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Il nuovo MySpace potrebbe battere Spotify. Ecco perché

La società che possiede MySpace avrebbe in mente di trasformare il servizio in un portale streaming da schierare contro Spotify e Pandora. Ecco perché potrebbe avere successo

MySpace nuovo

– Credits: MySpace

Povero MySpace. Negli ultimi anni è stato a più riprese messo alla berlina come simbolo della transitorietà della popolarità Web, come la prima vittima di Facebook, come quella startup che solo cinque anni dopo essere stata valutata 580 milioni di dollari, è stata svenduta a una società di advertisting per 35 milioni. La picchiata sembrava essersi arrestata a settembre, quando Interactive Media Holdings e Justin Timberlake hanno lanciato un MySpace completamente ridisegnato , prendendo qui e là da Facebook, Twitter e Pinterest.

E come se la cava oggi, MySpace? Non troppo bene. Perché sì, il traffico web sta aumentando (da dicembre 2011 è salito del 36%), gli utenti pure (da 25 a 28 milioni negli Stati Uniti). Anche gli introiti sono cresciuti, ma sono comunque ancora troppo vicini al fondo del barile per mettere in fresco dello spumante. Quest’anno nelle casse di MySpace sono entrati 15 milioni di dollari, appena 6 in più rispetto al 2011, e in ogni caso le perdite per il 2012 già ammonterebbero a 40 milioni di dollari.

Insomma, per poter sperare di risalire la china, MySpace ha bisogno di una svolta, e quella svolta pare stia per arrivare. Una serie di prospetti aziendali reperiti da Business Insider in questi giorni rivelano l’intezione di Interactive Media Holdings di organizzare una raccolta fondi per ottenere i 50 milioni di dollari necessari a rilanciare MySpace nel secondo trimestre del 2013 come rivale dichiarato di Spotify e Pandora.

Insomma, a giudicare da questi prospetti, MySpace sembra avere tutte le intenzioni di lanciarsi nel mercato dello streaming on demand online, con un occhio di riguardo per il mercato mobile, un settore finora poco battuto da Timberlake e soci. Ma con che coraggio un brand ancora convalescente decide di mettersi a incrociare le spade con un servizio di punta come Spotify? Semplice: gli conviene. A differenza di Spotify, infatti, può vantare un catalogo audio di 42 milioni di canzoni (contro i 15 di Spotify), più di metà delle quali appartengono ad artisti privi di contratto discografico, e che hanno rapporti diretti con MySpace, ragion per cui 27 milioni di queste canzoni hanno per MySpace un costo di base pari a zero. Spotify, invece, deve pagare in media 0,070 centesimi per ogni canzone ascoltata, quasi quattro volte quello che in media tocca sborsare a MySpace. Se a questo si aggiunge il fatto che MySpace può contare su un parco utenti americano più che doppio (28 milioni contro 12 milioni) e su un’espansione già radicata in altri paesi del mondo, risulta meno difficile capire perché Justin Timberlake e compagni abbiano deciso di puntare alla luna.

Luna che, nelle previsioni più rosee di Interactive Media Holdings, si traduce, da qui al 2015, in un incasso annuale quasi decuplicato. Riuscirà MySpace a risalire tutta la china e a tornare a volare nell’iperuranio del social web? Lo sapremo nel giro di qualche mese.

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