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Sicurezza

Anonymous dietro le dimissioni di Petraeus?

Tutto parte dalla diffusione dei Global Intelligence Files con migliaia di account email violati dagli hacker. Anche Google sotto la lente

Paula Broadwell fa parte degli Anonymous? Credits: chronicle.su

Una manciata di email è costata la carriera ad uno degli uomini più infallibili degli ultimi anni, almeno a livello di intelligence. Per l’ennesima volta il sistema internet si è rivelato estremamente insufficiente nel dover conservare memorie e segreti. Al di là del lavoro di Paula Broadwell, l’amante di David Petraues che avrebbe minacciato via email una presunta corteggiatrice dell’ex direttore della CIA, dietro la diffusione di email confidenziali ci sarebbe altro. Qualche mese fa ha fatto scalpore la notizia della violazione e diffusione, da parte degli hacker di Anonymous, delle email conservate dalla società Stratfor , compagnia texana che si occupa di sicurezza. Tra i clienti principali della società ci sono grandi organizzazioni, aziende e personaggi di spicco del mondo economico e politico mondiale. Capirete lo sgomento per la fuoriuscita di una mole di dati, teoricamente, capaci di capovolgere equilibri mondiali.

Siamo a febbraio del 2012 e WikiLeaks e Anonymous danno il via alla campagna “The Global Intelligence Files ”, attraverso la quale avrebbero pubblicato le email più interessanti trafugate. L’eco di quella campagna arriva fino ad oggi, direttamente al computer di David Petraues. Chiunque abbia scaricato una copia del database della Stratfor, con un po’ di conoscenza di politica internazionale avrebbe potuto scoprire il flirt, mesi fa. Il motivo è che uno degli account di posta elettronica di Petraues, secondo The Hacker News , sarebbe nell’elenco degli account compromessi da Anonymous durante il furto alla Stratfor.

Ed è qui che (ri)entra in gioco il team degli hackivisti. Sorgono molti dubbi infatti su come Paula Broadwell sia venuta a conoscenza dello scambio di comunicazioni tra David Petraues e Jill Kelley, donna minacciata dalla stessa Broadwell, che ha denunciato all’FBI le email minatorie ricevute dall’amante e biografa del capo della CIA. Come riportano varie testate, tra cui la britannica The Register , la Broadwell era cliente della Stratfor e sepolto tra la mole di informazioni rubate dagli Anonymous c’era anche il suo account di posta elettronica con relative comunicazioni personali e in quanto cliente del gruppo, la Broadwell aveva accesso ai servizi del sito web della compagnia di intelligence informatica.

Anonymous nella vicenda avrebbe quindi giocato, inconsapevolmente, un doppio ruolo. Da una parte contribuendo a svelare la relazione di Petraues con Broadwell, dall’altra permettendo alla stessa Broadwell di scovare le comunicazioni tra Petraues e Jill Kelley, che l’hanno spinta a minacciare la donna via email. Si presume che Broadwell abbia utilizzato il suo account di posta paulabroadwell@yahoo.com per inviare email minatorie alla Kelley, dopo averne individuato l’indirizzo nelle conversazioni con Petraues. Una vicenda complicata che ha però lasciato, merito del web, un filo di Arianna che ha permesso agli investigatori di ricostruire il tutto. Inoltre c’è chi azzarda che Paula Broadwell abbia direttamente collaborato con Anonymous nell’accesso di alcuni file top-secret, agendo quasi da infiltrata (sarà per questo che ora è osservata speciale dell’FBI?)

Intanto molti esperti di sicurezza informatica cominciano a speculare sulla posizione di Google in materia di monitoraggio utenti. Nonostante Petraues utilizzasse un nome falso per comunicare via email con Paula Broadwell, gli investigatori non hanno perso molto tempo a capire che l’uomo con il quale comunicava la donna era in realtà il capo della CIA. Il motivo sarebbe nella traccia lasciata dai metadati conservati nelle email di Gmail che permetterebbero di associare un singolo utente ad altre identità, non necessariamente sotto il dominio Google.

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