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Viaggio dentro il futuro di Airbnb

Siamo entrati nella sede del sito di riferimento per alloggiare in casa altrui. Scoprendo come sta per cambiare il modo di vivere una città sconosciuta

da San Francisco

Per stringere in un colpo d’occhio quale superpotenza sia diventata Airbnb, basta lasciarsi alle spalle il Civic Center di San Francisco con la troneggiante cupola della City Hall e trovare il civico 888 di Brannan Street. Impresa da niente, visto che l’indirizzo è appeso a caratteri cubitali su un palazzone rigoroso, slanciato, addolcito da accenni di decorazioni neoclassiche. Una volta dentro il quartier generale della piattaforma leader nelle prenotazioni di abitazioni di privati, non resta che montare su un ascensore e affacciarsi a una qualsiasi ringhiera.

Ecco, di botto, pararsi davanti quattro piani di uffici pieni di ragazzi in maniche corte, ragazze sorridenti vestite in modo casual, cani (sono ammessi), divani, lampade e credenze. Un brulicare di circa 500 persone che, dal dicembre del 2013, occupano quella che è l’antitesi di un ufficio tradizionale. 

Le scrivanie ci sono, ma sono mobili verso l’alto, per consentire di lavorare in piedi e non rimanere ancorati ai tavoli; esistono tanti spazi comuni - quasi esagerati quelli dedicati al cibo, gratis per impiegati e loro ospiti da colazione a cena - che ricreano un parco con corredo di sdraio, una roulotte con cucina, una casa sull’albero, una libreria semibuia, una saletta con luci psichedeliche e altre stramberie riprodotte in modo identico alle proposte più stravaganti, originali o eleganti pubblicate sul sito. Così, qui, è sempre come stare a casa altrui.

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L'interno della sede di Airbnb a San Francisco – Credits: Airbnb

Ma il più suggestivo rimane il salotto con divano extra large, uguale alla stanza in cui nell’agosto del 2008 Airbnb fu pensato e concepito. Nacque dall’idea, e dal bisogno di soldi, di un paio di amici squattrinati che immaginarono si potesse arrotondare ospitando viaggiatori a pagamento. Oggi quell’intuizione è un colosso presente in 34 mila città di 191 Paesi. Esatto: 34 mila. Raccoglie due milioni di indirizzi che sono già stati prenotati da 80 milioni di persone. Ha insomma superato portali storici e parecchio più longevi che vendono notti in alberghi e dintorni.

Ma se Airbnb ha invitato Panorama.it in esclusiva per l’Italia nella sua sede, non è per esibire forza o per celebrare il passato. Oggi è un giorno importante per il cambio di passo che si sta per compiere e che punta tutto sull’applicazione mobile, che verrà gradualmente aggiornata e arricchita di funzioni inedite e interessanti. Il filo rosso logico è mettere ordine nella sovrabbondanza, sistematizzare una dispersione di un’offerta che non accenna tentennamenti o arresti di crescita.

«Vogliamo far incontrare l’ospite giusto con il padrone di casa più adatto a lui. Dare modo a chiunque di trovare la casa dei suoi sogni, o almeno in linea con lo spirito di quel singolo viaggio» riassume Joe Zadeh, vicepresidente del prodotto. È qui da sei anni, tutti lo chiamano Joebot: Apple Watch al polso, camicia fuori dai pantaloni, tono cordiale e modi formali quanto basta, è un ingegnere, uno dei primissimi a essere assunto da Brian Chesky e compagnia quando l’ufficio era ancora una camera da letto in un appartamento sobrio di San Francisco.

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L'esterno della sede di Airbnb a San Francisco – Credits: Airbnb

Joebot ha visto la creatura nascere e crescere, sa benissimo in che direzione sta puntando. Meglio ancora, con chi intende rivaleggiare. Il grande nemico, se così si può definire, è il turismo di massa. «Genera la sensazione» ragiona Zadeh «di perdere quel senso di appartenenza, di autenticità, che il fatto stesso di essere altrove dovrebbe accendere. Si va negli stessi posti, si spreca un sacco di tempo in fila». Insomma, si ubbidisce a un canovaccio che ha l'odore neutro e un po' stantio del preconfezionato.

