Smartphone & Tablet

Smartphone, prima faccio una foto e poi la metto a fuoco

Toshiba sta lavorando a un sensore in grado di modificare sensibilmente le immagini anche dopo lo scatto

Lytro, la fotocamera a cui si ispira il sensore di Toshiba

Accanto ai suoi popolarissimi filtri, ci siamo appassionati a un’altra funzione di Instagram: la possibilità di sfumare una porzione di una foto chiudendola all’interno di un cerchio o di un rettangolo più o meno grande. Quello che però ancora non possiamo fare, né con Instagram né con qualsiasi altro programma di fotoritocco, è il processo inverso: mettere a fuoco un soggetto o un elemento che erano sfocati nello scatto originale. Non se ne esce: una volta premuto il fatidico tasto dello scatto, se un nostro amico, un elemento del paesaggio, un dettaglio, erano fuori fuoco rimarranno tali per sempre. A meno di non immortalare la stessa scena più di una volta. D’altronde è così che lavorano i sensori delle fotocamere, di smartphone e tablet.

Ecco perché la Lytro è stata presentata come una mosca bianca, come un oggetto rivoluzionario nel suo campo, come una possibile linea di tendenza da seguire: è in grado di farci scegliere in ogni momento successivo allo scatto quale porzione della foto vogliamo tenere a fuoco. Così della stessa immagine si possono ottenere a tavolino svariate versioni, ognuna profondamente diversa dall’altra. Il punto è che parliamo di un dispositivo a sé stante, dal prezzo non proibitivo ma nemmeno accessibile a tutti (a partire da 399 dollari, circa 300 euro e comunque non distribuito direttamente in Italia), mentre ormai siamo abituati a usare soprattutto telefonini e tavolette per immortalare vacanze, feste e altri momenti della nostra vita prima di postarle sui social network.

Ecco perché Toshiba ha deciso di scegliere un’altra strada: di creare un sensore dalle caratteristiche simili a quelle di Lytro, ma spesso appena un centimetro e in grado di funzionare con i dispositivi mobili che usiamo ogni giorno. Sta infatti lavorando a una fotocamera dotata di 500 mila piccolissime lenti che catturano una scena e la inviano a un software, il quale è capace di gestirle, elaborarle e di fare decidere all’utente, di volta in volta, cosa vuole a fuoco e cosa no. Oppure, certo, se desidera che tutta la superficie dell’immagine abbia la massima nitidezza. E non finisce qui perché il sensore di Toshiba sarebbe in grado di fare addirittura di più: trasferire questa funzione anche ai video, possibilità che invece alla Lytro, per ora almeno, è preclusa.

A quanto pare il progetto è ancora in una fase iniziale e non dovrebbe essere disponibile a livello commerciale prima della fine del 2013. Toshiba sembra intenzionata a non distribuirlo direttamente, bensì a proporlo ai principali produttori di telefonini e tavolette a costi non proibitivi. Il che significa che presto o tardi potremmo trovarlo già disponibile di serie proprio sul modello che avevamo intenzione di comprare. E improvvisarci registi con capacità quasi taumaturgiche. O, ancora meglio, portare il ritocco e il social sharing fotografico su un livello di gran lunga superiore rispetto a quello a cui siamo abituati oggi.  

Twitter: @marmorello

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