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Dal GPS al QPS, ecco la bussola quantica che pensionerà il satellite

La marina britannica sta sviluppando un nuovo sistema di posizionamento che sfrutta il raffreddamento laser di atomi di rubidio, e consente di fare a meno del satellite

bussola mappa

– Credits: Calsidyrose @ Flickr

Tutto arriva dalle trincee. Non è esattamente un modo di dire: piuttosto una considerazione che viene spontanea scorrendo la storia della tecnologia moderna. Insomma, pensateci: Internet, i robot, le intelligenze artificiali, una buona fetta delle tecnologie che oggi promettono di rivoluzionare la nostra società hanno passato un lungo periodo di incubazione nei laboratori militari.

Lo stesso discorso vale per il GPS - sviluppato nel 1973 proprio nell’alveo del Dipartimento della Difesa statunitense, e ormai considerato prossimo al pensionamento – e per il suo più probabile successore

Il nome è provvisorio sembra strappato dalle pagine di un libro di fantascienza: “quantum compass”, ma qualcuno già è pronto a rinominarlo QPS (Quantum Positioning System). Si tratta di una nuova tecnologia su cui il Ministero della Difesa britannico sta investendo milioni di sterline , un sistema che nasce per consentire di bypassare i limiti del GPS (se non sei all’aria aperta o quasi, funziona male), e nello specifico, per consentire anche ai sottomarini di avere un sistema di geolocalizzazione affidabile.

Al momento, infatti, i sommergibili (che mai potrebbero captare il segnale satellitare dalle profondità degli oceani), sfruttano il GPS quando emergono e una volta immersi si servono di un sistema di accelerometri che, a partire dal punto di partenza (noto) calcolano quali spostamenti abbia fatto il mezzo (con un margine di errore piuttosto ampio). Il quantum compass, o bussola quantica che dir si voglia, punta proprio a fornire un sistema per calcolare gli spostamenti senza bisogno del sostegno costante del satellite.

Questa bussola quantica ha le dimensioni di una scatola da scarpe, dentro sono installati una serie di laser che vengono utilizzati per raffreddare atomi di rubidio a temperature bassissime, vicine allo zero assoluto (intorno ai 100 picokelvin). In questo stato, gli atomi di rubidio sono estremamente sensibili al campo magnetico e gravitazionale della terra, e possono quindi essere sfruttati per monitorare gli spostamenti di un sottomarino con un’elevata precisione.

Naturalmente, perché questa tecnologia possa incontrare un successo paragonabile a quello del GPS, è necessario che si trovi il modo di renderla miniaturizzabile e integrabile in un chip. Ma comunque sia, non è difficile prevedere quali prospettive verrebbero aperte da un sistema accoppiato GPS-QPS, che permetta di seguire nel dettaglio ogni genere di spostamenti, compresi quelli indoor

Sarebbe una manna per i self-tracker, che potrebbero calcolare il numero esatto di passi compiuti, di scalini saliti (e ascensori presi); sarebbe una manna per chi sfrutta le mappe mobile per orientarsi in palazzi pubblici, o per i turisti che sognano guide automatizzate in forma di app che si attivino in corrispondenza di una particolare stanza di un museo; ma sarebbe una manna soprattutto per chi con i dati degli utenti ci mangia: Facebook, Google, gli inserzionisti pubblicitari, chiunque abbia bisogno di sapere con precisione dove si trova un suo potenziale cliente, in modo da poterlo raggiungere quando più è vulnerabile (leggi: incline a far compere).

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