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Facebook, addio democrazia?

Il social network rivede il suo sistema di governance: non si potrà più votare per modificare le policy proposte dallo staff della società. Si potrà – tutt’al più – “discuterne” con il responsabile della privacy

– Credits: AP Photo/dapd, Timur Emek

Da buon social network qual è, Facebook vorrebbe che tutto ciò che transita al suo interno fosse condiviso. Persino le regole interne, fino ad oggi, sono state trattate come un aggiornamento di stato: le vedi, ti piacciono, le condividi.

Facebook cambia un precetto sulla privacy? Puoi dire la tua, coinvolgere altri utenti e chiedere a Mark Zuckerberg e soci di cambiarle (in meglio). Questo fino ad oggi, appunto. Da domani infatti, il meccanismo di governance della piattaforma potrebbe subire un profondo cambiamento. È lo stesso staff di Menlo Park a farcelo sapere in un comunicato apparso sulla sua Newsroom .

L’idea spiega Elliot Schrage, Vice President, Communications, Public Policy and Marketing, è quella di riformare il meccanismo che sta alla base del processo di consultazione pubblica. In sostanza: fino ad oggi gli utenti potevano chiedere una modifica alle regole proposte da Facebook raggiungendo un determinato quorum di commenti: bastavano 7000 risposte per avviare il processo di votazione (la quale avrebbe poi richiesto un ulteriore pronunciamento sociale di almeno il 30% degli iscritti).

Alla luce dell’ampliamento della community (che come tutti sanno ha ormai superato il miliardo di utenti) e soprattutto della quotazione a Wall Street, che ha reso il sito più esposto alle attività di regolamentazione delle autorità, questo sistema  - spiega Facebook - è diventato obsoleto. Perché buona parte dei commenti non sono dei veri e propri giudizi di merito sulle nuove proposte ma vengono pubblicati semplicemente per raggiungere il quorum necessario per innescare il processo di votazione.

In sostituzione, il social network propone un sistema di revisione basato sull’interazione qualitativa fra il suo team e gli utenti. Che potranno chiedere direttamente al Chief Privacy Officer delle Policy, Erin Egan, chiarimenti su tutte le questioni inerenti la privacy, la sicurezza e quant'altro. Sulla base di queste lo stesso responsabile indirà a scadenze regolari una serie di webcast per discutere su tutte le proposte migliorative.

È un sistema che garantirebbe un processo di revisione meno democratico ma sicuramente più attuale rispetto a quello adottato finora. Nel 2009, quando Facebook contava “solo” 200 milioni di utenti, i 7000 commenti necessari per entrare nella successiva fase di voto rappresentavano una massa critica coerente con la popolazione del social network, ma ora che il volume di iscritti si è quintuplicato si tratta di un quorum praticamente irrisorio. Decisamente più difficile, invece, arrivare alla soglia minima per la validazione del voto, il 30% degli iscritti, praticamente più di 300mila utenti  (quota che peraltro non è stata mai raggiunta finora).

Ma c’è chi anche chi sospetta che il nuovo sistema di governance sia stato pensato per tagliare alla radice l’azione di tutti gli attivisti ritenuti troppo “ingombranti”. È il caso di Europe Vs Facebook , il movimento promosso dall’ormai arcinoto studente austriaco Max Schrems che lo scorso giugno riuscì a mobilitare 47.000 iscritti per modificare le nuove regole della privacy.

L’impressione, al di là di tutto, è che Facebook resti un network sociale solo sul piano delle dinamiche di interazione fra gli utenti. Le decisioni, quelle che contano, arrivano e continueranno ad arrivare dall’alto. Almeno fintantoché ci sarà Mark Zuckerberg a guidare la baracca (si fa per dire).

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