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Diritto all’oblio su Google: ecco come fare

Come chiedere a Google la cancellazione di un risultato che riteniamo essere offensivo o lesivo della nostra privacy?

– Credits: maxkabakov/iStock

Il “diritto all’oblio” è il diritto a non essere ricordati per fatti privati ed è stato sancito dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea con la sentenza 131/12: quindi i gestori del motore di ricerca sono responsabili dei dati che appaiono nelle ricerche, e hanno l’obbligo di eliminare le pagine dai risultati (se, ovviamente, ci sono i termini di lesione alla privacy o alla dignità personale).

Certo è che il confine tra il diritto a essere dimenticato e il diritto di cronaca è sottile. Chi sarà a giudicare quale tra i due applicare? La polemica è già iniziata.

Intanto Google, che fino a poco tempo fa operava la cancellazione solo a fronte del provvedimento di un giudice o di un'autorità, si è organizzato e ha aperto una pagina su cui poter fare richiesta di rimozione.

Appena entrati, troverete specificate le norme per la rimozione (che vi conviene leggere attentamente prima di inviare una qualsiasi richiesta). 

E subito sotto questa nota:

“Anche se Google elimina questo sito dai suoi risultati di ricerca, la pagina web esiste ancora e può essere visitata direttamente (tramite l'URL del sito) o trovata utilizzando altri motori di ricerca. Il fatto che si trovi nell'indice di Google indica semplicemente che la pagina esiste sul Web, non che Google la approvi. Ecco perché la soluzione migliore è quella di contattare il webmaster che può rimuovere completamente la pagina.”

Una volta completata la richiesta Google cancellerà la pagina dal motore di ricerca, ma ricordate: la pagina suddetta resterà nel web.

Dovete, nel caso, fare richiesta direttamente al sito che l’ha pubblicata. Altrimente anche se Google la dovesse cancellare, risulterà sempre presente sulla piattaforma madre e presente sugli altri motori di ricerca.

Non dimenticatevelo.

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