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Intel e Mobileye: 15 miliardi di dollari (e il futuro dell’auto)

Investimento pesante che guarda al futuro: dalle vetture a guida autonoma arriveranno grandi opportunità di mercato. Anche per i produttori di microprocessori

L’operazione è degna di nota e non solo per le cifre in ballo. Sul piatto, oltre a 15,3 miliardi di dollari, c'è infatti il futuro dell’auto. Intel ha acquistato Mobileye, il che significa che il più importante produttore di chipset al mondo ha deciso di accaparrarsi una delle più promettenti realtà nel mondo delle tecnologie per la guida autonoma.

Non solo Tesla
Mobileye è balzata agli onori delle cronache per aver sviluppato il sistema di visione che ha permesso a Tesla di realizzare il suo personalissimo pilota automatico (in realtà, come abbiamo avuto di spiegarvi, si tratta di un sistema di guida assistita e non di guida autonoma). Ma non solo. La società israeliana fondata nel 1999, ha accordi con quasi tutti i principali produttori auto (fra questi anche Volkswagen, BMW General Motors e Honda) per lo sviluppo di soluzioni più o meno intelligenti destinate al futuro della mobilità.

Un occhio alla strada e l'altro nell'abitacolo
Già oggi queste tecnologie, spiega la stessa azienda sul suo sito Intenet, sono in grado di avvisare l’automobilista in caso di pericolo (ad esempio nel caso del superimento della linea della carreggiata) o di intervenire attivamente sullo sterzo e sulla frenata. Ciò è reso possibile da un paricolare sistema di computer vision che combina la visione a 360 gradi della strada (mediante fotocamere, radar, sonar e tecnologia laser di rilevamento) con l’elaborazione effettuata da un chip dedicato (EyeQ).

Le auto? Dei server a quattro ruote
Per quanto stratosferico, l’investimento di Intel appare dunque giustificato. Le auto - come ha avuto modo di sottolineare lo stesso numero della società, Brian Krzanich - sono ormai dei veri e propri server con le ruote. Destinati, in un futuro ormai prossimo, a scambiare quantità di dati nell'ordine degli svariati terabyte al giorno (1 terabyte, lo ricordiamo sono 1.000 gigabyte). Non è un caso che gli analisti abbiano già scommesso su un futuro a tinte rosee per tutto il settore dei sistemi e dei servizi legati al mondo dellle auto connesse: si parla di 25 miliardi dollari entro il 2025, 70 miliardi entro il 2030.

Un mercato che fa gola a tutti
È facile supporre che sulla decisione di Intel abbiano influito anche le recenti mosse della concorrenza. Qualcomm, forse il principale rivale di Intel nel settore dei microprocessori, ha da poco acquisito NXP Semiconductors, società specializzata nella produzione di chip per automotive, domotica, sistemi integrati e, più in generale per il mondo IoT; Samsung questa settimana ha ufficializzato l’accordo con Harman Kardon per l'acquisto delle cosiddette “connected tecnology”, presenti già su 30 milioni di veicoli nel mondo.

Di certo Intel ha compreso che quella dei sistemi intelligenti a bordo auto sarà una delle prossime frontiere di sviluppo (e di business) per chi produce microprocessori. Essere sul pezzo oggi significa avere tutte le carte in regola (e gli accordi) necessari per alimentare il mercato nel momento in cui le auto che si guidano da sole saranno una realtà di fatto. Ma significa anche smarcarsi definitivamente da un settore - quello dei semiconduttori per il mondo PC - che ormai non tira più come un tempo.

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