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Megaupload, Kim Dotcom twitta bandiera bianca all’FBI

L'ex re del file sharing ha inviato un tweet al Dipartimento di Giustizia americano per chiedere un processo giusto, e la libertà su cauzione. Dallo scorso gennaio è accusato di aver lucrato fino a 500 milioni di dollari con file illegali

NEW ZEALAND MEGAUPLOAD JUSTICE

Kim Dotcom (aka Kim Schmitz) – Credits: Ansa

Lasciate perdere l’estradizione, non ce n’è bisogno. Garantitemi libertà provvisoria e un giusto processo,sbloccatemi i fondi necessari a pagare gli avvocati e a far vivere la mia famiglia, e vengo negli States con le mie gambe.

Dopo mesi passati a trincerarsi nella sua sfarzosa reggia di Auckland, in Nuova Zelanda, più o meno con queste parole, il leader di Megaupload Kim Dotcom ha annunciato l’intenzione di consegnarsi alle autorità americane. Per farlo non ha usato avvocati o carte bollate, ha preferito indirizzare un tweet al Dipartimento di Giustizia americano. Ancora una volta, non si capisce se scherzi o faccia sul serio.

Lo scorso gennaio, Kim Schimtz, l’ex-pirata informatico tedesco proprietario del portale di file-sharing Megaupload, venne arrestato insieme ai suoi colleghi dopo un raid delle forze dell'ordine che provvedettero immediatamente a congelare i fondi del sito, oltre a requisire milioni di dollari di beni, tra cui 15 auto di lusso. L’accusa era quella di aver lucrato fino a 500 milioni di dollari sfruttando materiale caricato illegalmente sulla piattaforma. Dopo un mese di carcere, a Dotcom fu concesso di tornare tra le pareti di casa propria, per preparare la propria difesa con un team di 25 avvocati. Da qualche mese, evidentemente conscio della popolarità che ancora può vantare presso la comunità web, Dotcom ha aperto un account Twitter , una sorta di torre d'avorio da cui ogni giorno deposita in Rete i suoi personalissimi messaggi in bottiglia, che puntualmente vengono ritwittati in ogni angolo del mondo.

Pochi giorni fa, Dotcom si bullava garantendo che presto Megaupload avrebbe riaperto i battenti. Nella giornata di ieri, poi, è arrivata la notizia del rinvio al marzo 2013 dell’udienza per l’estradizione dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti. Di fronte alla prospettiva di altri sei mesi di costosi preparativi processuali, Dotcom ha lasciato perdere per una volta i soliti tweet burloni per sventolare quello che sembra l’equivalente digitale di una bandiera bianca.

Hey Department Of Justice, verremo negli Stati Uniti. Non c’è bisogno di estradizione. Vogliamo la libertà su cauzione, fondi sbloccati per avvocati e spese di sussistenza”.

Non è dato sapere se il tweet sia il prodotto di un ragionato confronto con i propri legali oppure solo l’ennesimo frutto della logorrea digitale di Dotcom. Lo stesso Dotcom non ha esitato a commentare il suo stesso tweet, sostenendo che l’FBI non approverà mai la sua richiesta, poiché sa di non avere strumenti per vincere una causa legale contro di lui.

Sarà, nel frattempo però le condizioni di Dotcom e dei suoi ex-compagni non sembrano precisamente rosee. In un’intervista con il New Zealand Herald, il re di Megaupload ha rivelato di non essere in grado di pagare le spese legali, accusando i suoi oppositori di avere la precisa intenzione di lasciarlo agonizzare nell'attesa di prosciugare i suoi fondi fino all’ultimo centesimo.

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