Musica

La mia Scala sociale, per salvare i bimbi anche con la musica

Via lo Stato, dentro i privati e tagli dei costi. Le idee di Alexandre Pereira, nuovo sovrintendente del tempio della lirica milanese

Il Teatro alla Scala a Milano (Credits: ANSA / MATTEO BAZZI)

"O si rivedono le idee artistiche, o si cercano partner. Altre soluzioni, non ne vedo". È drastico Alexandre Pereira, il sovrintendente che negli ultimi due anni ha rilanciato il Festival di Salisburgo. Ma è anche felice, della nuova sfida che ha accettato poche settimane fa: da settembre sarà a Milano, al vertice della Scala.

Pereira, 65 anni, viennese di ascendenze portoghesi, è stato scelto dopo una competizione durissima per la sua capacità di combinare ad altissimo livello qualità artistiche, manageriali e promozionali. Oltre a uno stipendio ridotto del 30 per cento rispetto al suo predecessore Stephane Lissner, Pereira ha rinunciato all’appartamento di dotazione. Motivi già più che sufficienti per renderlo simpatico...

Pereira, il suo è sano pragmatismo o l’arte per l’arte è finita davvero?
Dai tempi di Théophile Gautier (poeta, scrittore e critico francese della seconda metà dell’Ottocento, ndr) di acqua ne è passata. Oggi la sponsorship è fondamentale per mantenere programmi di alto livello. Ma io preferisco parlare di mecenatismo.

Quanto costa una produzione del livello di Salisburgo?
Tra 800 mila e 1 milione di euro. Lo stato non può farcela. E allora che facciamo?Lo dica lei.In Austria lo stato non cambia le regole dal 1998. Vuole fare tutto, dall’arte all’università, alle materie sociali. Ma è impossibile. Per fortuna è cresciuta una nuova solidarietà, tra governo, istituzioni culturali e privati. Lo stato accetta perché è in difficoltà. Anche se fa discriminazioni...

In che senso?
L’aumento del costo del lavoro in Austria è stato del 2,5 per cento. Lo stato lo ha riconosciuto a tutte le categorie di lavoratori tranne a quelli artistici. Anche se l’arte porta molti soldi alle casse dello stato.

Lei quanti ne ha portati?
L’anno scorso il Festival ne ha portati 36, contro 5 ricevuti!

E lei quanti fondi da mecenati ha trovato?
Per ora 17, ma sto trattando con due istituzioni importanti asiatiche. Quando sono arrivato erano 8, su 63 di budget.

Caro, però.
Molto. Del resto 260 performer in sei settimane... Però è un problema di valori e di organizzazione di valori.

Si spieghi meglio.
Io vengo da una famiglia di banchieri, che ha ospitato musicisti come Haydn e Mozart. Per quella borghesia, investire in cultura era normale, perché non ci si aspettava tutto dallo stato, soprattutto quelle cose di cui non potevano fare a meno, come la buona musica. Oggi i privati devono uscire dalla mentalità che la musica è mantenuta dalle loro tasse, perché una vita senza musica di qualità non ha senso.

Lei sembra preoccupato.
Lo sono, e molto. Soprattutto per l’educazione musicale europea, che è affidata alle persone, agli individui isolati. Pochi in Europa ormai sanno cosa significhi suonare in un’orchestra. Pensi che si riducono addirittura i cori, in Europa. Invece la musica migliora la vita, anche economica, soprattutto delle famiglie e dei bambini meno abbienti, come dimostra da 40 anni El sistema di José Antonio Abreu (il modello didattico ideato in Venezuela, basato sull’educazione musicale gratuita, ndr), che sostengo da sempre e che ho invitato a Salisburgo quest’anno assieme a 400 bambini dal Venezuela.

Ma la sensazione è che solo i ricchi possano vivere la grande musica. Almeno a giudicare dal prezzo dei biglietti.
Qui il 59 per cento dei biglietti è sotto i 100 euro. Ma per finanziare questi prezzi e i concerti straordinari ci vogliono anche biglietti carissimi. Quest’anno abbiamo fatto 283 mila ingressi di cui, a oggi, oltre il 90 per cento è stato venduto. Con l’idea del pre-festival, dedicato alla musica sacra delle diverse religioni, abbiamo venduto l’87 per cento di biglietti in più.

Che cosa farà alla Scala?
Porterò il mio metodo. Con particolare attenzione al programma, che è già di alto livello, e all’educazione musicale dei bambini, che anche in Italia mi pare molto triste, molto tralasciata.

Si prende l’impegno? Lo ricorderemo.
Si possono dire molte balle nella vita. Alla fine del percorso vedremo e giudicherete quante ne ho dette. A me interessa che giudichiate cosa avrò fatto davvero. Per la Scala e per i bambini italiani. Specialmente delle periferie

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