Per congiungere teoria e pratica, mostra sullo schermo una mappa di Boston. Le strutture alberghiere, tutte o quasi, sono concentrate in una piccola area, quella che raggruppa le attrazioni segnalate ai turisti dalle reception degli hotel. Stanche abitudini, cantilena immutabile. Le case su Airbnb sono invece sparse ovunque. «Vogliamo dare modo a chi ci sceglie di vivere come se fosse un local, uno del posto». 

Tirando le somme, il problema è doppio. Da una parte si tenta di portare i visitatori lontano dai soliti binari, qualora questa sia la loro intenzione. Dall’altra occorre però far scoprire loro la zona, il quartiere più vicino ai loro gusti e interessi. Perché sarebbe un dannoso cortocircuito se una placida coppietta finisse in una strada popolata da club con la musica sparata a tutto volume fino alle quattro del mattino o un poker di giovani scalmanati approdasse in un’area di sonnacchiosi pensionandi.

«Ogni chilometro ha una magia nascosta, che vogliamo rivelare. Dando modo a chi ci sceglie di vivere come se fosse uno del posto» - Joe Zadeh, vicepresidente del prodotto di Airbnb

L’uovo di Colombo passa per i bit: «Siamo una compagnia tecnologica» scandisce Joe lucidando il suo curriculum da ingegnere «e fino a oggi abbiamo raccolto 11 petabyte di dati di abitudini di viaggio. In modo esplicito e silente. La nostra piattaforma ha imparato a imparare dai suoi utenti». Un efficace gioco di parole, che si può facilmente verificare dopo aver effettuato un qualsiasi soggiorno su Airbnb.

Al momento di lasciare una recensione, è come se il sistema ci chiedesse di «taggare» la soluzione da noi scelta indicando per esempio se la zona è residenziale, tranquilla, per famiglie; se l’alloggio è centrale, isolato, comodo per i mezzi pubblici, nei pressi di ristoranti e negozi, vicino alla vita notturna; se tra le caratteristiche che spiccano ci sono un’ottima rete Wi-Fi, un bagno o un letto lussuosi, un parcheggio comodo, una cucina accessoriata. Ancora, se è adatto a una fuga romantica, a un viaggio di lavoro, a un momento di relax o a esplorare la città.

Un flusso di informazioni convogliate nella nuova intuitiva interfaccia della app che, in un primo momento in alcune città, Roma e Venezia incluse, consentirà subito di circoscrivere il campo per numero di ospiti, presenza di animali, posti letto e camere richieste, tipo di proprietà desiderata (si possono indicare castelli e barche, per dire), caratteristiche del vicinato e del quartiere. Il tutto con un linguaggio curato nei minimi dettagli e nelle sfumature, per essere facilmente riconoscibile, non fraintendibile: «Per dire, abbiamo scelto vivace anziché trendy, perché trendy è un termine abbastanza vago».

Non è finita. In 691 quartieri di 23 città, ma lo spirito sembra quello di estendere e parecchio questo numero, saranno disponibili foto e contenuti esclusivi, per cogliere subito il senso visivo di questi abbinamenti. Ecco che, se a Londra si cercherà una zona residenziale appariranno immagini e descrizione di Kensington, qualora si fosse più indirizzati sulla vita notturna il risultato sarà Soho. Abbinamenti non strabilianti, è vero, ma la City è una meta nota. Provate a immaginare quanto torni utile in un luogo sconosciuto. Senza uscire mai dalla app, consultare siti web, articoli di riviste specializzate o guide cartacee.

Di più. A oggi la piattaforma ha raccolto circa 3 milioni di raccomandazioni dai suoi host. Intanto in 40 città, Roma inclusa, convoglieranno in «Guidebooks», almanacchi di dritte smarcate dai soliti circuiti. «Dal ristorante giusto per i vegetariani» spiega Joebot «al museo inaspettato, fino al club di jazz adorato dai locali ma non segnalato da nessuna parte. Ogni chilometro ha una magia nascosta e noi vogliamo rivelarla».

Ecco raccontato in modo esplicito il nuovo corso di Airbnb. Che ha iniziato ampliando a dismisura l'offerta di alloggi nel mondo, ora vuole cambiare il modo di viaggiare. O quantomeno renderlo meno standardizzato, personalizzato, più autentico.

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