliato contro Randi , invitandola a tirare le orecchie al fratello, magari per indurlo a rendere più commestibili le impostazioni di Facebook, piuttosto che umiliare una poveretta che ha condiviso una foto che probabilmente centinaia di altre persone si erano già scambiate via email.

Esiste un numero imprecisato di persone che ogni giorno (magari senza saperlo) posta foto che vengono regolarmente visualizzate anche da persone sconosciute, il tutto magari per colpa di un tag aggiunto in un secondo momento da un altro amico. Si potrebbe obiettare che chi si iscrive a Facebook dovrebbe essere al corrente che sta rinunciando a una parte significativa della propria privacy, e avrebbe ben poco da lamentarsi. Ma è anche vero che è uno dei principali obiettivi di Facebook, negli ultimi tempi, sembra convincere le persone di poter condividere qualunque cosa senza paura di perdere la propria intimità.
La stessa app Poke, immortalata dai volti esultanti della famiglia Zuckerberg, ha come scopo proprio quello di convincere gli utenti a condividere contenuti con maggiore sicurezza, evitando il rischio che qualcuno, magari dotato di una riserva scarsa di decenza umana, decida di ripostarli sul suo account Twitter.

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