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Facebook diventa Premium

Pubblicità rimossa per chi paga: sarà il futuro di Facebook?

Un grafico descrive Facebook "premium" (Google Patents / elab. grafica N.Battista)

Tempo di novità, per Facebook. Non c'è solo il nuovo News Feed , appena annunciato, che ha certamente diversi pregi ma potrebbe lasciare perplessi alcuni utenti. Bolle in pentola qualcosa di più grosso e dagli esiti ancora più imprevedibili: una versione a pagamento, con la possibilità di rimuovere i contenuti pubblicitari.

Nessun annuncio ufficiale, intendiamoci. Ma c'è qualcosa di più di semplici voci di corridoio: la notizia è infatti trapelata dopo la diffusione di una richiesta di brevetto depositata nel 2011 e resa pubblica solo da qualche settimana; in essa si leggono frasi come "personalizzazione di funzioni del profilo utenti a pagamento" e "l'utente può selezionare uno o più oggetti del social network per rimpiazzare pubblicità o altri elementi che normalmente sono mostrati ai visitatori della pagina del profilo utente, che  sono altrimenti gestiti dal social network". E ancora "l'addebito per la personalizzazione del profilo sarà periodico".

Insomma, già leggendo il testo introduttivo del brevetto si capisce che Facebook si appresta a lanciare in un prossimo futuro un abbonamento "Premium" - sia esso a cadenza mensile o annuale - che permetterà sia la rimozione della pubblicità che altre eventuali personalizzazioni.

Questa sarebbe una nuova fonte di introiti per Zuckerberg e soci, oltre a un modo per riconquistare la fiducia degli investitori.

Se il modello "freemium" non è nulla di nuovo - basti guardare un'applicazione come Spotify, o una delle tante app per smartphone che esistono in doppia versione gratuita e pagamento - la reazione degli utenti del social network però è tutta da vedere.

Di certo si sa che negli ultimi tempi è aumentata la presenza di contenuti pubblicitari che si "infilano" nei feed degli utenti, e a qualcuno la cosa già non è piaciuta più di tanto. La possibilità di avere un Facebook completamente privo di pubblicità - e senza stratagemmi tipo plugin di Firefox per bloccare quelli presenti sulla destra - potrebbe quindi interessare parecchi utenti. Per qualcun altro, invece, potrebbe segnare un ulteriore motivo di disaffezione: perché se è vero che un sito internet commerciale normalmente non è un ente benefico, molte persone si sentono "tradite" quando un servizio inizialmente pubblicizzato come gratuito diventa anche solo in parte a pagamento.

Viene da pensare a quelle parole "È gratis e lo sarà sempre" sulla home di Facebook. Che a ben vedere però sono situate sotto la parola "Registrazione". Creare un account è e resterà comunque gratuito. Chissà quindi se gli utenti di Facebook prenderanno la novità come quelli di Spotify (in cui circa un quarto sono abbonati paganti, mentre gli altri accettano la presenza degli spot in cambio della musica gratuita) o se sarà un po' come per WhatsApp, in cui è sembrata esserci una sorta di sollevazione popolare contro i 79 centesimi l'anno. Sopratutto da parte di chi non aveva letto per bene le condizioni contrattuali: dopotutto, WhatsApp era a pagamento dopo il primo anno sin dall'inizio...

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