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Magazine digitali, è boom. Ma quanto rendono?

Una ricerca pubblicata da Adobe conferma: nel 2013 le pubblicazioni digitali hanno triplicato il bacino di lettori. Ma la sfida per gli editori non cambia: monetizzare il traffico Web

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Adobe

– Credits: Adobe

I media digitali stanno uccidendo la carta stampata? Probabilmente sì, ma bisogna pure ammettere che è proprio grazie al Web che gli editori stanno raggiungendo percentuali di audience prima inimmaginabili.

Secondo una recente statistica pubblicata da Adobe, le pubblicazioni digitali hanno più che triplicato il numero di lettori unici rispetto al 2012, con un aumento consistente del livello di coinvolgimento dei lettori. Ogni mese – rivela infatti la società americana – ogni utente dedica in media 50 minuti del proprio tempo a leggere in digitale.

"Gli editori stanno diventando sempre più esperti su come guidare gli utenti verso applicazioni ed edicole digitali", spiega a Panorama.it Bridget Roman, Senior Product Marketing Manager, Digital Publishing: "partendo dalla carta stampata hanno portato i loro contenuti prima sul web, poi sui telefoni infine sui tablet. Ma soprattutto stanno capendo ciò che può offrire al lettore ogni singolo supporto digitale. Ci sono riviste che oggi offrono opportunità differenti in base al dispositivo sul quale vengono visualizzate. Un lettore che accede a determinati contenuti dal proprio iPhone, ad esempio, può sapere in anticipo quanto tempo impiegherà per leggerlo: se è in treno o sta percorrendo un breve tragitto in taxi può regolarsi di conseguenza, leggendo solo ciò che il tempo gli concede. Per i lettori digitali oggi è molto più facile oggi filtrare i contenuti in base alle proprie necessità".

Se è vero che i numeri parlano di un vero e proprio boom dei media digitali, d’altro canto si tratta di un trend che ancora non riesce a incidere pienamente sul vero problema dell’editoria 2.0: la capacità di trasformare questa enorme mole di lettori in qualcosa di più redditizio. Secondo il Rapporto 2013 sullo Stato dei News Media del Project for Excellence in Journalism del Pew Research Center, per ogni dollaro guadagnato con il digitale, gli editori perdono 16 dollari nella carta stampata (il rapporto era sette a uno nel 2010).

Il punto – spiega Bridget Roman - sta proprio nel saper monetizzare l’enorme traffico generato dal Web, portando sempre più utenti ad acquistare copie o servizi digitali. Ecco perché Adobe, probabilmente la società più attiva del mondo nello sviluppo di piattaforme per la pubblicazione e la distribuzione dei contenuti - tre quarti delle edizioni digitali fruite su dispositivi mobili, vale la pena sottolinearlo, sono basate sulla sua soluzione Digital Publishing Suite - punta a questo punto a rinsaldare il legame con gli editori, offrendo loro strumenti che sappiano indirizzare il traffico dei visitatori verso app o servizi profittevoli. È in questo quadro che si inserisce ad esempio la decisione di pubblicare entro il primo semestre del 2014 le specifiche tecniche del formato .folio per i magazine digitali, con licenza gratuita. L’idea, spiega la responsabile, è quella di favorire l’espansione del digital publishing, agevolando la creazione di app sviluppate per visualizzare i magazine digitali realizzati con DPS. Ad esempio offrendo funzionalità che includano la condivisione sui canali social come Facebook, Twitter e Pinterest, la visualizzazione in anteprima di singoli articoli o di intere edizioni o notifiche push che segnalino ai lettori la disponibilità di nuovi contenuti.

Come dire che la vendita di contenuti dipende in maniera più che proporzionale dalla capacità di coinvolgere i lettori (vecchi e nuovi) in questa nuova esperienza di lettura. Che non è quella del giornale di carta né quella dei contenuti a costo zero dei portali Web. Il futuro dell’editoria, pare chiare, passa (anche) da qui.

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