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Google, le richieste di censura politica aumentano a vista d’occhio

In sei mesi il numero di richieste di censura avanzate dai governi a Google è raddoppiato, e tra i maggiori censori figurano anche insospettabili paesi europei

Google censura politica

– Credits: KLW NFC @ Flickr

Sessantuno dalla Francia, 96 dall’Italia, 307 dalla Spagna, 847 dal Regno Unito, 1723 dalla Germania e 5192 dagli Stati Uniti. Queste cifre corrispondono al numero di contenuti Web di cui è stata richiesta la rimozione a Google nel secondo semestre del 2011. C’è un po’ di tutto, dai video caricati su YouTube ai singoli post nei blog, contenuti considerati illeciti (o scomodi) che hanno portato le Corti e le agenzie governative di questi paesi a chiederne l’oscuramento dall’ecosistema sorvegliato di Google.

Non è questa la novità. Nel caso non lo sapeste, Google da anni risponde a richieste di censura da parte di Governi e detentori di copyright, e dal 2010 ne tiene traccia attraverso uno strumento chiamato Google Transparency Report. La vera notizia è che nel diramare i dati relativi al semestre che intercorre tra luglio e dicembre 2011, Google ha denunciato un significativo aumento nel numero di richieste avanzate dai governi, che sarebbero più che raddoppiate negli ultimi sei mesi. Tra queste, spiccano tentativi di censura politica che a volte provengono dalle più “democratiche” tra le nazioni del mondo occidentale.

Quando abbiamo lanciato il Google Transparency Report, nel 2010, avevamo notato che le agenzie governative di diversi paesi a volte ci chiedevano di rimuovere i contenuti di tipo politico presenti nei nostri servizi.” si legge nel post ufficiale sul blog di Google “Speravamo si trattasse di un’aberrazione Ma ora sappiamo che non è così. È il quinto data set che pubblichiamo, e come tutte le altre volte, ci è stato chiesto di eliminare contenuti politici. Questo è allarmante non solo perché la libertà d’espressione è a rischio, ma perché alcune di queste richieste arrivano da paesi insospettabili.

Paesi insospettabili come la Spagna, che nell’ultimo semestre del 2011 ha avanzato 25 richieste per la rimozione di oltre 270 post che facevano riferimento a personaggi pubblici come politici e sindaci. O come il Canada, dove il Governo ha richiesto la rimozione di un video da YouTube poiché inquadrava un cittadino intento a urinare sul proprio passaporto per poi affidarlo allo scarico del cesso.

Nel vedersi avanzare simili richieste, Google ha spesso risposto picche, rimandando al mittente le pretese di Spagna, Canada e di una serie di altri paesi che sembrano aver deciso di sfruttare Google come spazzino politico per il Web. Naturalmente, diverse richieste sono state accolte. In primo luogo quelle relative alla rimozione di materiale piratato (97%) e quelle originate da provvedimenti giudiziari (65% delle richieste accolte). Le agenzie governative tedesche, ad esempio, avevano richiesto l’oscuramento di video contrari alle leggi per la protezione dei minori, Google ha accettato di oscurare i contenuti in Germania, un tipo di censura geolocalizzata che ricorda i provvedimenti preventivi adottati da Twitter a gennaio.

A giudicare dai dati più recenti forniti dal Google Transparency Report, pare che a Mountain View sappiano come distinguere tra le richieste legamente pertinenti e i tentativi di censura politica. Tuttavia, la quantità di richieste di censura avanzate di recente dai governi, porta a chiedersi se sia davvero la soluzione migliore affidare a Google il potere di operare una distinzione così delicata.

Insomma: siamo sicuri che Google abbia gli strumenti necessari, e possa vantare una sufficiente imparzialità, a giudicare su supposti casi di terrorismo, molestia o diffamazione?

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