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BlaBlaCar, viaggio nella start-up più amata d'Europa

Un treno strapieno, un'idea originale che oggi vale 1,6 miliardi di euro. Frédéric Mazzella racconta i segreti del sito per condividere i passaggi in auto

da Parigi

Per tre giorni e tre notti non è riuscito a chiudere occhio, nemmeno per un secondo: «Continuavo a ripetermi quanto potente fosse quell’idea e a chiedermi come mai nessuno ci avesse pensato prima». L’idea, semplice e utile, era creare un sito dove condividere i viaggi in macchina: chi guida mette a disposizione la sua vettura, indica il tragitto, fissa una tariffa per ogni sedile; chi va nella stessa direzione prenota via internet e l’incontro è fissato. A Frédéric Mazzella, per tutti solo Fred, francese di origini ischitane, occhi vispi, voce appena un po’ flebile e modi affabili, l’intuizione è venuta osservando una strada: era Natale e il treno, strapieno, lo aveva lasciato a piedi, mentre le auto lì accanto sfrecciavano vuote o quasi. «Non potevo acquistare un biglietto per andare sui binari, avrei costruito un modo per sfruttare l’asfalto» racconta.

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Dettagli della sede parigina di BlaBlaCar – Credits: BlaBlaCar

Così, nel 2006, partiva l’avventura di BlaBlaCar. Una corsa che oggi accelera in discesa, considerando che la piattaforma ha sorpassato i 20 milioni di utenti e vale 1,6 miliardi di dollari. Una rarità in Europa, dove sfondare il muro del miliardo è un privilegio riservato a una dozzina di eletti, dal servizio di streaming musicale Spotify a Shazam, l’applicazione per riconoscere le canzoni con il telefonino. Se nel corto elenco ora figura anche la start-up francese è merito di un finanziamento da 200 milioni di dollari arrivati a settembre da investitori americani.

Ad accendere la loro fiducia è stato il calore con cui ovunque viene accolto il sito, approdato in diciannove angoli del mondo, dall’India all’Olanda, dal Messico all’Ucraina all’Italia. Entro Natale sarà il turno del Brasile: «Piace perché, oltre al risparmio, assicura un viaggio nel viaggio. Chi sale a bordo fa amicizia e si arricchisce con le storie dei passeggeri: un’escursione in India, la ricetta di una torta, le ultime tecniche dello yoga. Sugli altri mezzi queste dinamiche non si sviluppano» spiega Mazzella in un inglese fluido nella sede parigina della sua azienda, nel quartiere Pigalle, a pochi passi da Google e dai peccati veniali notturni del Moulin Rouge.

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Frédéric Mazzella, cofondatore e ceo di BlaBlaCar – Credits: BlaBlaCar

Gli uffici occupano due piani di un edificio nero ultramoderno che fa abbastanza a pugni con l’architettura austera dei dintorni, accolgono 250 persone, fondono tocchi di sciovinismo come un bistrot a marchi di fabbrica della Silicon Valley: muri della creatività per far sbocciare le idee, cestini di frutta per la merenda, angoli per il relax con coppia di biliardini e poltrone nane molli d’ordinanza. Sul tetto si apre una vista struggente dalla basilica del Sacro Cuore fino alla Torre Eiffel, attorno alle scrivanie troneggiano i quadri che, in maiuscolo, ricordano i pilastri della start-up: «Non dare mai per scontato. Controlla sempre»; «Fallisci. Impara. Riesci»; «Fatto è meglio che perfetto».

Pragmatismo in pillole: «Non ha senso dannarsi a limare le minuzie chiusi in un garage. Meglio lanciare un servizio, vedere la reazione delle persone, poi correggere quello che non funziona» dice il ceo 39enne, che sembra aver ragionato su ogni dettaglio. Agli utenti del sito non servono autorizzazioni e licenze speciali perché, di fatto, è come ospitare in macchina un parente o un amico; non occorre che emettano ricevute e fatture, poiché si muovono nel terreno dei rimborsi spese: «Nessuno deve guadagnarci. Chi ci prova, per esempio usando un van al posto di un’auto, viene beccato: è garantito. È subito espulso e non può più iscriversi» assicura serio Mazzella. Che a differenza di Uber non ha mai scatenato l’ira dei tassisti: «Il 95 per cento delle corse è superiore ai 75 chilometri. E in media un chilometro prenotato sulla piattaforma è pagato circa 6 centesimi. Non sfioriamo quel business. Non conosco nessuno di loro disposto a lavorare per certe cifre».

