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Smartphone & Tablet

Salviamo l’Africa dai rifiuti elettronici

ReMedia tira le somme del progetto Ewit con cui ha avviato un processo di miglioramento delle condizioni di chi ricicla smartphone e tablet in Africa

Gli smartphone moderni ospitano circa 40 metalli diversi. Molti di questi provengono dalle aree più povere del mondo, dove veri e propri schiavi scavano per recuperare elementi grezzi, come il tantalio, che vengono usati nelle fabbriche delle multinazionali per realizzare telefonini, tablet ma anche altri dispositivi hi-tech.

L’80% delle risorse minerali necessarie all’industria tecnologica arriva dal Congo, un paese martoriato da guerre e diatribe interne, che mirano proprio al controllo delle zone più ricche di materie prime.

Gli organismi locali e internazionali, solo qualche anno fa, si sono resi conto di cosa sta succedendo nel sud del pianeta (o meglio, lo sapevano, facendo finta di niente), attivandosi per migliorare almeno in parte le condizioni di lavoro di chi passa intere giornate nei complessi di giacimento, pagando sempre più spesso con la propria vita il costo di costruzione di un cellulare.

L’Italia in prima linea

Tra i progetti più interessanti che mirano non solo alla sensibilizzazione del tema sfruttamento-produzione tecnologica ma anche ad attività concrete, c’è Ewit, coordinato dal Consorzio ReMedia, che raggruppa un network attorno al quale girano aziende italiane e straniere del settore della gestione dei RAEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), pile e accumulatori.

“Ewit ha preso il via nel febbraio del 2015 – ci dice Danilo Bonato, direttore generale di ReMedia – e ha visto la partecipazione di 24 partner internazionali del mondo della ricerca accademica, delle istituzioni locali e dell’industria, e un grande sforzo da parte del nostro Consorzio in tutte le fasi. L’obiettivo è stato mettere in contatto quattro città europee e quattro africane per la condivisione delle migliori pratiche di riciclo e recupero degli scarti elettrici ed elettronici.

Firenze, Anversa, Oporto e Vienna hanno condiviso strategie e metodi con Choma (Zambia), Abidjan (Costa d’Avorio), Johannesburg (Sud Africa) e Kisii (Kenya). Ci siamo adoperati per tradurre il nostro impegno in un’intensa attività di formazione sul territorio africano, promuovendo la conoscenza e l’utilizzo di strumenti corretti per la gestione dei RAEE, tramite un investimento di oltre 1,6 milioni di euro. Abbiamo organizzato incontri ed eventi in Sud Africa, Costa d’Avorio, Kenya, Senegal e Zambia, culminati a fine gennaio 2017 nella Conferenza Panafricana di Nairobi”.

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Perché l’Africa è diventata la pattumiera hi-tech del mondo

Il motivo? Sempre più persone, per vivere, dedicano il loro tempo a estrarre senza le precauzioni necessarie, non solo i materiali naturali per la realizzazione dei gadget che ci portiamo dietro ma anche quelli che possono essere riutilizzati sui dispositivi rotti e obsoleti, che arrivano in Sud Africa tramite i traffici internazionali, eludendo i controlli facendoli passare per beni usati invece di vera e propria spazzatura.

Come riciclare gratis smartphone e tablet

“Noi le tentiamo tutte pur di tenere gli scarti hi-tech in Italia (dove un anno fa si è conclusa l'iniziativa Raee@Scuola dell'Anci) – prosegue Bonato – così da avere un controllo maggiore sul riciclo e destinazione”. Farli rimanere all’interno della nostra penisola vuol dire anche semplificare le modalità con cui gettare correttamente questi tipi speciali di rifiuti. Per questo esiste il programma 1 contro 0 (che avevamo anticipato qui), che permette di consegnare, gratuitamente, oggetti tecnologici di piccole dimensioni come smartphone e tablet (con lato più lungo fino a 25 cm) presso tutti gli esercizi commerciali con superfice superiore a 400 mq, in pratica le catene più conosciute.

Rottamare i RAEE non deve essere un fastidio ma una pratica comune, che a qualche connazionale ancora non entra in testa, simile a quella degli altri scarti casalinghi. Nel nostro paese, in otto anni, la raccolta dei rifiuti elettronici è cresciuta, superando nel 2016 le 58 mila tonnellate a livello domestico, un incremento del 75% rispetto all’anno precedente. Questo vuol dire che gli italiani riciclano di più e meglio rispetto al passato, un buon segnale per il futuro".

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