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CBS & CNET: reggono le accuse di pirateria da FilmOn

Una storia complessa e apparentemente assurda che inizia qualche anno fa; e una apparente "vittoria per gli artisti" contro un nome importante dei media, che però pone seri dubbi per chi distribuisce software P2P

FilmOn vs. CBS/CNET (Credit: Nicola Battista)

Era il 2008 quando per la (non) modica cifra di 1,8 milioni di dollari, CBS Interactive si aggiudicò il gruppo CNET, una presenza leader tra i media online, con siti come Download.com e la seconda versione di un nome storico: Mp3.com.

Al di là della cifra sborsata, la nuova CBS si faceva largo nella Rete conquistando posizioni importanti. Ma senza rendersi conto di essersi cacciata in un potenziale pasticcio.

CBS/CNET, tramite i vari siti in suo possesso, ospitava e distribuiva software peer-to-peer che come è noto possono essere utilizzati anche (ma non solo) per la distribuzione di materiale coperto da copyright.

Fin qui nulla di clamoroso, senonché oltre a distribuire download di BitTorrent o Mp3Rocket, i siti legati a CBS provvedevano a recensire i vari software e - nel farlo - ad andare forse un po' troppo in là. Schermate che mostrano titoli di brani musicali o altri lavori evidentemente coperti da copyright, tutorial forse un po' troppo dettagliati. Insomma, qualcuno ci ha visto una sorta di favoreggiamento, se non di istigazione, alla pirateria.

Alki David , fondatore di FilmOn , titolare di copyright e rappresentante di un gruppo di artisti, aveva già tentato senza troppo successo di scagliarsi contro CNET sin dallo scorso anno; ritirandosi ma solo apparentemente , promettendo di tornare alla carica assieme ad altri e con migliori argomentazioni, cosa che è puntualmente successa alla fine del 2011 .

La difesa di CBS/CNET invocava quindi il Primo Emendamento: recensire applicazioni è parte della libera espressione degli autori di quegli articoli, non si può essere certo citati per violazione di copyright per aver recensito un programma.

Il Giudice Dale Fischer ha invece visto la cosa in un'ottica diversa ; la combinazione tra distribuzione dei software e loro recensione con illustrazione dei possibili utilizzi "pirateschi" è stata fatale per CBS; ecco un estratto del testo: "non sarebbe stato difficile evitare una responsabilità fornendo solo contenuto editoriale senza distribuire il software o distribuire il software senza dimostrarne o promuoverne l'uso al fine di violare copyright".

Anche se cadono due capi d'accusa su tre, resta così in piedi un imbarazzante "contributo materiale alla violazione di copyright" che sa di vecchio caso Napster. Una cosa che sembrava ormai superata, in un certo senso.

Per David, CBS/CNET continua a distribuire milioni di copie di software P2P che potrebbero indurre alla pirateria, ma non solo: CBS avrebbe anche postato link diretti - e questo sarebbe decisamente più grave - a un gran numero di brani musicali tutelati.

Eppure, lo stesso David non è un santo, e tutta la vicenda può essere vista come una specie di vendetta incrociata: nel novembre 2010 proprio CBS - con altre major televisive tra cui NBC, Fox e Disney - aveva citato in giudizio FilmOn , rea di aver ritrasmesso online contenuti televisivi dei network statunitensi, senza permesso. Il caso si era abbastanza rapidamente volto a favore dei network e da lì David aveva reagito scagliandosi contro l'"ipocrisia" di chi a sua volta avrebbe commesso violazioni di copyright anche su più vasta scala.

In una situazione del genere, tutt'altro che risolta e con ancora molti possibili colpi di scena dietro l'angolo, è difficile decidere da che parte stare: può sembrare positivo che un gruppo di artisti riesca a spuntarla contro un colosso del web che potrebbe aver passato un po' i limiti. Appare però davvero insolita - se non inquietante - la visione del Giudice Fischer, che mette a repentaglio la distribuzione stessa di tanti software che hanno una miriade di utilizzi leciti.

Per esempio, ora anche alcuni file interamente di pubblico dominio di archive.org possono essere scaricati e condivisi tramite torrent, invece di rivolgersi al sito web o all'FTP, spesso intasati da altri utenti.

I "pirati" veri dopotutto dovrebbero essere altra cosa. O no?

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