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Call of Duty, in Italia il cattivo avrà la voce di Giancarlo Giannini

La star del cinema italiano doppierà uno dei protagonisti di Black Ops II, il nuovo capitolo del videogioco di guerra dei record che arriverà nei negozi il prossimo 13 novembre

Raul Menendez tira fuori lo sguardo più torvo che può, aggrotta la fronte, poi scandisce con tono deciso e lugubre: «Questo è solo l’inizio». Raul Menendez, in fondo, è quello che sembra: un uomo carico di rabbia e di carisma, un personaggio chiave di Black Ops II, il prossimo capitolo del videogioco di guerra per eccellenza, Call of Duty. Un cattivo in puro stile cinematografico che in Italia avrà ancora maggiore spessore: a prestargli la voce, infatti, sarà Giancarlo Giannini, icona indiscussa del nostro cinema, con alle spalle numerose esperienze di successo anche all’estero.

Giannini si è buttato in questa avventura, in questa prima incursione nel mondo dei videogame, con grande curiosità. Al momento del doppiaggio le sequenze definitive non erano ancora disponibili (il gioco arriverà nei negozi solo il prossimo 13 novembre), dunque l’attore si è divertito a decidere intonazione, impostazione dei dialoghi e tutti gli altri dettagli della sua performance basandosi sull’ampiezza dell’onda sonora delle battute dell’originale americano. E il risultato, almeno sulla base delle sequenze che abbiamo potuto visionare, è davvero notevole. «Ma non è stato difficile» si schermisce Giannini: «Ho studiato elettronica, la materia la conosco. E poi è stato divertente avere più autonomia, avere la possibilità di inventare gli atteggiamenti, di immaginare le espressioni del mio personaggio».

Sul grande schermo Giannini ha interpretato diversi ruoli, ma quelli del cattivo lo hanno spesso affascinato. «Nel film L’innocente di Luchino Visconti» racconta «ho dovuto ammazzare un bambino. Senza arrivare a tanto, in generale il bello del cinema è che ti permette di calarti in delle situazioni estreme, lontane dagli schemi della vita reale». Cinema che ormai è un mondo sempre più vicino all’universo dei videogiochi: la storia di Call of Duty è stata scritta da David Goyer, lo sceneggiatore di Batman e del reboot del prossimo Superman. E in tanti ricorderanno che il capitolo precedente dello sparatutto, Modern Warfare 3, ha sfondato la soglia di un miliardo di dollari di incassi più velocemente di un kolossal dei record come Avatar.

«Black Ops II, come gli altri capitoli della serie, ha una forte impostazione filmica. Anzi, meglio, permetterà di vivere un vero e proprio film» spiega Carlo Barone di Activision, senior brand manager di Call of Duty. Che snocciola le cifre della saga: 100 milioni di copie vendute, 2 milioni solo in Italia, e 40 milioni di giocatori on line ogni mese. «È come se una singola nazione» fa notare Barone «si desse appuntamento nello stesso luogo per condividere una passione».

Negli anni Call of Duty ha saputo rinnovarsi mutando ambientazioni ed epoche storiche, giostrando tra presente, passato e futuro. Ma mantenendo invariata la modalità coinvolgente di gioco e facendo ruotare la vicenda intorno a tanti eroi. Buoni e cattivi, comunque esemplari. Raul Menendez è chiaramente uno di questi. «Anzi» anticipa Barone «a lui è stato dedicato un capitolo a parte, ambientato agli inizi degli Anni Ottanta. Scopriremo perché è così arrabbiato, perché è diventato quello che è». E Giancarlo Giannini contribuirà a renderlo più credibile ancora. «Non penso che solo perché stiamo parlando di un videogioco ci sia meno realismo rispetto al cinema» dice l’attore. «Anche davanti alla macchina da presa è tutto virtuale. A volte non c’è nemmeno la scenografia. C’è un posto per dire una battuta, un altro posto per dirne un’altra. Il bello, in compenso, è che si può sempre improvvisare e dare sfogo alla propria fantasia. Una volta Marlon Brando mi disse che il suo segreto era non leggere il copione…».

Giannini, peraltro, non è un grande fan della tecnologia (va in giro con un BlackBerry con il vetro del display rotto), ma non la vede con diffidenza. «Penso all’evoluzione del cinema stesso. Siamo partiti dalla fotografia, poi siamo passati alle immagini in movimento, al digitale. Dentro ci metto anche il telecomando: che ha permesso agli spettatori, premendo un solo pulsante, di decidere cosa vedere e non vedere. La tecnologia può rendere anche superfluo il lavoro di doppiaggio, una macchina può tranquillamente riprodurre delle parole». Ecco, forse quest’ultimo punto è l’unico su cui si può non essere d’accordo: le emozioni che trasmette una voce come quella di Giannini sono qualcosa di irriproducibile. Anche se a parlare è un cattivo digitale come Raul Menendez, che sparge vittime e scompiglio in mezzo a una nuova (e speriamo molto improbabile) Guerra Fredda tra Usa e Cina nell’anno di grazia 2025.

Twitter: @marmorello

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