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FCC e neutralità della rete: lobby internet al potere

L’autorità USA per le comunicazioni deciderà entro quattro mesi se aprire una corsia preferenziale al web. Sarà la fine di internet?

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La Federal Communications Commission, autorità statunitense che gestisce le politiche delle telecomunicazioni nel paese, ha votato in favore della creazione di una doppia corsia della rete, stabilendo così il criterio secondo cui chi vuole navigare più veloce deve pagare di più. La proposta potrebbe seriamente spaccare il mondo di internet in due: da una parte i privilegiati, con un accesso migliore a siti, film, giochi e musica e, dall’altro, i “comuni mortali” che godranno dei contenuti come hanno sempre fatto ma con limiti e paletti.

Il piano della FCC è di terminare il processo di verifica, come spiega il Washington Post , nei prossimi quattro mesi per dare inizio alla nuova era entro il 2014. Il voto favorevole di ieri, scaturito dai 3 positivi dei democratici e i 2 contrari dei repubblicani, non ha ancora messo la parola fine alla vicenda. Tuttavia si tratta di una forte accelerata verso l’adozione di un sistema che da più parti è considerato estremamente pericoloso. In particolare i critici sostengono che un’eventuale decisione favorevole potrebbe sancire la fine della cosiddetta “neutralità della rete”, il principio secondo cui internet e i suoi contenuti dovrebbero essere resi disponibili nella stessa maniera da chi gestisce le connessioni e il traffico.

Ma cosa cambia per l’utente finale?

Al momento ben poco. Secondo la Federal Communications Commission, saranno i fornitori di servizi a dover pagare un prezzo extra a chi rende disponibile la connessione. Facciamo un esempio: negli USA Verizon propone viarie offerte alle persone per abilitarle all’accesso alla rete (l’equivalente di ADSL, fibra, ecc.). Sempre negli USA le aziende che producono contenuti, come Netflix, YouTube, ma anche Facebook e Twitter, entrano nelle case dei consumatori grazie alle autostrade web gestite dalle compagnie di telecomunicazioni, proprio come Verizon.

Se dovesse andare in porto la proposta della FCC, Verizon potrebbe chiedere un pagamento extra ai vari Netflix per offrire agli utenti finali la possibilità di fruire dei contenuti in maniera più “vantaggiosa”, ad esempio senza pubblicità o limiti di tempo per la visione. C’è un però.

Nel momento in cui i big della rete dovranno pagare un sovrapprezzo per aprirsi una corsia preferenziale sul web, è probabile che offriranno agli utenti due tipi di accesso: uno gratuito come ora e un altro a pagamento, proprio per sfruttare internet senza restrizioni.

Come ci spiega in esclusiva Stefano Mele, avvocato dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”: “La proposta della Federal Communications Commission americana crea non poche preoccupazioni. Qualora negli Stati Uniti questa proposta dovesse diventare legge il rischio è di dar vita ad un processo che potrebbe portare allo sgretolamento di una delle principali caratteristiche della rete Internet e del suo maggiore punto di forza: la neutralità. Peraltro, la proposta va contro l'approccio strategico e normativo dell'Unione Europea, che da tempo si batte per una rete Internet aperta a tutti, libera e sicura”.

Una scelta che scontenterebbe molti. Come le piccole aziende che operano sul web, tra cui quelle che offrono contenuti, soprattutto in streaming. La prospettiva è che si verrà a creare una vera e propria lobby composta dai grandi nomi che potranno permettersi di pagare un prezzo extra per la corsia aggiuntiva. Le più piccole, con un potere economico minore, affronteranno maggiori ostacoli nel loro cammino di affermazione, con una relativa diminuzione dell'offerta difficilmente pari a quella della concorrenza. Tutto a discapito dell’utente finale, tra l’incudine e il martello della nuova era post-neutrale.

 
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