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Facebook Graph Search: vera rivoluzione o attacco alla privacy?

Nonostante le parole di Zuckerberg le informazioni personali potrebbero essere in pericolo. Ecco perché

Facebook ha chiesto agli utenti di “rivedere chi può vedere le tue cose”. Credits: VentureBeat

Passata la sbornia della novità introdotta da Facebook, vediamo di capirci qualcosa più a fondo, riguardo a come verrà trattata la privacy degli iscritti con la Graph Search. Quasi subito la ricerca grafica ha suscitato domande sulla privacy degli utenti, soprattutto in ricordo di come in passato il social network ha trattato le informazioni personali introdotte sulla piattaforma, costringendo più di una volta gli iscritti ad adattarsi a nuove regole e politiche non condivise proprio da tutti. Quello che Mark Zuckerberg ha voluto sottolineare è che le persone saranno in grado di utilizzare la ricerca per trovare qualsiasi contenuto che già viene condiviso con i propri amici sul social network, senza che gli altri possano vedere foto, video e post non espressamente “liberati”. In pratica tutti i contenuti che era possibile vedere prima dell’introduzione del Graph Search andranno a finire nel calderone della ricerca social, senza il rischio che si renda pubblico un tipo di materiale che prima non lo era. Questa è la teoria, la pratica è ben diversa.

Mettiamo il caso che un tuo amico pubblichi una tua foto in una Bar, geotagga l’immagine e la rende pubblica, quella foto sarà ricercabile da chiunque scriva il nome di quel bar o di un luogo di interesse li vicino. Quello che si può fare a questo punto è chiedere che il proprio nome venga rimosso dalla foto oppure modificarne le impostazioni di visualizzazione da “pubblico” a “solo amici”. Non è un caso che prima che la Graph Search sveli spiacevoli sorprese, Facebook ha chiesto agli utenti di “rivedere chi può vedere le tue cose”, mettendo un’icona a forma di lucchetto tra la Home e le impostazioni, in alto a destra.

Facebook ha lanciato uno strumento molto potente” – ci ha spiegato Davide Bennato, docente al Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania – “in quanto le informazioni che permette di ottenere fanno riferimento alla nostra rete di contatti e pertanto tutti i risultati delle nostre ricerche avranno come conseguenza quella di darci un quadro molto dettagliato di amici, interessi, passioni e vite digitali. Da un certo punto di vista questa funzione è molto utile, in quanto consente di ottenere consigli dalla nostra rete in modo automatico, ma dall'altro indebolisce ulteriormente la privacy perché consente di collegare informazioni tra di loro, rivelando così sui nostri amici molto più di quanto essi siano disposti ad ammettere. Diventerà sempre più necessario gestire con molta attenzione quali sono i settaggi della privacy che ognuno di noi ha in Facebook”.

Insomma il vantaggio di una ricerca del genere è evidente ma, come lo stesso Bennato evidenzia sul suo blog , presenta almeno tre scenari evidenti da tenere in considerazione. Il primo riguarda il pericolo del cyberstalking: “Due persone si separano. Avendo condiviso una parte di vita insieme hanno in comune un sacco di contatti Facebook (amicali ma non solo). Se uno dei due vuole continuare ad avere informazioni sull’altro può usare Facebook Graph Search per sapere se l’ex frequenta nuovi locali, con chi e in che città. E comportarsi di conseguenza”.

Il secondo punto riguarda la pedofilia. “Con Facebook Graph Search” – prosegue Bennato – “è possibile cercare chi della rete di contatti ha figli, che luoghi frequenta con i bimbi e magari raccogliere qualche fotografia di vita familiare”. L’ultimo scenario, importante soprattutto a livello professionale, è quello della reputazione. “Se voglio sapere chi è single e apprezza (like) 50 sfumature di grigio oppure è sposato/sposata e ha messo un like su fanpage legate al dating online posso farlo. Sono informazioni relativamente neutrali, ma si possono ottenere facilmente”.

E’ pur vero che le impostazioni di privacy sono lì a disposizione e si potrebbero settare per rendere vana un certo tipo di ricerca, dove qualcosa di nostro potrebbe essere visto da tutti. Ma in questo caso la Graph Search verrebbe meno e si avrebbe Facebook esattamente come è adesso. Le ricerche sulla privacy evidenziano come il vero pericolo non sia solo la registrazione delle informazioni e dati personali, ma la possibilità di incrociare i database dove sono conservati pezzi di informazioni che ci riguardano. E Facebook Graph Search non solo accede a queste informazioni, ma le rende liberamente accessibili.

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