Sicurezza

Snowden e Manning, hacker. Quasi eroi

Due dei più grandi cyber scandali della storia svelati da ragazzi figli della cultura hacker. Eroi o traditori?

Credits: DonkeyHotey, Flickr

Non c’è voluto molto per trasformare gli Stati Uniti da super potenza a difesa dei diritti dei cittadini a macchina che spia gli americani e gli stranieri, seppur a scopo "difensivo". I due più grandi buchi nel sistema di intelligence a stelle e strisce sono stati causati da ragazzi dal viso pulito, mossi più da una certa etica hacker che da (come dicono loro) "patriottismo".

Edward Snowden (29) è il giovane contractor che ha reso pubblici i documenti che mostrano come la National Security Agnecy (NSA) abbia spiato i registri relativi alle telefonate di milioni di americani (in particolare quelli che usano Verizon) e le attività in rete di centinaia di milioni di stranieri attraverso PRISM .

Bradley Manning  (25) è invece l’ex militare americano, attualmente sotto processo, arrestato in Iraq nel 2010 e accusato di aver passato file segreti a WikiLeaks relativi a operazioni e tattiche dell'esercito Usa.

Le relazioni fra i due vanno oltre le statistiche generazionali. Nessuno dei due ha una laurea o una formazione accademica nell’ambito informatico, eppure entrambi sono diventati simbolo della lotta al sopruso digitale, molto di più di hacktivisti del calibro di Anonymous.

Sia l’azione di Snowden che quella di Manning hanno portato il governo degli Stati Uniti a ripensare il modo in cui comunica al Paese le proprie attività in fatto di sicurezza. Certo non si può combattere il terrorismo dettagliando usi e costumi della NSA ma si può cercare di fare chiarezza su come vengono monitorati i cittadini e soprattutto come vengono scelti i profili “interessanti”.

La cyber war in atto, con il clamore suscitato dagli hacker cinesi di APT 1, mostra come non ci siano due opposte fazioni, fatte di hacker e milizie classiche.

In barba a ogni possibile schema narrativo, nascono nuovi soggetti tra i governanti e gli oppositori, che possono sconvolgere piani anche senza schierarsi da una parte o dall’altra.

Dopo gli attentati dell’11 settembre gli Stati Uniti hanno deciso di rinforzare le proprie strutture informatiche intese come vero e proprio strumento di prevenzione terroristica. Ma è dall'inizio delle rivelazioni di WikiLeaks nel 2010 che il Pentagono ha deciso di lavorare ancora di più in segreto, prendendo misure estreme per i suoi dipendenti. Video, documenti e relazioni conservate nelle workstation di Manning sono diventati pubblici con la convinzione che non fosse quello il modus operandi giusto degli Stati Uniti in Iraq.  

"Quello che hanno fatto Snowden e Manning è molto vicino alla cultura hacker - ci dice Matteo G. P. Flora, uno dei fondatori del Centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali - ovvero all'obiettivo di rendere visibile a tutto ciò che i governi nascondono. In entrambi i casi ci sono delle persone che mettono in luce casi limite di controllo e monitoraggio che possono attentare alle libertà individuali. È importante considerare come siano di più le volte che ci si ricorda di azioni hacker atte a svelare segreti che interessano il pubblico di quelle dettate da un semplice interesse economico. Gli hacker agiscono secondo un'etica, proprio come Snowden e Manning, con le dovute differenze del caso". Hermes sviluppa la piattaforma GlobaLeaks che permette di inviare informazioni (cosiddetti leaks) in forma anonima e in tutela della privacy.

Nonostante tutti gli accorgimenti possibili, rimane praticamente impossibile rendere una qualsiasi rete totalmente sicura. Non a caso il recente datagate è venuto alla luce grazie a un ragazzo che lavorava alla NSA con un appalto esterno, insomma una persona che non avrebbe dovuto accedere alle informazioni di PRISM o del Boundless Informant. Dietro l’angolo potrebbero esserci tanti altri Snowden o Manning ed è la stessa gola profonda, ora a Hong Kong, che lo rivela in una lettera al Washington Post dove invita “tutti gli altri a farsi avanti” sperando che le sue confessioni ne incoraggino di simili.

Snowden ha agito contro violazioni dei diritti civili, Manning contro le violazioni dei diritti umani, entrambi hanno utilizzato il web come cassa di risonanza per quello che avevano fatto.

Le rivelazioni dei due hanno mostrato come l’organizzazione militare statunitense non sia poi così lontana da quella cinese che impiega un’intera sezione cyber (la APT 1 ). A Snowden e Manning va quindi il merito di aver scoperchiato il complesso sistema di controllo messo in atto dalla NSA e la volontà di mappare, in via telematica, tutti i paesi del mondo.

Hanno agito dallo stesso impulso – scrive il portale MondoWeiss - volevano riscattare la nostra società dall'attuale stato di paranoia per la sicurezza e lo hanno fatto alla luce del sole perché credevano nel diritto del popolo di sapere. Entrambi hanno puntato il futuro su tale principio, così quando ci alziamo per Snowden cerchiamo di stare in piedi anche per Bradley Manning”. Senza dimenticarci di Aaron Swartz.

 
© Riproduzione Riservata

Commenti