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Un'immagine del quartier generale parigino di BlaBlaCar – Credits: BlaBlaCar

Figlio di due professori, uno di matematica e l’altra di filosofia, due master d’élite nel curriculum, in informatica in California, a Stanford, in fisica alla Scuola normale superiore di Parigi, all’attivo tre anni di esperienza alla Nasa («però non sono andato nello spazio» precisa schermendosi), Mazzella ha preferito alle certezze del lavoro fisso il brivido del salto in lungo nel vuoto. L’azzardo di ricominciare da zero, all’inizio senza pagarsi nemmeno lo stipendio: «I miei genitori non mi hanno mai sconsigliato di farlo» racconta «ma la loro preoccupazione era evidente. Ricordo quando mia madre mi disse che se le cose fossero andate storte la mia stanza e il mio letto erano sempre lì, a casa ad aspettarmi».

Invece, a un tratto, la sua intuizione ha dimostrato di avere muscoli e stoffa: la svolta è arrivata nel 2011, con il lancio del pagamento del viaggio on line e in anticipo. Prima i passeggeri si scambiavano i contributi in contanti: «Ma nel 30 per cento dei casi non si presentavano all’appuntamento con una scusa qualsiasi. Potevamo vantare il record assoluto di nonne e cani ammalati» scherza Mazzella. Le aveva provate tutte: la verifica dell’e-mail, del numero di cellulare, un sistema di giudizi e stelline per valutare l’affidabilità degli iscritti. Ma niente ha funzionato come incentivo quanto la paura degli utenti di perdere il loro denaro. «Di colpo le defezioni sono crollate al 3 per cento». Era l’uovo di Colombo: BlaBlaCar, che trattiene una percentuale su ogni transazione, aveva scovato il meccanismo per cominciare a incassare. In più offriva solidità e prospettive ai finanziatori: «Le persone vogliono un servizio che funzioni. Chi comprerebbe qualcosa da Amazon sapendo che esiste un 30 per cento di possibilità di non ricevere nulla?».

Nel nostro Paese, dove la start-up ha un ufficio a Milano e dieci impiegati, il servizio cresce in modo continuo. Ad agosto rispetto a giugno i viaggi settimanali sono aumentati del 76 per cento tra Torino e Milano, del 71 per cento tra Milano e Firenze e del 65 per cento tra Bologna a Roma. Giusto per fare un esempio, nella tratta tra il capoluogo emiliano e la capitale, un passaggio costa anche meno di 20 euro contro i 75 medi che si spenderebbero tra pedaggio e carburante usando la propria auto, mentre in treno la tariffa intera parte da 49 euro.

A proposito di Italia, qualche settimana fa il ceo di BlaBlaCar è stato per la prima volta a Ischia, il luogo di nascita del suo bisnonno. Per ricordare com’è andata prende dal tavolo il telefonino che per un’ora abbondante non ha mai smesso di pigolare, illuminarsi, vibrare. Apre la mappa dell’isola e indica due strade quasi parallele: «Guardi» dice «ecco via Leonardo Mazzella e via Michele Mazzella. E poi: l’autonoleggio dove abbiamo affittato la macchina si chiamava Mazzella, come il vino che abbiamo bevuto. È stato assurdo». Appurato con certezza dove affondano le sue radici, resta da chiedergli se ha capito cosa gli hanno fatto crescere dentro: «Forse» risponde «la capacità di non procedere sempre diritto, di deviare dai percorsi sicuri e spingersi un poco oltre il limite». La filosofia migliore per chi non bada troppo alla strada già fatta, ma a quanto lontano lo potrà portare.

 

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